giovedì, 07 febbraio 2008

In questi giorni infuria la polemica per la partecipazione dello stato di Israele come paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. Come spesso succede, le posizioni radicali hanno maggiore eco dei ragionamenti, e ecco che le prese di posizione contro l'opportunità di tale invito (che non ho capito se è una coincidenza o no, ma avviene proprio nel 60° anniversario della nascita dello stato di Israele, che non proprio tutti nel mondo festeggiano in positivo) hanno ricevuto subito molta eco, spaccando l'opinione pubblica in pro e contro tale invito.

Che stanchezza! Che noia! Io non ne posso più di questi modelli di ragionamenti cosi manicheisti! Positivonegativo - buonocattivo - jingjang - isralepalestina - semitaantisemita.

Basta! Io rivendico la libertà di esercitare il mio pensiero senza dover scegliere posizioni minimali così limitanti. E in questo senso, rispetto al problema che si pone nella questione israelopalestinese io rivendico il mio diritto di distinguere tra Stato di Iraele, Ebraismo, e Cultura Ebraica.

Per quanto riguarda lo Stato di Israele, io non ho alcuna intenzione di criticare ciò che c'è di buono nella sua organizzazione sociale e politica, laddove essa si esprime nei caratteri delle democrazie occidentali, o anche laddove si esprime in modelli democratici non occidentali che a me non è dato conoscere.  Non posso, però accanto a ciò non notare che tali modelli comportano diversi diritti e doveri per i cittadini di diversa origine pur dello stesso stato, e non ho capito bene come questo si concili con la democrazia. Non posso non notare che esso è uno stato occupante di un altro stato, impegnato da diverse generazioni nella colonizzazione di detto stato, nonchè nell'oppressione dei cittadini di detto stato, ridotto a territorio o cittadine assediate, circondate da muri. E per quanto mi riguarda, cioè la mia posizione personale, benchè non abbia simpatie specifiche, e non ami affatto i radicalismi, le mie simpatie vanno sempre più agli oppressi che agli oppressori. Che ce posso fà, sò democratico!

Per quanto riguarda l'ebraismo  io personalmente sono un laico e reputo la religione ebraica, come tutte le altre religioni,  una credenza lontana da me che non mi coinvolge. In questo, Comtianamente, reputo le religioni fasi intermedie dello sviluppo della cultura umana, e spero che un giorno l'uomo arrivi finalmente a occuparsi di se stesso senza porre tra se e se alcun intermediario abitante su nuvolette o dotato di poteri magici quali fulminare i peccatori o far diventare di sale qualcuno che per nostalgia si è voltato.  Ciò detto, essendo un democratico, e reputando ogni essere umano eguale di fronte a se stesso e ai suoi simili ( e tra i suoi simili ci metto tutto ciò con cui divide il DNA dall 80% sino al 99,999%) penso che gli abitanti di ogni stato debbano essere liberi di professare qualsiasi religione credano meglio, o al contrario di non professare nessuna religione (ammesso che ciò non sia anch'esso una religione) , che non debbano per questo subire alcuna discriminazione, e che quanto è successo nella storia verso gli chi professa la religione ebraica, non meno di ciò che è successo agli Armeni, al popolo Rom, o più vicino nel tempo e nello spazio, alle etnie della ex iugoslavia, è indegno dell'uomo e deve essere sempre presente nella nostra memoria affinchè non si ripeta più in alcuna forma.

Per quanto riguarda la Cultura Ebraica la reputo un bene prezioso dell'umanità e parte integrante della cultura e dell'anima dell'occidente. La nostra storia per millenni ha trovato la sua origine nel vecchio testamento, che è il nostro, è il loro. Il cristianesimo nasce da una costola dell'ebraismo, e pure nel laicismo, o ateismo, tutto ciò è dentro di noi, nei nostri comportamenti. Le nostre feste occidentali sono spesso coincidenti con le feste della cultura ebraica. Lo scandire del tempo è lo stesso. Per essere più moderni, l'occhio ironico dell'ebraismo? Non ci è vicino? O ancora la teoria della relatività e tutto quello che culturalmente nell'ultimo secolo ne è derivato, che è il frutto di uno scenziato ebreo, ma prima ancora di un modo di vedere ebreo. Per non parlare della cucina, della musica. Andando poi nello specifico della fiera del libro, i tanti bravi scrittori quali Yehoshua, e molti altri, la cui scrittura è amata e da amare. Insomma tutto ciò fa parte di me, di noi, e io non ho alcuna intenzione di rinunciarci.

Ciò detto, essendo l'oggetto della fiera del libro, il libro medesimo, sarebbe stato carino da parte degli organizzatori limitare i propri interessi allo specifico della loro missione, e non partecipare ad alcuna celebrazione per nessuno stato, non foss'altro per continuare a distinguere il piano culturale dagli altri piani.

postato da: Faberjack alle ore 11:19 | Permalink | commenti
categoria:cultura, editoria, ebraismo, fiera del libro