Prendo a prestito per questo post il titolo del famoso diario di Cesare Pavese. Lettura per me ormai di molti anni addietro. E' faticoso vivere, ed è un vero mestiere. Si impara giorno dopo giorno, soprattutto dai propri errori. soprattutto perchè poi si tende a ripeterli. Se si sopravvive, se piano piano, solo un poco ci si migliora, se... se... se...
Ci sono migliaia di possibili "se" nel giornaliero esercizio di emettere e immettere aria nei polmoni, nel faticoso "mestiere di Vivere". Pavese scelse in un triste giorno di Agosto di scrivere le ultime righe della sua vita (credo fosse il ventisette, ma potrei sbagliare) : "Non più parole, non un gesto. Non scriverò più".
Quando ero ragazzo tutto questo mi affascinava, e ancora oggi ritengo che ognuno di noi - in determinate condizioni - abbia il potere di scegliere cosa fare della propria personale esistenza. Se come dove quando terminarla, se è il caso.
Avendo però, meditato approfonditamente e da vicino sul concetto, seppur consideri il sucidio una legittima scelta, oggi non la ritengo una scelta giusta. La ritengo una scelta innaturale, frutto di un pensiero non sano.
Innaturale perchè se fosse naturale, potremmo spegnere per sempre il nostro corpo senza problemi in qualsiasi momento. Invece no. Morire non è facile. Ci si deve avvelenare, ferire, colpire. altrimenti non si muore.
Frutto di pensiero non sano perchè, nonostante tutto, continuo a trovarmi daccordo con Rossella O'Hara; e cioè, domani è sempre un'altro giorno. Perchè così è. Non vedere il domani lo considero quindi un pensiero non sano. Nato in un momento sbagliato, da mente sofferente. Incapace di alleviare la propria sofferenza. Carente degli strumenti necessari per alleviare la propria sofferenza. Tutti possiamo avere di questi pensieri. Trovarci in momenti "malati". Sono poi gli strumenti che abbiamo a disposizione a salvarci o meno.
Sono solo le mie povere opinioni, naturalmente.
E' di questi giorni la notizia del sucidio di Roberta Tatafiore. A tanti questo nome non dirà molto, ai lettori del Manifesto qualcosa di più, alle ormai mature ex lettrici di Noi Donne qualcosa ancora di più. Era una donna intelligente, una brava giornalista, una storica femminista. Personalmente ho avuto modo di incrociarla, ma solo di sfuggita, per lavoro, avendo nella vita raccolto pubblicità anche per il mensile "Noi Donne" ( e ne vado orgoglioso), e di leggerne gli interventi sul Manifesto. Non mi era affatto ignota, insomma. L'area culturale è la sinistra romana.
Mi ha colpito la modalità del suicidio. Meditato, studiato. Costruito in maniera letteraria. Pensato e seguito passo passo come proposito e documentato con un diario. Credo pure con un inconsapevole gruppo di incontro tra donne.
Tragico.
Ma credo che il più tragico debba ancora venire. Perchè questa innaturale fine, sicuramente figlia di un dolore, ha già oggi, per i caratteri con cui si è manifestata, e per l'area culturale in cui si è manifestata, tutte le carte in regola per travalicare il semplice malessere personale, e diventare invece manifestazione culturale.
Io spero di no. Spero che rimanga invece solo la tragica fine dell' irrisolto malessere di un essere umano che per motivi personali, da comprendere con umana pietà, non è stato capace di superare i propri problemi.






