martedì, 01 dicembre 2009
Negli ultimi due anni e mezzo ho dedicato tempo, passione e risorse alla politica. Mi sembrava (e devo dire mi sembra ancora) necessario intervenire in prima persona per cercare almeno di non essere complice della situazione di sfascio progressivo che vive il nostro paese.
Prendo atto di aver sbagliato. Prendo atto che la situazione è compromessa al punto tale da non poter che essere abbandonata.
Mi addolora, ma è così.
Di seguito l'ultimo atto del mio impegno politico.

c.a. Sinistra e Libertà Roma
        Iscritti e simpatizzanti Sinistra e Libertà Esquilino Celio Monti

"Nelle settimane scorse si è tenuto l’annunciato incontro per definire meglio l’eventuale adesione di Sinistra e Libertà Esquilino Celio Monti al coordinamento di Sinistra e Libertà del primo municipio.
L’incontro si è rivolto con un nulla di fatto. Per le posizioni assunte da tutti i convenuti, non si è potuta trovare la chiave per unire le già limitate forze della sinistra progressista romana nel centro storico.
Non è stato possibile addivenire a un confronto costruttivo per vari motivi. Il primo e il più importante, è che per questa adesione si chiedeva a SeL Esquilino Celio Monti di cancellare tutto il lavoro svolto nel municipio dalle elezioni ad oggi. Richiesta senza alcun senso in se e – a nostro giudizio – anche deleteria e autodistruttiva per la sinistra romana.
Ci si è chiesto, in quella riunione, di mettere da parte tutta l’azione politica e di governo svolta nel e per il primo municipio, per rivedere poi tutto una volta formato il partito.
Non c’è stato bisogno di riflettere molto: è evidente che la proposta così formulata era ed è inaccettabile. Stupida e inaccettabile.
Stupida perché noi, Sinistra Progressista del primo municipio, siamo quello che è stata la nostra azione in questi mesi. E’ il nostro bagaglio, la nostra identità. Ciò che ci caratterizza e che possiamo portare e presentare ai nostri elettori per dire chi siamo, che cosa facciamo, cosa abbiamo fatto.
Lasciare questo, abbandonarlo non sarebbe una perdita solo per noi, ma per tutta la sinistra romana, che perderebbe con questo l’appoggio dato ai lavoratori della rinascente, la contrarietà alla chiusura dell’ospedale San Giacomo e l’imposizione municipale del vincolo d’uso, l’attuazione del piano sociale, l’impegno per il mantenimento del polo Intermundia e di tutte le attività non più finanziate dal comune di Destra, le determine del Primo Municipio contro il razzismo, l’intestazione dell’aula consiliare a Peppino Impastato, e molto molto altro ancora.
Inaccettabile perché la proposta è stata formulata inaccettabile, senza alcun riconoscimento di quanto svolto, appunto perché non venisse accettata, perseguendo così in un gioco al massacro molto caro alla sinistra, (e alla politica italiana in generale), dove non si vince uniti, ma solo se si sconfigge il compagno ( e si vede agendo in questo modo dove siamo arrivati). Così si è certo raggiunto lo scopo di sconfiggere una realtà territoriale, e questo forse avrà qualche peso negli equilibri futuri di SeL del centro storico. Ma a che prezzo?  E soprattutto, sicuri che gioverà?
Per tutti questi motivi, e perché nulla mostra di essere cambiato dai comportamenti ostracistici vissuti dal nostro circolo negli ultimi diciotto mesi, il circolo Sinistra e Libertà Esquilino Celio Monti non trova attualmente nel quadro dato le condizioni per poter aderire al processo fondativo del partito di Sinistra e Libertà.
La nostra azione rimarrà, comunque e come sempre, nell’alveo dell’azione di una Sinistra Progressista, in grado di governare e incidere positivamente, con il proprio bagaglio culturale, sulla vita dei cittadini del primo municipio.
Infine mi sia concessa una nota personale. Personalmente sento il peso di non essere riuscito con il mio lavoro a mantenere unite le varie anime della piccola e litigiosa sinistra del Centro Storico, almeno per quanto nelle mie competenze. E’ una sconfitta personale che certo non è tutta farina del mio sacco. Purtroppo non è facile unire se tutti le parti in gioco vogliono pervicacemente dividere. Ciononostante me ne assumo la mia responsabilità, e con la presente rassegno da oggi le mie irrevocabili dimissioni da coordinatore di Sinistra e Libertà Esquilino Celio Monti.
Insieme, avendo da maggio 2007 ad oggi visto e subito anche troppo, solo per la voglia di essere protagonista della nascita di una vera sinistra, revoco la mia adesione (tessera n. 056) a Sinistra e Libertà restituendone la tessera, e rientrando tra quei cittadini lontani dalla politica e in attesa di una sinistra capace di democrazia.
Fabrizio Rasori
venerdì, 16 ottobre 2009
Bene,
ieri si è svolto l'annunciato incontro sul parcheggio di Termini.
E' andato bene, c'era veramente molta gente, mi è piaciuto e credo sia il caso di riflettere un secondo su quel pubblico appuntamento.
La prima considerazione è sull'afflusso di persone. Grande, imponente. E su questo non ci si può esimere dalla considerazione di come la gente si muova in massa sui temi che veramente la interessano (come 2000 macchine parcheggiate ad altezza finestra), e come tali occasioni ricompongano lo scomposto quadro della sinistra italiana, dalla piu' centrista alla piu' antagonista.
Credo che questo deve fare riflettere su come si possa tornare  un domani a governare questo paese: con un programma reale da svolgere realmente per risolvere realmente i problemi del paese, e la gente, tutta la gente di sinistra ci seguirà.
La seconda considerazione è nel significato, nel senso che poi le persone danno all'incontro in assemblea. Un senso pieno, denso di se e delle proprie emozioni. Sono volate anche parole grosse, in assemblea. Vecchi risentimenti che hanno preso forma, scontri tra egoismi e generosità personali, però insieme sono uscite buone idee, organizzazioni di persone, cose da fare e modi per farle.
Bellissimo. Difficile ma bellissimo.
Così è bello fare politica.

Ah, dimenticavo.
Oggi invece si è consumato l'ennesimo boicottaggio ai danni del nostro circolo di Sinistra e Libertà Esquilino Celio Monti e della nostra compagna Letizia Cicconi, capogruppo al consiglio del I Municipio.
Dopo essere riusciti a far approvare un ordine del giorno contro il razzismo (ci è sembrato importante. In senso generale e perchè il 17 c'è una manifestazione nazionale contro il razzismo) e essere riusciti a far intitolore l'aula consiliare a Peppino Impastato, ne abbiamo datro notizia al nostro sito ufficiale www.sinistraeliberta.it Con poche speranze di pubblicazione, visti i precedenti di totale oscuramento del nostro lavoro. Invece ci hanno pubblicato la nostra news.
"Qualcosa è cambiato", mi sono detto.
Invece no. Evidentemente accortisi della svista di aver dato notizia dell'azione svolta dai pericolosi Manscevichi del I Municipio, i Bolscevichi al potere hanno provveduto a cancellare la news.
Rimane però la traccia del delitto commesso, perchè effettuando la ricerca su google (almeno sino ad ora) di "Sinistra e libertà al lavoro nel I municipio" si arriva al punto dove era la pagina prima di venire cancellata.
Di fronte a questa ennesima violenza perpetrata nei i confronti di tutto quel 7% della popolazione che ha votato sinistra e libertà nei nostri rioni, e della sua rappresentante, io non ho piu' parole.
E' evidente che le parole - e gli atti - le devono avere quelle persone, interne al movimento che hanno la capacità di rimuovere con effetto immediato chi intende la politica non in senso democratico e dialettico, ma come una palestra di soprusi in cui eliminare chi non si piega agli interessi personali,  mantenendo invece  intorno a se solo inutili mascherine senza voce e senza capacità di usarla la voce, da ricompensare con piccoli incarichi di nessun valore come fossero biscotti da dare alle scimmie ammaestrate.

Meno male che esiste un'altra politica.

mercoledì, 16 settembre 2009

Si è svolta ieri l'assemblea Romana del movimento Sinistra&Libertà. Come forse non tutti sanno a Napoli si sta svolgendo la festa nazionale e Domenica 20 ci sarà un'assemblea importante ( d'altronde perchè dovreste saperlo?Chi parla più della sinistra? Ma questa è un'altra storia.) e si cerca di prepararsi nei territori all'evento.

Sono andato, era mio dovere oltre che diritto e poi volevo vedere, capire. Il mio sconforto però non smette di persistere. Ma siamo questi? Era il mio pensiero mentre ero li. Sempre questi? Su di noi non volava bassa l'ala dell'imbecillità, questo no, ma l'ala della noia quella si. Senz'altro.

Ma forse ero io, sono io che non mi trovo, che non ci sono. Poi ieri è stata una giornata difficile, con problemi di tanti tipi: familiari, lavorativi; poi il traffico, la pioggia...

 E allora ci ho pensato tutta la sera, e anche questa mattina: cosa c'era che non andava? Erano i volti che non sento come amici? Eppure lo so, sui temi fondamentali - se li discutessimo - ci troveremmo senz'altro d'accordo. C'erano frasi non dette? Gelosie personali? Strategie di potere? Piccoli intrighi di quel micropotere residuale ancora rimasto vicino ai "coriandoli" della sinistra?

Non ho trovato una risposta, purtroppo. Allora mi sono chiesto: ma cosa avresti voluto sentire da quel palco, che non c'è stato? E finalmente la risposta si è avvicinata. Continuando a chiedermelo ho immaginato il discorso che avrei voluto sentire:

"Cari amici, cari compagni, si avvicina il momento di far nascere il nostro partito. Le ultime elezioni, con il milione di voti raccolti, hanno confermato come esista la possibilità di dare voce alla sinistra in Italia. Una sinistra non più prigioniera del passato, ma neanche dimentica della sua storia, delle sue radici; Una sinistra progressista, capace di progettare un futuro per questo paese che non sia fatto solo di incertezze e ingiustizie, ma di equità e speranza; una sinistra che raccolga le migliori istanze del socialismo e dell'ecologismo coniugandole con un progetto di Italia nuova, diversa.

Potremmo parlare ancora di ciò che intendiamo per Sinistra, ma è venuto ormai il momento dei fatti, quindi passiamo al lavoro che ci aspetta in vista dell'assemblea nazionale di formazione del partito della sinistra. Ognuno nel proprio territorio ha formato con gli esponenti dei vari movimenti direttivi comuni, quindi credo che per iniziare la discussione romana sulla forma del futuro partito, si possano prendere come base gli statuti delle diverse formazioni e formare una commissione sull'argomento che li esamini riportando all'assemblea le sue proposte. Chi è interessato si iscriva e si sposti nella saletta per discuterne; Buon lavoro e ci vediamo tra due ore per esaminare le vostre proposte.

Parliamo ora del programma del nuovo partito e del programma di lavoro da qui alle prossime elezioni regionali. L'idea delle campagne di mobilitazione è ottima. I temi sono interessanti e contribuiranno a tenere viva la militanza della nostra base e l'attenzione su di noi. Credo però che, per essere un partito diverso dagli altri che non sia pensato come una macchina elettorale da accendere all'occasione e per sviluppare un pensiero organico sul paese che vogliamo, dobbiamo inserire  i temi affrontati dalle singole campagne in un discorso più ampio in un programma di lavoro che diventi al contempo il programma politico del nuovo partito della sinistra.

Partiamo da cosa non va e cerchiamo di arrivare a come lo vorremmo.

La Giustizia? Si. La giustizia non funziona. E' necessario fornire il nostro sistema giudiziario di nuove risorse economiche; è necessario rivedere il modello carcerario, prevedendo si nuove carceri, ma insieme diversi modalità di scontare la pena; è necessario abrogare le aberrazioni legali prodotte da questi ultimi governi.

Il conflitto di interessi? Si. E' da affrontare subito con una legge che impedisca il ripetersi di ciò che è successo negli ultimi venti anni...

La Laicità dello stato? Si. E' da ribadire e da coniugare con la vita reale del paese, dalle unioni civili all'insegnamento nelle scuole...

La politica energetica? Si. E' da sviluppare con il massimo vigore una politica di sviluppo delle energie rinnovabili nel paese, seppellendo per sempre l'ipotesi nucleare...

La finanza ? Si E' necessario che lo stato si riappropri della sua funzione di garante dell'equità del mercato e sopratutto che sottolinei con forza come la salute e la crescita culturale e sociale del cittadino rimane sempre e comunque il suo metro per l'azione nella società.... "  

Ecco, tutto questo avrei voluto sentire. Purtroppo così non è stato, e anche questa volta sono tornato a casa - nel traffico e sotto la pioggia - veramente sconfortato chiedendomi ancora una volta: ma esiste la sinistra che io penso, o è solo un frutto della mia (perversa) immaginazione?

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categoria:politica, comunismo, democrazia, socialismo, sinistra e libertà
giovedì, 16 luglio 2009
Finalmente, nel mare magma della politica vera sta succedendo un fatto nuovo.
Dopo anni di traccheggiamenti, abili giravolte, fantastiche passeggiate sul filo, il popolo della Sinistra, quel popolo che si ostina a pensare che possa esistere una vita migliore, un paese con leggi rispettate, dove personaggi come Berlusconi siano relegati li dove devono, nelle pagine del gossip delle riviste da sfogliare dal parrucchiere, quel popolo lì si sta ribellando ai suoi "leader" e si sta autoorganizzando politicamente.
E' un fatto nuovo, storico, e nessuno ne parla.
Si  è svolta il 14 luglio a Cinecittà una assemblea molto partecipata in cui gli autoconvocati di SINISTRA E LIBERTA'  hanno aderito ad una mozione che richiede un percorso costitunte e partito subito, a partire dall'appuntamento nazionale di Settembre, e la stessa cosa sta succedendo in tutta Italia.
 Arrivano notizie, che la rete ritrasmette in tempo reale, di assemblee simili in tutta Italia. La necessità di slegarsi dall'immobilismo e dalla mancanza programmatica che sino ad ora ha caratterizzato la sinistra italiana ( o meglio quel che resta di detta sinistra) è esplosa.
E' un fatto nuovo, eccezionale. Si apre ora la possibilità di dare finalmente vita ad un partito vero, la cui istanza principale non sia la sistemazione materiale del suo gruppo dirigente, ma reali istanze politiche espresse dalla base.
La cosa mi riempie di soddisfazione, perchè testimonia che la nostra provocazione del "partito Subito", con tanto di statuto e norme,  è perfettamente in linea con il sentire comune  del popolo della sinistra.
Staremo a vedere.
Intanto AUTORGANIZZAZIONE!!!!!!
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categoria:politica, democrazia, socialismo, sinistra e libertà
giovedì, 02 luglio 2009
Sui monti della Navarra, tra boschi e paesaggi incantati, mnetre da pellegrino laico sono assorto nella meditazione sui mie limiti e su come fare ad arrivare a Santiago di Compostela con tutte e due le gambe in condizioni non proprio pietose, proprio li', proprio su piu' bello che mancava poco all'estasi, e non c'era neanche Santa Teresa, mi arriva una telefonata da quel posto che io iniziavo gia' a pensare fosse stato solo un incubo: l'Italia. Era Vera, e' vera.
- Ciao, ho saputo che avete sciolto Sinistra Democratica
- Si, abbiamo dato corso a quello che...
Mi interrompe nervoso - Ma chi lo ha deciso?
- Beh, erano un milione, sono venuti a votare per noi...
- ma queste cose non si fanno cosi'
- ???
- Il vostro e' un metodo antidemocratico...
Finalmente trovo la forza di ribattere - Guarda che ne abbiamo dato annuncio pubblico, ma tu dov'eri ? Sai, sono mesi che noi ci roviamo il mercoledi' alle 18, ma non ricordo di averti mai visto.
- Queste cose non si fanno cosi', il consiglio di garanzia...
- Il consiglio di garanzia??  Vuoi dire quell'organo del movimento da cui aspettiamo ormai da tre mesi qualche notizia? Esiste allora?

Vi risparmio il resto. Compagni. Il vertice e' da abbandonare tutto. Prendiamo Vendola e scappiamo, subito!!
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categoria:politica, democrazia, sinistra democratica, sinistra e libertà
venerdì, 29 maggio 2009

Mentre continua a tenere banco la telenovela "Noemi e il Cavaliere",  - Meno male qualcuno si è indignato. Fosse anche tutto un calcolo preelettorale, meglio di niente - sono invece passate in secondo piano le altre grandi vittime dell'accadimento: le "veline". Quelle belle ragazzotte di buona salute e grandi speranze, quasi candidate alle elezioni europee, la cui splendida carriera politica è stata interrotta dagli improperi della signora Veronica.

Meno male, diranno in molti. Meno male? Dirò io. Però con il punto di domanda. Perchè credo che quanto accaduto debba sollecitare una domanda (o più domande) in noi  e a seguire delle inevitabili riflessioni sull'argomento: come può accadere che essere una bella ragazza e interpretare "Eliva di Rivombrosa" o partecipare al "Grande Fratello" diventino titolo di merito per la candidatura politica? 

Gira in questi giorni per il web un bel documentario dal titolo IL CORPO DELLE DONNE che fornisce in parte una risposta , almeno laddove evidenzia la quasi totale mercificazione dell'immagine mediatica del corpo femminile e laddove evidenzia come questo stesso corpo assuma, sempre mediaticamente ma anche materialmente, forme sempre più innaturali. Chi vuole approfondire veda il documentario, ne vale la pena.

Io però, sono un uomo. E posso e devo parlare con gli occhi e la mente di ciò che sono e chiedermi la mia parte in tutto questo.  E' vero, confesso, rispetto a una coscia lunga, un sedere tondo, un seno pieno, la mia reazione naturale è di grande interesse e concentrazione sugli argomenti esposti. Che ce posso fà? E' il testosterone che - per fortuna - anche ai miei 46 anni continua  a circolare per l'organismo.

Sono quindi colpevole? O forse sono vittima? Direi tutti e due. Sono vittima laddove chi conosce le reazioni del mio istinto le sfrutta per i suoi interessi; sarei colpevole laddove accettassi acriticamente le tesi esposte (e che siano esposte non c'è dubbio.) Ho usato il condizionale perche, personalmente, non accetto acriticamente le tesi esposte ( nonostante il testosterone faccia il suo lavoro).

Dalla mia posizione di vittima, "colpevole" di essere uomo credo che sia una aberrazione l'ostentazione continua della bellezza femminile associata ad ogni tipo di prodotto, dalle colle, ai pneumatici, alle creme, alle case, ai viaggi, e da ultimo alla politica, ridotta anch'essa a prodotto.

Quando ero ragazzo e partecipavo ai cortei di protesta, ricordo che, tra i vari spezzoni di cortei, ognuno organizzato politicamente (qualcuno anche militarmente), c'era lo spezzone femminista. Mi preoccupava, mi inquietava anche. D'accordo, ero adolescente allora e la donna mi faceva paura in se, come soggetto ancora sconosciuto. Ma mi inquietava la loro diversità, alterità, e sopratutto impenetrabiltà ideale. Tra l'altro, essendo stagione di lotte, la mia ragione non poteva non riconoscere il fatto che le loro rivendicazioni fossero in larga parte nel giusto.

Ecco, quello che io oggi vedo come assenti, non sono tanto i diritti delle donne. Molto ancora c'è da fare, ma i costumi e gli usi da trent'anni a questa parte sono veramente molto cambiati. Tanto di quello che allora era oggetto di rivendicazione, ora è uso comune. Le mie figlie non devono discutere per avere la loro libertà, è un dato acquisito. Non è questo che è assente. Ciò che manca è l'mpenetrabilità, l'esclusività del pensiero femminile. Quello che non c'è è il pensiero interamente e solamente femminile impegnato nella costruzione della propria identità personale e sopratutto sociale.

Oggi quel pensiero è assente, e cosa ancora più sconvolgente, (almeno a me sembra) il pensiero femminile attuale ha assunto i caratteri del pensiero maschile.  Il pensiero femminile è cioè diventato simile al maschile. Con questo non voglio assolutamente annunciare dolori e tristezze per il ricordo delle donne angelo del focolare! Tutt'altro. A me colpisce invece una donna che, per esempio nei confronti del bello estetico femminile, abbia in tutto e per tutto il mio stesso occhio.

Colpisce altresì dover constatare che in campo lavorativo si debba fare i conti con donne che hanno introiettato intimamente lo stesso carattere predatorio maschile, abdicando totalmente a quelle che invece sono le capacità più complesse proprie delle donne, capaci per istinto, di conciliare spirito materno e sensualità, per esempio o di coordinare le loro vite di mogli con quelle di lavoratrici.

Ma, allora? Come deve porsi un uomo di fronte a una società che gli offre, o donne proprio come la sua più perversa fantasia le vorrebbe, o al contrario come fossero proprio uomini anch'esse?

Sinceramente non  lo so, e mi piacerebbe veramente avere una platea ( di uomini prima che di donne) con cui discuterne per elaborarne un pensiero socialmente compiuto. Nel frattempo, nel mio piccolo, penso che l'uomo ha alcune (non molte ) cose rivendicabili come originalmente sue e altre sempre originalmente sue da esercitare però come i tempi richiedono. 

Uno è il senso di paternità, e me lo rivendico tutto. Credo che un uomo nei suoi rapporti con l'altro sesso debba esercitare ciò che la natura gli ha dato: la capacità di offrire protezione. Nel metro naturalmente che questa società dà, ma senza rinunciarci. Cioè senza intaccare la libertà altrui (femminile di oggi), ma offrendo la naturale protezione dell'uomo quando questa è necessaria e naturale. Per fare degli esempi pratici: accompagnare a casa l'amica-amante-moglie-etc; pagargli la cena-pranzo-mostra-aperitivo-etc quando si è insieme (che non significa non accettare il contraccambio, ma cercare però in questo senso di accudire); cercare di risolvere piccoli problemi pratici della vita quotidiana, quali fare un biglietto del treno-cambiare una presa-prenotare al ristorante-parcheggiare-etc (che non significa non sapere che lei può tranquillamente farlo da sola, semplicemente - magari non sempre - cercare di sostenere l'altra); offrire la propria solidarietà nelle scelte dell'altra, facendo da contraltare, ma con una criticità morbida, non competitiva, ma costruttiva, così appunto come farebbe un padre.

Accanto alla paternità, di cui ho detto, un'altra delle cose rivendicabili come originale dell'uomo è la specifica capacità di amare la donna, intendo con questo la capacità di penetrare proprio in senso fisico la donna. La natura ci ha fatto così è così sia.  Questo originale capacità fisica oggi si scontra con un immaginario di donna che - lo abbiamo detto poc'anzi - o è disegnato da Manara, o sembra uscito or orora da un consiglio di amministrazione ( estremizzo per sintetizzare). Ciò, per fortuna, non toglie in genere all'uomo la voglia di "penetrare". Solo, io credo, che la situazione imponga uno sforzo ulteriore a noi uomini: lo sforzo di distinguere sempre e nettamente i piani di incontro con il genere femminile.  Credo cioè sia necessario per l'uomo d'oggi tenere ben presente che - per esempio - la splendida donna nuda che ha nel letto e con cui sta esercitando lo specifico compito che la natura gli ha donato, li in quel letto è si la più lasciva e dolce delle compagne di letto, ma fuori di li potrebbe anche essere il suo capo ufficio, e il fatto di aver goduto di ogni suo "favore", non gli dona proprio alcun potere "possessorio o proprietario" su di lei. Se non un giusto e naturale senso di "paternità" di cui abbiamo detto prima.

Che c'entra tutto questo con le veline, direte voi?

C'entra. Perchè è l'idea che ci facciamo dei nostri rapporti con l'altro/a che disegna la realtà, e disegnandoci originalmente la realtà come la vogliamo, che  togliamo spazio a chi vorrebbe imporcela disegnandocela a suo proprio uso consumo e beneficio.

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categoria:donne, filosofia, femminismo, democrazia, veline
martedì, 21 ottobre 2008

Egregio signor Sindaco Alemanno,

mi unisco a Lei nel chiedere a gran voce il ritorno della legalità in questa città. Insieme così potremo festeggiare la possibilità, finalmente, di dare a tutti i giovani degli spazi liberi e legali dove potersi incontrare, socializzare, fare esperienza di impegno civile, di godere insieme della giovinezza.

Perchè sono certo che questo Lei intendeva. Non pensava certo Lei, quando oggi professava la sua fede nel ritorno della legalità, a spegnere nei giovani questo anelito partecipativo. Specialmente in tempi come i nostri così avari di coscienza civile. Perchè come credo sappia, non sono molti i giovani - sia a destra che a sinistra che al centro - interessati a impegnarsi in prima persona nel sociale, nei quartieri, a fare "politica" nel senso più alto che questo povero e bistrattato termine ha.

Non lo posso credere. Lei che ha così tanta attenzione per la cura spirituale dei suoi cittadini.  Credo quindi che il suo prossimo passo sarà quello di porre a disposizione di questi giovani gli spazi comunali inutilizzati affinchè possano avere finalmente spazi per incontrarsi e crescere. Anzi, so che farà di più. Penserà ad un piano organico che fornisca ogni rione e quartiere della città di spazi per i giovani. Uno storico piano per i giovani. Tale da lasciare davvero il segno in questa città.

Non intendeva questo? Su, non scherzi! Come pensa possiamo credere che Lei abbia voglia di fomentare lo scontro con questa gioventù già abbastanza bistrattata di per sè. Una gioventù che ha di fronte una società con parole d'ordine quali precarietà, crisi, insicurezza. Come pensa che noi possiamo credere che Lei voglia favorire lo scontro tra le opposte fazioni di giovani, così diversi politicamente, eppure entrambi impegnati a cercare spazi reali di realizzazione dei propri bisogni.

Certo Lei, che giovane non è più, avrà, come tanti, nella memoria il passato di questo paese e di questa città, quando giovani di opposte fazioni avevano come principale occupazione quella di passare i loro anni migliori a farsi agguati e nel peggiore dei casi a spararsi; tutto questo mentre il mondo manteneva sulle loro teste le proprie grandi e immutabili divisioni, e politici ignavi facevano da neutri agenti esecutori e insieme custodi di quel sistema. Lei che certamente ricorda, non posso pensare abbia semplicemente preso il posto di quei custodi del passato. Non posso pensare che oggi proprio Lei ci riproponga quello schema.

Ci spieghi, signor Sindaco, cosa intende per legalità. Non ci lasci nel dubbio. Non lasci nel dubbio questi giovani, di cui Le ricordo, Lei è - volente o no - il primo rappresentante. Ce lo spieghi, e lo spieghi a tutti. Che sia chiaro cosa vuole fare. Che sia chiaro a tutti. Principalmente a tutti questi giovani, di sinistra, di centro e di destra . Affinchè tutti sappiamo e capiscano - al contrario del passato - dove è la vera legalità, e se del caso si uniscano per difenderla, la vera legalità.

Ci illumini, signor Sindaco.

postato da: Faberjack alle ore 23:09 | Permalink | commenti
categoria:politica, democrazia, legalità, alemanno
sabato, 04 ottobre 2008

Che bello!

Invecchiare ha i suoi vantaggi. Ho avuto il privilegio di veder cadere a 26 anni il famigerato muro berlinese, e con lui l'illusione che dietro ci si nascondesse il comunismo (beato chi l'ha mai visto!) ; oggi a 45 assisto al crollo del capitalismo. E proprio vero, tutto ha fine. 

Certo la caduta del capitalismo è moto più soft, ma certamente di caduta si tratta. Dopo quanto sta succedendo ora in America, e di rimbalzo praticamente in tutto il mondo, voglio vedere se sentirò ancora  qualcuno predicare la beltà del libero mercato senza sentire, di concerto e di commento, una sonora pernacchia.

Naturalmente, siccome il nostro è un paese barzelletta, mentre il più grande stato liberista del mondo effettua la più grande operazione socialista di tutti i tempi, intervenendo e comprando a mani basse obbligazioni, proprietà bancarie e quant'altro serva pur far sopravvire il sistema, da noi l'intervento dello stato, anzi di più, anche solo il fatto che lo stato offra direttamente dei servizi ai suoi cittadini, è visto come il più grande peccato. Uno spreco. Perchè si sà, i privati, il libero mercato è meglio...

Però ridere di tutto questo non basta. Perchè a me fa ridere, confesso. No, bisogna fare un passo ulteriore. Riflettere e trarre delle conclusioni, degli insegnamenti da tutto ciò.

La mia prima riflessione va alle teorie e alle interpretazioni in generale. Io sono sempre stato un grande fautore della teoria, e personalmente ho sempre cercato di non contrapporla alla pratica, anzi di pensarla una come parte dell'altra e verifica della stessa.

Poi però ho sentito bisogno di fare un passo ulteriore e ho cominciato a distinguere più che la teoria dalla pratica, la realtà dall'interpretazione della stessa. Faccio un esempio per essere più chiaro. Immaginiamo che vogliamo capire come funziona la vita economica degli esseri umani. Potremmo osservare, nella nostra realtà, che se di un bene c'è abbondanza il suo prezzo di scambio non è alto; al contrario se è raro il suo prezzo di scambio è alto. Se lo stesso bene prima è scarso poi è più disponibile il suo prezzo varia in crescendo, poi si ferma assestandosi quindi in relazione all'offerta e alla domanda del bene stesso.  Da qui, interpretando la realtà potremmo fare una teoria di quello che abbiamo visto e chiamarla Liberismo; perchè no?

Ma mettiamo che il bene in questione sia il pane, o l'acqua. Dei beni necessari a tutti e indispensabili. Nella realtà, se essi fossero scarsi e il loro prezzo troppo alto ci troveremmo da una parte che chi ha la disponibilità del bene si arricchisce a dismisura e dall'altra chi non l'ha, si impoverisce o addirittura muore (di fame o di sete). Tra l'altro, essendo il bene prezioso, potrebbe darsi il caso che qualcuno voglia truffare adulterandolo per venderne di più a basso prezzo. Cosa succede? succedono due cose: La prima è che servono delle regole per controllare la vendita del bene e la seconda che qualcuno potrebbe non essere d'accordo che poche persone controllino risorse necessarie a tutti e che quindi reagisca per riequilibrarne con giustizia la distribuzione. 

Bene. Ora facciamo teoria delle nostre osservazione e... ta dà! Abbiamo inventato lo statalismo e il socialismo. Contenti?

Ora per arrivare dove siamo in questo momento non rimane che fare un altro passo: chiudere gli occhi, dimenticare del tutto la realtà e vivere solo delle teorie che la spiegano, facendo in modo possibilmente che siano tra loro in contrasto. Ed eccoci nel terzo millennio.

Bene, per quanto mi riguarda è quì, è proprio qui in questo punto che mi sono strarotto i coglioni di stare a sentire chiunque sia abbarbicato alla sua teoria come se stesse in chiesa a pregare. Basta. Io voglio guardare la realtà e agire su di essa senza essere prigioniero di interpretazioni della stessa. Ma senza dimenticarle, le interpretazioni. E come potrei? Sono quello che mi consente di leggerla, la realtà. Solo devo rimanere cosciente che non sono la realtà, sono l'interpretazione della realtà.

Così mi sento più libero. Così posso lasciare - per esempio - fluttuare liberamente il prezzo di un bene ( il whisky) e tenere controllato il prezzo di un altro (il pane).  E lo posso fare senza offendere alcun grande economista.

postato da: Faberjack alle ore 17:29 | Permalink | commenti (1)
categoria:politica, comunismo, filosofia, democrazia, socialismo, capitalismo, consumo etico
venerdì, 11 luglio 2008
Oggi, su alcuni quotidiani della capitale è uscito il farneticante annuncio di un "comitato di residenti esquilino" che, per il rispetto delle regole (?) ha annunciato che con mazze ferrate sfonderà personalmente le vetrine di negozi che a loro giudizio non sono in regola con la legge.
Credo proprio che questo paese sia veramente ridotto male. Si prova ripetutamente a far saltare anche le più elementari norme della democrazia. In questo quadro deve essere impegno di tutti cercare di difendere quanto sinora conquistato e mantenere e far crescere una idea di società che non trova il proprio fondamento nella violenza, ma nella certezza del diritto e nel rispetto della legalità.
Quindi, come uomo impegnato in politica mi sono sentito in dovere di scrivere ai referenti politici e amministrativi per segnalare la situazione e solltecitare una reazione democratica.
Attendiamo fiduciosi.
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C.a. Sig. Presidente I Municipio Orlando Corsetti
E pc.Sig. Sindaco    Gianni Alemanno    
 
Egregio presidente,
gli abitanti dei quartiere Esquilino Monti non sono rimasti sorpresi leggendo i proclami razzisti contro le comunità straniere enunciati di una minoranza che proprio non riesce a uscire dalla dimensione della “squadraccia” per passare al vero rispetto della legalità.
Per fortuna la grande maggioranza degli abitanti è ben lontana da questi enunciati e comportamenti che sanno di “ventennio”, ed è invece – e da tempo – impegnata a costruire percorsi di integrazione e rispetto della legalità che sono la vera strada per lo sviluppo e la crescita di una civile convivenza tra le diverse comunità.
Convivenza che è ad oggi un percorso obbligato dal carattere stesso della nostra società, che vede merci e uomini in veloce movimento tra i diversi stati.
Il quartiere Esquilino in questi anni è stato un esempio di civile convivenza, e non basteranno poche minacce dal carattere razzista a incrinare il lavoro sinora svolto.
Piuttosto le istituzioni sono chiamate a vigilare sul rispetto della legalità da parte di tutti: sia di chi senza titolo alcuno si arroga il diritto di parlare a nome di tutto un pacifico territorio e invece non rappresenta che la propria violenza; sia di chi opera nel commercio o nell’economia del territorio, di qualsiasi nazionalità esso sia.
Nello specifico del tessuto economico, oltre a invitarla a verificare e a far rispettare, con gli strumenti istituzionale che Le competono, la legalità degli esercizi commerciali oggetto di discussione, colgo l’occasione per segnalarLe come da più di un anno dormano negli uffici del primo municipio le richieste effettuate dalla quasi totalità degli esercizi commerciali cinesi per l’installazione delle insegne commerciali nella doppia lingua cinese/italiano.
Come Lei sa, nella scorsa legislatura la passata giunta comunale strinse un accordo di legalità con la comunità cinese, e questo prevedeva, tra le altre cose, che gli esercizi commerciali avessero le insegne anche nella nostra lingua. La comunità cinese ha aderito in massa a questa richiesta, ma ci risulta che ad un anno di distanza, delle oltre cento richieste effettuate, ne siano state evase solo quattro.
Le segnalo il problema perché sono certo che entrambi possiamo convenire come la convivenza e l’integrazione delle diverse comunità siano il frutto del comune impegno di istituzioni e cittadini per la legalità, e della capacità di una amministrazione di rappresentare a tutti i cittadini onesti, di qualsiasi nazionalità essi siano, il lavoro di gestione del proprio territorio di competenza, il rispetto degli impegni presi.
Fabrizio Rasori
Coordinatore Sinistra Democratica Celio Esquilino Monti
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categoria:politica, democrazia
sabato, 21 giugno 2008

E' ormai da molti anni che si è sviluppato e ha preso piede quello che viene comunemente chiamato "consumo etico". Si tratta di un insieme di prodotti che, dalle lontane zone di origine arrivano a noi "direttamente" senza "quasi" alcuna intermediazione. Questo processo "assicurerebbe" al produttore una resa maggiore e dovrebbe evitargli di venire sfruttato dalla solita multinazionale di turno. La distribuzione di questi prodotti è affidata poi ai negozi del cosidetto "terzo settore". Associazioni solidaristiche  senza scopo di lucro che si occupano di prodotti etnici e non.

Opera notevole e meritoria. Ho usato comunque il virgolettato in molti termini perchè continuo a nutrire una certa diffidenza di fondo verso percorsi e modalità di consumo che manifestano la loro azione più che altro con caratteristiche elitarie e lontane dal popolo.

Insomma, ben venga l'azione di tutti questi organismi, anche se mi piacerebbe verificare come si forma il costo finale dei prodotti "etici".

Comunque, il fine ultimo del mio discorso è diverso. Io credo che il consumo etico è un altro. Oggi, il cittadino medio è abbastanza espropriato delle sue prerogative democratiche. Assiste in genere impotente a quanto viene deciso da chi lo governa, e in genere quando vota, viene manipolato e convinto di vivere in un paese dove è necessario mettere i soldati agli angoli delle strade, dove le strade sono affollate di feroci stupratori e disinvolti rapinatori, tutti stranieri, dove tutte le leggi sono state fatte per nuovere al capo del governo, e quindi vanno modificate. Quando non è manipolato in genere è costretto a scegliere il meno peggio, e spesso si astiene per non scegliere.

Però. Però in questo desolante quadro c'è qualcosa che è veramente democratico e rimane nelle libere facoltà del cittadino. E questo è - incredibilmente - proprio la cosa che è più manipolata: Il consumo.

Il consumo in ogni sua forma: il consumo culturale, televisivo, alimentare, di beni durevoli. Tutti i consumi. E' nella nostra facolta ( e nei limiti delle nostre possibilità economiche) decidere cosa come quando e quanto consumare.

Anni fa, forse i più lo hanno dimenticato, in Sudafrica vigeva l'apartheid. L'europa attuò l'embargo totale sui prodotti sudafricani. Io allora lavoravo per Il Manifesto (noto quotidiano di sinistra), però facevo la cosa più di destra: raccoglievo pubblicità per lo stesso. Ora accadde che avessi preso una bella pubblicità di un film, e già mi pregustavo il guadagno, quando... quando si è scoperto che la produzione di quel film era sudafricana. Il giornale rifiutò la pubblicazione, e io con dolore, - lo ammetto - ma fui daccordo. E ancora oggi sono daccordo con quella scelta che pure colpì decisamente e pesantemente la mia tasca.

Come è andata a finire lo sappiamo tutti: L'apartheid è stato abolito e Mandela (che allora era in carcere) è diventato il presidente di quel paese.

Ecco, questa è precisamente la mia idea di consumo etico: un consumo o un non consumo che costringa chi lo subisce a rivedere la sua azione.

Per questo è da tempo che non vedo alcun telegiornale Fininvest, Non consumo da anni alcun prodotto israeliano (inizierò quando saranno tornati sui confini del '67), cerco prodotti realizzati sul territorio Italiano. Cerco cioè di conservare al mio consumo un carattere etico, dove etico significa principalmente che voglio che nei prodotti sia contenuta una etica: il rispetto del lavoratore, il rispetto dell'ambiente, il rispetto della democrazia.

Certo, non è che sempre è possibile. Però pensate che bomba se tutti i cittadini democratici boicottassero i prodotti pubblicizzati dalle reti Finivest. Non è un inno al boicottaggio. Ognuno è libero di fare ciò che più gli aggrada. D'altronde l'abbiamo detto: il consumo è democratico.

Ps. Io amo la nutella e sono rimasto addolorato quando ho scoperto ciò

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categoria:cultura, filosofia, democrazia, consumo etico