giovedì, 15 gennaio 2009

Il politico lo fiuta nell'aria, il tempo delle Erezioni.  Deve essere qualcosa di chimico, tipo il livello di testosterone. Lo vedi agitarsi, il politico. Con l'occhio leggermente più acceso del solito, è ben disposto, cordiale; trasuda voglia di vicinanza. E allora capisci che siamo in epoca di Erezioni.

Il politico le ama e le odia insieme, le sue erezioni. Non ha un buon rapporto con se stesso. Forse qualche trauma nella sua infanzia politica ha lasciato il segno. Sarà stata quella volta che senza volere ha assistito alla prima erezione... si sà, la visione dell'atto primario può lasciare il segno. Le ama e le odia. Potrà godere durante le erezioni? Oppure rimarrà deluso? E poi, comunque, è solo un atto fugace. Certo non è vero amore, questo è sicuro. Come potrebbe essere vero amore, così, una volta ogni tanto. Suvvia, sono solo erezioni.

Il politico durante il tempo delle Erezioni viene spesso. Lo trovi ovunque, è sempre presente. Ma lui vorrebbe comunque venire di più. Tanti, interessati e  molti non sinceri lo esortano, lo spronano a venire. Ma lui non può essere dappertutto. Non ce la fa a venire per ogni richiesta. E allora si fa attendere. Dà gli appuntamenti, poi non però non riesce a venire. E tutti a domandarsi: ma verrà? Non verrà? Forse sta male. Il politico durante le erezioni soffre, e non viene capito.

Molti politici sono ansiosi durante le Erezioni. Hanno la famosa "ansia da prestazione", ed è un guaio. Può succedere che se sei troppo ansioso, e si vede, non hai dei buoni risultati alle Erezioni. Fai una brutta figura. Poi ti deprimi.

Molti politici soffrono di depressione post-Erezione. Li vedi vagare, passato il tempo delle Erezioni, senza meta, sperduti. Che fare? Chi visitare? Cosa promettere adesso? Aiuta un politico depresso. Invitalo a cena, promettigli un voto per le prossime Erezioni.  Poi non c'è bisogno di darglielo, il voto. Ma fallo felice ora. Te ne sarà riconoscente alle prossime Erezioni.

 

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categoria:politica, ironia, erezioni
lunedì, 10 novembre 2008

Tempo addietro ho scritto un racconto. Una commedia, o forse una farsa. Insomma un racconto umoristico. Mi sono proprio divertito a scriverlo. Immaginate un paese qualsiasi; immaginate un miracolo. Immaginate cosa può succedere.  Soprattutto immaginate non il solito miracolo, tutto lacrime e sangue. Immaginate invece un miracolo allegro. Immaginate cosa può succedere.

L'ho scritto e me lo sono pubblicato. Però non sono soddisfatto. Vorrei un confronto più ampio con chi ha voglia di leggerlo e di divertirsi. Sulla base di questo confronto deciderò se portare avanti "Un buon Consiglio" per le altre case editrici.

Fatemi sapere e a chi lo leggerà, buona letturaunbuonconsiglio

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categoria:ironia, editoria, miracolo, favola
martedì, 22 luglio 2008

Lunedì sera

Questa sera, serata gastronomica. Quattro signore che insieme stazzavano certamente oltre i quattro quintali hanno impastato ininterrottamente per tutta la sera "cullurielli", una mortale mistura di farina e patate, che una volta fritta assume l'illusorio aspetto di una docile e leggera frittella, ma che durante la notte si rivela per quella feroce e pesante bestia nera che è. Alcuni sciamani, finiti i funghi sacri, so che usano la pastella per avere le loro visioni. Solo però quando vogliono visioni di disgrazie. Credo si sia capito che ho dormito male.Ho sognato il mio maestro delle elementari, che quando era buono usava le mani e non la bacchetta. Ho sognato poi la mia innamorata delle medie, che anche questa volta, ormai diventata grande e grossa non me l'ha data.  

Martedì

Pranzo leggero: un pomodoro condito con poco sale. Di più potrei morire. Ho finito il libro di Conrad. Un grande scrittore. Mi inebria, oltre all'atmosfera magica e tragica che riesce a creare, la descrizione del suo fare, su questi brigantini a vela. Descrive qualcosa che non c'è più. E questo muoversi dei sentimenti nel trapasso del secolo nella modernità è qualcosa che mi piace da morire. Ho preso "Herzog" di Bellow: le prime pagine sono molto intriganti. Oggi un falco ha svolazzato basso sulla mia macchina. E' passato indifferente per andare a posarsi poco distante su un albero. Mi piacciono i rapaci. Qui ce ne sono. Sento il loro grido prima di vederli, poi, scrutando il cielo li vedi arrivare con calma. Almeno sembra calma da qui giù. Perlustrano tutto il territorio incuranti di noi, e io spero sempre di non sentire qualche fucilata di contorno. Ma pare che li lascino in pace. Questa sera pesce. Sul barbecue naturalmente.

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categoria:vacanze, ironia
lunedì, 21 luglio 2008

Venerdi 18 Notte fonda

 Si riapre l'eremo calabro in quel di Petramala (la storia gli ha dato un altro nome, ma Petramala mi piace molto di più) e eccoci di nuovo qui, dopo il classico viaggio di ordinanza sulla Salerno-Reggio Calabria. Ormai a Battipaglia, di fronte alla fila da "lavori in corso" ho un sussulto di tenerezza. Quasi piango di nostalgia. Reincontrare l'attesa , lungo la linea d'asfalto, è come reincontrare un vecchio amico. Tremo, pensando a quando i lavori saranno finiti e con buona pace degli italiani potremmo finalmente regalare a qualche grande industriale del nord tutto il percorso, così - loro - potranno finalmente mettere a frutto tutti i nostri soldi.  Ma sono ingeneroso. Io non tremo per il benetton di turno; tremo perchè non troverò più la fila, e questa raggiunta modernità griderà a gran voce che un altro pezzo della originale sudisticheria italiana (nonchè della mia vita) se ne è andato.

Bando alla malinconia. Siamo in vacanza. Dopo le nove ore di ordinanza eccoci qui, all'ombra del castello. Non vedo il mare li, in fondo alla valle, ma lo immagino però. E' un'ombra scura e silenziosa in fondo all'orizzonte. La luna illumina gli ulivi sparsi per tutte le campagne  e il mio eremo è splendido. I mesi di abbandono non lo hanno mutato. Stanchi andiamo a dormire. Mia moglie però parte subito per la sua prima lavatrice. C'erano dei panni gelosamente conservati lì per mesi e mesi che attendevano impazienti, e allora via per il migliore programma disponibile. Alcuni anni fa intervenivo criticando, anche aspramente, questo anelito verso il "bianco più bianco" a qualunque ora del giorno o della notte e in qualunque latilongitudine. Ora mi sono arreso. Che ognuno combatta con i propri fantasmi.

Sabato tutto il giorno

Mare,mare, mare, mare, mare,mare. Sole,sole,sole,sole,sole. Ho letto il primo libro che avevo portato per le vacanze: Absurdistan. Non so che giudizio dare. La lettura stanca, manca di vivacità, e nonostante la volontà di essere leggero nella descrizione di questo mondo in disfacimento, il disfacimento è veramente troppo per riuscire ad essere leggero. Comunque devo dire che aver resistito sino alla fine ha avuto i suoi pregi: l'intreccio della storia è da tenere a mente. Machiavelli è ormai un povero pivello rispetto alle grandi strategie internazionali.

Grandi novità in quel di Petramala: dopo anni di onorato servizio va in pensione il mio Barbecue, e viene sostituito da un nuovo e più capiente apparecchio. E' morto il barbecue! Viva il barbecue!!  Naturalmente è stato inaugurato subito con una grigliata mista di carni sapientemente innaffiata da un cirò bianco di tutto rispetto. Ho avuto qualche difficoltà a farlo partire, ma poi tutto bene.

Domenica sera   

Il fontanaro ha colpito ancora! Siamo senza acqua. Voi direte: "è normale al sud". Manco per niente! Risponderò io. Questo paese trabocca d'acqua! E' pieno di canali, fontane, fiumi, torrenti. Il problema è un altro: il fontanaro!

Il fontanaro (alias U funtanaru) è l'impiegato comunale addetto al pompaggio delle acque. Colui che deve provvedere a girare le necessarie valvole e riempire il sebatoio che - a monte del castello - provvede a rifornire di acqua la parte alta del paese. Ora, è vero che la parte alta del paese è disabitata, e che nel pieno dell'estate, con tutta la mia famiglia e gli altri abitanti non superemmo i quindici elementi; è vero che il volume delle lavatrici di mia moglie è tale da far sballare qualunque presunto consumo d'acqua; è vero tutto, ma perchè nel resto del mondo (almeno quello civile) si è usi utilizzare quel prodigio fantastico chiamato "elettrovalvola" e qui no? Qui bisogna attendere il lunedì mattina, litigare per telefono con l'addetto comunale, immaginarlo mentre - suppongo maledicendo tutti i Romani ( e tutti i saraceni, ma questa è un'altra storia)  in vacanza - si reca a girare la valvola, e dopo pochi minuti si ha di nuovo l'acqua. Gioie del Sud. Ho finito il secondo libro: "L'avventura di Pietro Pomice" di Carlo Manzoni. romanzo umoristico letto in edizione originale Rizzoli del MCMXLIIII. Carino. Quanto mi piace il romanzo umoristico. Questo poi era oltre il confine del surreale. Ormai sono pochissimi gli autori in grado di scrivere romanzi umoristici .Pulsatilla scrive bene l'umorismo, anche se in lei c'è comunque una vena di angoscia che nei Manzoni, nei Mosca, nei Guareschi, non era per nulla presente. Il senso dei tempi credo. tragici cioè.

Lunedì

Oggi ho presa una vacanza anche dalla vacanza: ho mollato tutta l'allegra famigliola che se ne è andata al mare e me ne sono rimasto nell'eremo. Che bello! Ho dormito fino alle tre; ho pranzato con un piatto di pomodori e tuma (meraviglioso formaggio del posto) e iniziato un libro di Conrad: Racconti  di  mare e di costa. Poi lunga chiacchierata con Splinder e questa sera serata gastronomica in paese.

La felicità delle piccole cose.

 

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categoria:vacanze, ironia
domenica, 30 marzo 2008

Domenica. Una domenica come tante. Calma, lenta, senza preoccupazioni. Ti rigiri nel letto, guardi la sveglia e sono le nove, poi le nove e venti, poi le dieci. E non ti importa,  tanto è domenica. Oggi si può poltrire. Il primo impegno è per mezzogiorno. C'é tempo. Dalla camera da letto, nel forzato dormiveglia che è il lusso della domenica mattina, senti strani rumori provenire dalla cucina, ma non ti importa. Anzi, un pò ti disturbano: perchè tutta quella attività così presto? Oggi si può dormire. Cosa vuoi, che mi alzi anch'io? No, è presto. Ti giri, ti giri di nuovo dopo pochi attimi e la sveglia dice dieci e cinquanta. Il rumore in cucina persiste. Allora ti alzi, dai. Stiracchiandoti apri le porte che separano la notte dal giorno, vai verso la lenta colazione, e li avviene la rivelazione. Improvvisa, stordente, senza appello.

Ti rendi conto che sino a quel momento, sino a quando eri nel tuo letto eri in un altro stato, un'altra nazione, addirittura con un fuso orario diverso. Li, in camera da letto erano le dieci e c'era tanto tempo. Lì, si viveva una candida e tranquilla e sonnolenta domenica mattina. Invece qui in cucina erano già le undici e si stava già facendo tardi per l'impegno delle dodici. I lavori, qui in cucina,  sono andati avanti velocemente, perchè il tempo è poco, e ti devi sbrigare, e anche tu vieni preso dall'ansia. Fai colazione velocemente. Devo andare in bagno: oddio, avrò tempo? Basta, aiuto! Ma che è successo?

E' successo che oggi è tornata l'ora legale, e tu non lo sapevi. Oddio, lo sapevi, ma diciamo che il tuo interesse per la cosa è stato relativo. Almeno sino a quel momento, quando ormai è diventato troppo tardi. E così vivi questo strano Jet Lag casalingo, tra la camera da letto e la cucina. Le figlie no, nel loro continente comunque si dorme. Per loro il trauma non esiste, passeranno dal sonno delle dieci al sonno delle undici senza colpo ferire, senza traumi. Beata gioventù.

Ma tu sei lì stordito, che fatichi a riprenderti e già pensi con dolore a domani - adesso che lo sai dell'ora solare - quando ti dovrai svegliare un'ora prima. Con dolore, ma lo dovrai fare. E per qualche giorno ancora vivrai le prime ore della giornata stordito, sicuro che qualcuno ti abbia rubato qualcosa, tipo il sonno per esempio. E non ti consola il fatto che contemporaneamente, come fossi un viaggiatore di ritorno dall'Australia, parlando in ufficio potrai mostrare un leggero fastidio dell'esistere, dicendo poi a giustificarti "sai, è il cambio d'orario". No, non ti consola.

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categoria:ironia
martedì, 05 febbraio 2008

Può una stanza vivere di vita propria? Essere animata come un poltergeist e con azioni ben determinate fiaccare lo spirito - e il corpo - di chi vorrebbe domarla?  Non parlo di sedie che volano o tavolini che lievitano. Mi riferisco alla più - apparentemente - normale stanza dei figli. Dico apparentemente perchè non è così: c'è un mostro immortale che si annida tra quei cd accumulati coperti di polvere, tra le scarpe abbandonate sotto la scrivania, e tra gli avanzi di improbabili merendine a cui è meglio non avvicinarsi se non abbondantemente vaccinati.

Mi arrendo. Ho provato di tutto, ma non c'è niente da fare. La stanza è invincibile. Nel corso degli anni si è provato incursioni urlando del tipo :1)  BASTA!!! METTETE A POSTO O BUTTO TUTTO!!!  2) a seguire BASTA, BUTTO TUTTO!!! 3) per concludere con ADESSO CHE HO BUTTATO TUTTO VOGLIO PROPRIO VEDERE!!!

Niente, non serve a niente. Negli ultimi venti anni credo di aver rifornito di giocattoli alcune migliaia di bambini, pur di svuotarla, così come di inutili vestiti accumulati in paurosi e polverosi armadi. Ho piegato io vestito per vestito, reggiseno per reggiseno delle mie figlie, spolverato libro dopo libro, riposto nelle scarpiere decine di scarpe, pur di avere il piacere di vedere A POSTO le loro cose. Non c'è niente da fare. Tutto ritorna inesorabilmente nel caos.

Il che fa venire in mente anche alte riflessioni. Come non meditare sul senso dell'universo? Il grande caos iniziale? Il famoso brodo primordiale? E anche, non possiamo negare che tutto, la realtà tutta, tenda al caos perchè questa è la sua natura: la vera posizione naturale dell'universo, il caos.  E di conseguenza, il nostro voler fare ordine è SOLO un ardito scimmiottare Dio cercando di creare il nostro personale universo dove regni il nostro CAOS che poi, per presunzione chiamiamo ordine.

IO LO SO! NE HO LE PROVE CHE E' COSI' ! SONO DIETRO QUELLA PORTA!

Mi arrendo. Chi sono io in fondo per oppormi all'ordine naturale degli eventi? Dio? No. Quindi, non apriamo quella porta, è meglio.

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categoria:ironia, figli
domenica, 06 gennaio 2008

Cielo!  Di nuovo qui!

Ebbene ci avevo preso gusto a stare rincanttucciato nel mio sperduto angolo di Calabria, a fare finta che il mondo non esiste, senza tv,cellulare. Radio spenta. Solo qualche CD. Invece la metropoli mi chiama. Meglio, mi chiamano le sue infinite bollette e multe, e more. Che purtroppo non sono le more che vorrei, ma più miseramente le more delle multe, delle tasse, etc, etc.

E va beeene.

Qualche notizia. Ho ricevuto la prima risposta ad una mia proposta di pubblicazione dal mondo del web. Siamo ancora alla proposta e chissà se diventerà concreta; se cioè arriveremo al prodotto finito. Però è il primo passo nel mondo nuovo. Poi non è proprio normale che ci si venga a cercare, e poi ci si deve conoscere, e poi quelli bravi non li noto mica solo io, e poi... e poi...

Va bene così. Ci si conosce, si approfondiscono i termini delle questioni... come si dice, se son rose fioriranno, e maggio non è così lontano.

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categoria:ironia, editoria
giovedì, 20 dicembre 2007

L'altro giorno leggo la notizia che nello storico quotidiano della sinistra "Il Manifesto" si discute se togliere o meno la testatina quotidiano comunista.  Caspita! - mi sono detto - e questo dibattito mi interessa! E qui non si discute mica delle piccole cose di tutti i giorni. Qui siamo sui massimi sistemi. Discutiamo dell' identità. Perchè, si sa, li c'è il comunismo, e si capisce che perdere la testatina è un pò morire. Si comincia così: Prima perdi la testatina, poi fai una carta di credito (e vai subito a rosso), ti compri la macchina nuova, fai una vacanza in un villaggio e zac! senza rendertene conto sei caduto nel sistema capitalistico e non c'è più niente da fare.

Quindi bisogna pensarci bene. Ci rifletto, mi leggo gli interventi. ce n'erano due, uno di D'eramo e uno di Parlato. Quello di Parlato mi è particolamente piaciuto. Poetico. Il paragone tra la fatica di Sisifo e la realizzazione del comunismo mi ha colpito. Ancora di più mi ha colpito la sua scelta di considerare  solo il sisifo felice.  Mi dirai tu: Sisifo felice? E come può essere felice Sisifo, che sempre deve ricominciare da capo  a portare il suo fardello.

Semplice, ti risponderà Parlato: Se tu lo becchi un attimo prima che scopra di dover ricominciare - e quindi convinto di avercela fatta - vedrai che lo trovi felice.

Ah!..., dirai tu facendo silenzio e  sottraendoti per cortesia a ogni ulteriore commento. E invece no cacchio!  Onore a chi ha mantenuto viva una speranza di società diversa, ma il comunismo sisifista no!  Ma possibile che non si può dividere mai il bello e il brutto delle cose per conservare il bello? Ma perchè non si può pensare di fare un passo avanti, e magari meno annichilato.

Così ho inviato la mia opinione (cioè in sintesi dichiararsi quotidiano di ispirazione marxista e basta). Purtroppo non ho visto il mio scritto. Credo sia stato cestinato all'origine. Peccato. Un così interessante dibattito.

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categoria:cultura, comunismo, ironia, editoria
domenica, 16 dicembre 2007

Preso dal dubbio

lasciò la fede

sul tavolo

e la seguì.

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categoria:poesia, donne, ironia
martedì, 20 novembre 2007

In questi giorni (causa una fiction tv), ma sarebbe più esatto dire in questi anni, sta avendo un discreto successo Rino Gaetano, un cantante degli ultimi anni 70.

A me devo dire, dall'alto dei miei 44 anni piaceva già all'epoca (cioè in vita lui medesimo). Mi piaceva perchè nella nostra politica adolescenza di allora, nella mia in particolare, con il suo ironico modo di filtrare i guasti della società si offriva come una chiave di lettura della realtà, trasversale. Efficace, leggera, capace di svestire il mondo della sua artificiosa serietà per lasciarlo nudo e - spesso - ridicolo nelle sue azioni, sino a riportarlo all'altezza di tutti noi, del popolo. Finalmente leggibile.

Non era il solo. La fine degli anni settanta aveva con sè altri ironici anticorpi alla piombifera aria che tutto ricopriva ( e che poi vinse) e tutti soffocava. Penso agli indiani metropolitani ( me li ricordo, sdraiati a terra, dipinti come indiani, a gridare: Sacrifici! Sacrifici! Il tutto per prendere in giro Berlinguer, o ancora a inneggiare alla "GASTRONOMIA OPERAIA" ironizzando sulla serietà delle lotte di allora. A posteriori possiamo certo dire che qualche risata di più e qualche pallottola di meno ci avrebbero fatto un gran bene.

Ma, perchè nulla passi invano - e nulla passa invano checchè se ne dica - è necessario raccogliere e conservare il buono dove questo è stato, dove questo è. E io sono sicuro che, così come c'è del marcio in Danimarca, allo stesso modo la risata è seppellente.

Allora, una via culturale della mia minuscola casa editrice sarà la via dell'ironia. Non parlo della satira - non per escluderla, ma perchè non credo abbia bisogno di me - parlo proprio della sana e popolare ironia sui costumi del popolo, dei potenti. Per ridere. Per pensare. Mi vengono in mente Guareschi, Chiara, Marchesi. (magari trovassi autori così!)

Comunque, ironia!!!

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categoria:ironia, editoria,