lunedì, 10 novembre 2008

Tempo addietro ho scritto un racconto. Una commedia, o forse una farsa. Insomma un racconto umoristico. Mi sono proprio divertito a scriverlo. Immaginate un paese qualsiasi; immaginate un miracolo. Immaginate cosa può succedere.  Soprattutto immaginate non il solito miracolo, tutto lacrime e sangue. Immaginate invece un miracolo allegro. Immaginate cosa può succedere.

L'ho scritto e me lo sono pubblicato. Però non sono soddisfatto. Vorrei un confronto più ampio con chi ha voglia di leggerlo e di divertirsi. Sulla base di questo confronto deciderò se portare avanti "Un buon Consiglio" per le altre case editrici.

Fatemi sapere e a chi lo leggerà, buona letturaunbuonconsiglio

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categoria:ironia, editoria, miracolo, favola
mercoledì, 20 febbraio 2008
CHE COS'E' LA PALESTRA CREATIVA?
http://www.fabriziorasorieditore.it/palestracreativa.html
La Palestracreativa è un esperimento di scrittura collettiva, dove i prodotti finali saranno libri pubblicati dalla fabriziorasorieditore.it
Nella palestracreativa, più autori si cimentano su trame e personaggi sino a realizzarne romanzi. Giallo, commedia, fantascienza, rosa... La creazione senza alcun limite.
La trama è delineata, ma è una traccia che può essere modificata su richiesta degli autori partecipanti, così come anche i personaggi. L'editore fa da moderatore e assume le decisioni finali. La firma dell'opera è nominale per tutti gli autori.
Gli autori della palestracreativa sono invitati, o possono proporsi inviando scritti da loro realizzati a palestracreativa@fabriziorasorieditore.it

VEDI IL REGOLAMENTO, SCEGLI IL TUO GENERE E PARTECIPA ALLA CREAZIONE LETTERARIA COLLETTIVA
postato da: Faberjack alle ore 19:26 | Permalink | commenti
categoria:web , editoria
giovedì, 07 febbraio 2008

In questi giorni infuria la polemica per la partecipazione dello stato di Israele come paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. Come spesso succede, le posizioni radicali hanno maggiore eco dei ragionamenti, e ecco che le prese di posizione contro l'opportunità di tale invito (che non ho capito se è una coincidenza o no, ma avviene proprio nel 60° anniversario della nascita dello stato di Israele, che non proprio tutti nel mondo festeggiano in positivo) hanno ricevuto subito molta eco, spaccando l'opinione pubblica in pro e contro tale invito.

Che stanchezza! Che noia! Io non ne posso più di questi modelli di ragionamenti cosi manicheisti! Positivonegativo - buonocattivo - jingjang - isralepalestina - semitaantisemita.

Basta! Io rivendico la libertà di esercitare il mio pensiero senza dover scegliere posizioni minimali così limitanti. E in questo senso, rispetto al problema che si pone nella questione israelopalestinese io rivendico il mio diritto di distinguere tra Stato di Iraele, Ebraismo, e Cultura Ebraica.

Per quanto riguarda lo Stato di Israele, io non ho alcuna intenzione di criticare ciò che c'è di buono nella sua organizzazione sociale e politica, laddove essa si esprime nei caratteri delle democrazie occidentali, o anche laddove si esprime in modelli democratici non occidentali che a me non è dato conoscere.  Non posso, però accanto a ciò non notare che tali modelli comportano diversi diritti e doveri per i cittadini di diversa origine pur dello stesso stato, e non ho capito bene come questo si concili con la democrazia. Non posso non notare che esso è uno stato occupante di un altro stato, impegnato da diverse generazioni nella colonizzazione di detto stato, nonchè nell'oppressione dei cittadini di detto stato, ridotto a territorio o cittadine assediate, circondate da muri. E per quanto mi riguarda, cioè la mia posizione personale, benchè non abbia simpatie specifiche, e non ami affatto i radicalismi, le mie simpatie vanno sempre più agli oppressi che agli oppressori. Che ce posso fà, sò democratico!

Per quanto riguarda l'ebraismo  io personalmente sono un laico e reputo la religione ebraica, come tutte le altre religioni,  una credenza lontana da me che non mi coinvolge. In questo, Comtianamente, reputo le religioni fasi intermedie dello sviluppo della cultura umana, e spero che un giorno l'uomo arrivi finalmente a occuparsi di se stesso senza porre tra se e se alcun intermediario abitante su nuvolette o dotato di poteri magici quali fulminare i peccatori o far diventare di sale qualcuno che per nostalgia si è voltato.  Ciò detto, essendo un democratico, e reputando ogni essere umano eguale di fronte a se stesso e ai suoi simili ( e tra i suoi simili ci metto tutto ciò con cui divide il DNA dall 80% sino al 99,999%) penso che gli abitanti di ogni stato debbano essere liberi di professare qualsiasi religione credano meglio, o al contrario di non professare nessuna religione (ammesso che ciò non sia anch'esso una religione) , che non debbano per questo subire alcuna discriminazione, e che quanto è successo nella storia verso gli chi professa la religione ebraica, non meno di ciò che è successo agli Armeni, al popolo Rom, o più vicino nel tempo e nello spazio, alle etnie della ex iugoslavia, è indegno dell'uomo e deve essere sempre presente nella nostra memoria affinchè non si ripeta più in alcuna forma.

Per quanto riguarda la Cultura Ebraica la reputo un bene prezioso dell'umanità e parte integrante della cultura e dell'anima dell'occidente. La nostra storia per millenni ha trovato la sua origine nel vecchio testamento, che è il nostro, è il loro. Il cristianesimo nasce da una costola dell'ebraismo, e pure nel laicismo, o ateismo, tutto ciò è dentro di noi, nei nostri comportamenti. Le nostre feste occidentali sono spesso coincidenti con le feste della cultura ebraica. Lo scandire del tempo è lo stesso. Per essere più moderni, l'occhio ironico dell'ebraismo? Non ci è vicino? O ancora la teoria della relatività e tutto quello che culturalmente nell'ultimo secolo ne è derivato, che è il frutto di uno scenziato ebreo, ma prima ancora di un modo di vedere ebreo. Per non parlare della cucina, della musica. Andando poi nello specifico della fiera del libro, i tanti bravi scrittori quali Yehoshua, e molti altri, la cui scrittura è amata e da amare. Insomma tutto ciò fa parte di me, di noi, e io non ho alcuna intenzione di rinunciarci.

Ciò detto, essendo l'oggetto della fiera del libro, il libro medesimo, sarebbe stato carino da parte degli organizzatori limitare i propri interessi allo specifico della loro missione, e non partecipare ad alcuna celebrazione per nessuno stato, non foss'altro per continuare a distinguere il piano culturale dagli altri piani.

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categoria:cultura, editoria, ebraismo, fiera del libro
venerdì, 11 gennaio 2008

Nel web ho trovato diverse operazioni di scrittura collettiva. Affascinanti. Sto pensando di realizzare un laboratorio di scrittura collettiva. Devo però idearne le forme. Mi piace l'idea. Ma come farlo? Ci sono tante possibilità. Si potrebbe delineare una trama, iniziare a scrivere e poi far partecipare tutti alla costruzione della storia. E la direzione del progetto? Di che tipo dovrebbe essere? Io avrei gusto nel coordinare un progetto di questo tipo. Ma la scrittura a più mani può essere di molti tipi, cioè: ognuno può scrivere un capitolo, una parte; ognuno può scrivere modifiche agli scritti realizzati, aggiungendo o togliendo elementi. Sono due modi diversi di fare scrittura collettiva.

In realtà non è che poi non si possano praticare entrambi.

Poi c'è il problema della forma informatica: Il laboratorio di scrittura in forma di blog? Comodo, ma non mi basta. Vorrei qualcosa di più. Potrebbe essere un blog, ma anche altro.

Ci sto lavorando. L'idea mi piace. 

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categoria:cultura, editoria
domenica, 06 gennaio 2008

Cielo!  Di nuovo qui!

Ebbene ci avevo preso gusto a stare rincanttucciato nel mio sperduto angolo di Calabria, a fare finta che il mondo non esiste, senza tv,cellulare. Radio spenta. Solo qualche CD. Invece la metropoli mi chiama. Meglio, mi chiamano le sue infinite bollette e multe, e more. Che purtroppo non sono le more che vorrei, ma più miseramente le more delle multe, delle tasse, etc, etc.

E va beeene.

Qualche notizia. Ho ricevuto la prima risposta ad una mia proposta di pubblicazione dal mondo del web. Siamo ancora alla proposta e chissà se diventerà concreta; se cioè arriveremo al prodotto finito. Però è il primo passo nel mondo nuovo. Poi non è proprio normale che ci si venga a cercare, e poi ci si deve conoscere, e poi quelli bravi non li noto mica solo io, e poi... e poi...

Va bene così. Ci si conosce, si approfondiscono i termini delle questioni... come si dice, se son rose fioriranno, e maggio non è così lontano.

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categoria:ironia, editoria
giovedì, 20 dicembre 2007

L'altro giorno leggo la notizia che nello storico quotidiano della sinistra "Il Manifesto" si discute se togliere o meno la testatina quotidiano comunista.  Caspita! - mi sono detto - e questo dibattito mi interessa! E qui non si discute mica delle piccole cose di tutti i giorni. Qui siamo sui massimi sistemi. Discutiamo dell' identità. Perchè, si sa, li c'è il comunismo, e si capisce che perdere la testatina è un pò morire. Si comincia così: Prima perdi la testatina, poi fai una carta di credito (e vai subito a rosso), ti compri la macchina nuova, fai una vacanza in un villaggio e zac! senza rendertene conto sei caduto nel sistema capitalistico e non c'è più niente da fare.

Quindi bisogna pensarci bene. Ci rifletto, mi leggo gli interventi. ce n'erano due, uno di D'eramo e uno di Parlato. Quello di Parlato mi è particolamente piaciuto. Poetico. Il paragone tra la fatica di Sisifo e la realizzazione del comunismo mi ha colpito. Ancora di più mi ha colpito la sua scelta di considerare  solo il sisifo felice.  Mi dirai tu: Sisifo felice? E come può essere felice Sisifo, che sempre deve ricominciare da capo  a portare il suo fardello.

Semplice, ti risponderà Parlato: Se tu lo becchi un attimo prima che scopra di dover ricominciare - e quindi convinto di avercela fatta - vedrai che lo trovi felice.

Ah!..., dirai tu facendo silenzio e  sottraendoti per cortesia a ogni ulteriore commento. E invece no cacchio!  Onore a chi ha mantenuto viva una speranza di società diversa, ma il comunismo sisifista no!  Ma possibile che non si può dividere mai il bello e il brutto delle cose per conservare il bello? Ma perchè non si può pensare di fare un passo avanti, e magari meno annichilato.

Così ho inviato la mia opinione (cioè in sintesi dichiararsi quotidiano di ispirazione marxista e basta). Purtroppo non ho visto il mio scritto. Credo sia stato cestinato all'origine. Peccato. Un così interessante dibattito.

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categoria:cultura, comunismo, ironia, editoria
sabato, 08 dicembre 2007

Ieri sono stato alla grande fiera del libro che si svolge a Roma da qualche anno, dedicata alla piccola e media editoria. Dico grande non perchè sia poi così grande fisicamente. Però vi è rappresentata una editoria così viva e vitale, che davvero si può definire grande.

C'ero stato anche lo scorso anno, quando ho iniziato ad immaginare questo percorso di microeditoria che ora sto finalmente iniziando a percorrere. Il tempo trascorso, le impressioni di ieri, ma soprattutto quelle di oggi sono, per me chiarificanti.

Il tempo aiuta sempre nella riflessione. Lo stesso oggetto di studio, osservato a distanza di tempo dà nuovi frutti. Siamo noi, certamente che mutiamo, e muta infine il nostro giudizio finale. Si affina.

Quindi, se un anno fà, immaginavo la mia presenza in questa fiera come un punto di approdo, quest'anno ho scoperto che non lo immagino più. Credo che, se tra un altro anno sarò lì, con il mio piccolo banchetto e i dieci (se tutto va bene) titoli che spero di editare, infine sparirò nella moltitudine di editori. Tutti tra l'altro più forti e piazzati di me.

Mi interessa tutto questo? Non troppo, confesso. Ma Allora? L'impulso a crescere, a trovare lo spazio commerciale, ad occupare un'area sempre crescente deve essere connaturato all'impresa commerciale. E' la sua natura, ( mi viene in mente la favola dello scorpione che uccide la rana dopo averla convinta a traghettarlo al di là dello stagno, e così facendo condanna ambedue a morte. Alla domanda della rana: - perchè?  Lo scorpione risponde: - è la mia natura) la natura di una iniziativa commerciale.

Ebbene, ho capito che io intendo la mia creatura non come impresa commerciale, ma come impresa artigianal-artistica. Dove il suo senso è nella realizzazione dell'opera, di tutto ciò che compone la sua nascita, la sua pubblicizzazione, la sua distribuzione. Tutto insomma quello che compone il sistema produttivo editoriale si, però con l'obiettivo che il tutto sia bello, completo. Bello e completo per il mio gusto, per ciò che ritengo coerente.

Questa è, nei fatti, per ogni opera, la creazione di di pezzi unici. Poco commercio, molto artigianato. Se non me ne vergognassi, direi anelito verso l'arte.

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categoria:cultura, editoria
giovedì, 06 dicembre 2007

Ho finalmente rimediato al fantastico diavoletto dispettoso che mi accompagna da tutta una vita. Avevo perso il master del primo libro. L'ho ricostruito dal cartaceo che per fortuna avevo conservato. Con tutte le correzioni.

Il tutto ha portato un ritardo di 5/9 giorni, sul programma di lavoro, ma ormai il diavoletto mi stà quasi simpatico. Rimango stupito se non c'è il solito contrattempo.  Guardo a tutta la faccenda con un occhio animistico. E' strano tutto ciò, ma da puro spirito storicomaterialista, lentamente sento di essere diventato animistastoricomaterialista. Cioè, siamo soli in una valle di lacrime, il buio è intorno a noi  e un giorno saremo polvere, va bene! Pero, per quanto riguarda l'oggi posso anche continuare a immaginare una mente e una volontà che guidano il caso. Tipo: chi nasconde le chiavi? Chi cancella i miei file più preziosi? Chi ha spento lo scaldabagno prima che facessi la doccia? E' riposante dare un'anima a tutto questo.

A parte ciò, si và in stampa la prossima settimana e io lavoro alla promozione. Deve essere particolare, capace di farsi notare nel web. Deve nascere nel web e lì trovare la sua linfa. Stò teorizzando una realtà economica (e socioculturale) che nasce nel web, lì cresce, lì (quì) diventa attiva.  Devo dire che intorno a me vedo molto scetticismo.

Si è abituati a vedere l'impresa editoriale in un altro modo. Molto più di capitali. Molto più di strumenti "noti". I soliti strumenti noti. Ma se io potessi e volessi usare quelli, dove sarebbe la novità? Meglio tentare la novità vera. E poi non è solo questo. Io voglio verificare se effettivamente il web sorregge se stesso. Se è capace di creare veramente  impresa. Perchè solo così si può verificare se esiste questo teorico futuro libero.

 

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categoria:editoria
venerdì, 30 novembre 2007

Conoscete Lubitsch?

No? Dovete fare qualcosa per sanare questa carenza. Un grande regista, uno con la giusta visione ironica e scanzonata della vita. Mi viene da accostarlo per classe a Wilder.

Oggi mi sono tolto la soddisfazione di vedere sul grande schermo ANGEL, un film del '36 in bianco e nero. Una commedia che definire deliziosa è ancora poco.

E' un musical, ogni tanto, ma è anche un film che ironizza sul classismo, che descrive - divertendosi - il gioco della seduzione tra uomo e donna. E' proprio un bel film.

Credo che la commedia, anche nel testo scritto, dovrebbe essere così. Giocare su tutte le corde dell'ironia, del sentimento. Giocare con il pregiudizio e mostrare la distanza siderale che lo separa dall'amore.  Una vera emozione guardare un autore con questa capacità.

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Ho stilato un programma per il 2008 che... mi riterrò soddsfatto se riuscirò a realizzarne anche solo il 40%

Per riuscire nello scopo dovrò riuscire a coinvolgere un sacco di persone che come me si vogliano divertire al gioco della cultura. Vedremo. Ho in mente di realizzare happening estemporanei a tema, o su un autore.  Insomma, voglio essere un agitatore culturale!!

Per adesso il problema è la promozione di "Un buon consiglio", il primo libro della mia casa editrice. Ci stò lavorando, e presto lo schema di promozione sarà pronto. Poi si tratterà di realizzarlo.

Gran bella cosa la sperimentazione.

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categoria:cultura, editoria
martedì, 20 novembre 2007

In questi giorni (causa una fiction tv), ma sarebbe più esatto dire in questi anni, sta avendo un discreto successo Rino Gaetano, un cantante degli ultimi anni 70.

A me devo dire, dall'alto dei miei 44 anni piaceva già all'epoca (cioè in vita lui medesimo). Mi piaceva perchè nella nostra politica adolescenza di allora, nella mia in particolare, con il suo ironico modo di filtrare i guasti della società si offriva come una chiave di lettura della realtà, trasversale. Efficace, leggera, capace di svestire il mondo della sua artificiosa serietà per lasciarlo nudo e - spesso - ridicolo nelle sue azioni, sino a riportarlo all'altezza di tutti noi, del popolo. Finalmente leggibile.

Non era il solo. La fine degli anni settanta aveva con sè altri ironici anticorpi alla piombifera aria che tutto ricopriva ( e che poi vinse) e tutti soffocava. Penso agli indiani metropolitani ( me li ricordo, sdraiati a terra, dipinti come indiani, a gridare: Sacrifici! Sacrifici! Il tutto per prendere in giro Berlinguer, o ancora a inneggiare alla "GASTRONOMIA OPERAIA" ironizzando sulla serietà delle lotte di allora. A posteriori possiamo certo dire che qualche risata di più e qualche pallottola di meno ci avrebbero fatto un gran bene.

Ma, perchè nulla passi invano - e nulla passa invano checchè se ne dica - è necessario raccogliere e conservare il buono dove questo è stato, dove questo è. E io sono sicuro che, così come c'è del marcio in Danimarca, allo stesso modo la risata è seppellente.

Allora, una via culturale della mia minuscola casa editrice sarà la via dell'ironia. Non parlo della satira - non per escluderla, ma perchè non credo abbia bisogno di me - parlo proprio della sana e popolare ironia sui costumi del popolo, dei potenti. Per ridere. Per pensare. Mi vengono in mente Guareschi, Chiara, Marchesi. (magari trovassi autori così!)

Comunque, ironia!!!

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categoria:ironia, editoria,