sabato, 04 ottobre 2008

Che bello!

Invecchiare ha i suoi vantaggi. Ho avuto il privilegio di veder cadere a 26 anni il famigerato muro berlinese, e con lui l'illusione che dietro ci si nascondesse il comunismo (beato chi l'ha mai visto!) ; oggi a 45 assisto al crollo del capitalismo. E proprio vero, tutto ha fine. 

Certo la caduta del capitalismo è moto più soft, ma certamente di caduta si tratta. Dopo quanto sta succedendo ora in America, e di rimbalzo praticamente in tutto il mondo, voglio vedere se sentirò ancora  qualcuno predicare la beltà del libero mercato senza sentire, di concerto e di commento, una sonora pernacchia.

Naturalmente, siccome il nostro è un paese barzelletta, mentre il più grande stato liberista del mondo effettua la più grande operazione socialista di tutti i tempi, intervenendo e comprando a mani basse obbligazioni, proprietà bancarie e quant'altro serva pur far sopravvire il sistema, da noi l'intervento dello stato, anzi di più, anche solo il fatto che lo stato offra direttamente dei servizi ai suoi cittadini, è visto come il più grande peccato. Uno spreco. Perchè si sà, i privati, il libero mercato è meglio...

Però ridere di tutto questo non basta. Perchè a me fa ridere, confesso. No, bisogna fare un passo ulteriore. Riflettere e trarre delle conclusioni, degli insegnamenti da tutto ciò.

La mia prima riflessione va alle teorie e alle interpretazioni in generale. Io sono sempre stato un grande fautore della teoria, e personalmente ho sempre cercato di non contrapporla alla pratica, anzi di pensarla una come parte dell'altra e verifica della stessa.

Poi però ho sentito bisogno di fare un passo ulteriore e ho cominciato a distinguere più che la teoria dalla pratica, la realtà dall'interpretazione della stessa. Faccio un esempio per essere più chiaro. Immaginiamo che vogliamo capire come funziona la vita economica degli esseri umani. Potremmo osservare, nella nostra realtà, che se di un bene c'è abbondanza il suo prezzo di scambio non è alto; al contrario se è raro il suo prezzo di scambio è alto. Se lo stesso bene prima è scarso poi è più disponibile il suo prezzo varia in crescendo, poi si ferma assestandosi quindi in relazione all'offerta e alla domanda del bene stesso.  Da qui, interpretando la realtà potremmo fare una teoria di quello che abbiamo visto e chiamarla Liberismo; perchè no?

Ma mettiamo che il bene in questione sia il pane, o l'acqua. Dei beni necessari a tutti e indispensabili. Nella realtà, se essi fossero scarsi e il loro prezzo troppo alto ci troveremmo da una parte che chi ha la disponibilità del bene si arricchisce a dismisura e dall'altra chi non l'ha, si impoverisce o addirittura muore (di fame o di sete). Tra l'altro, essendo il bene prezioso, potrebbe darsi il caso che qualcuno voglia truffare adulterandolo per venderne di più a basso prezzo. Cosa succede? succedono due cose: La prima è che servono delle regole per controllare la vendita del bene e la seconda che qualcuno potrebbe non essere d'accordo che poche persone controllino risorse necessarie a tutti e che quindi reagisca per riequilibrarne con giustizia la distribuzione. 

Bene. Ora facciamo teoria delle nostre osservazione e... ta dà! Abbiamo inventato lo statalismo e il socialismo. Contenti?

Ora per arrivare dove siamo in questo momento non rimane che fare un altro passo: chiudere gli occhi, dimenticare del tutto la realtà e vivere solo delle teorie che la spiegano, facendo in modo possibilmente che siano tra loro in contrasto. Ed eccoci nel terzo millennio.

Bene, per quanto mi riguarda è quì, è proprio qui in questo punto che mi sono strarotto i coglioni di stare a sentire chiunque sia abbarbicato alla sua teoria come se stesse in chiesa a pregare. Basta. Io voglio guardare la realtà e agire su di essa senza essere prigioniero di interpretazioni della stessa. Ma senza dimenticarle, le interpretazioni. E come potrei? Sono quello che mi consente di leggerla, la realtà. Solo devo rimanere cosciente che non sono la realtà, sono l'interpretazione della realtà.

Così mi sento più libero. Così posso lasciare - per esempio - fluttuare liberamente il prezzo di un bene ( il whisky) e tenere controllato il prezzo di un altro (il pane).  E lo posso fare senza offendere alcun grande economista.

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categoria:politica, comunismo, filosofia, democrazia, socialismo, capitalismo, consumo etico
sabato, 21 giugno 2008

E' ormai da molti anni che si è sviluppato e ha preso piede quello che viene comunemente chiamato "consumo etico". Si tratta di un insieme di prodotti che, dalle lontane zone di origine arrivano a noi "direttamente" senza "quasi" alcuna intermediazione. Questo processo "assicurerebbe" al produttore una resa maggiore e dovrebbe evitargli di venire sfruttato dalla solita multinazionale di turno. La distribuzione di questi prodotti è affidata poi ai negozi del cosidetto "terzo settore". Associazioni solidaristiche  senza scopo di lucro che si occupano di prodotti etnici e non.

Opera notevole e meritoria. Ho usato comunque il virgolettato in molti termini perchè continuo a nutrire una certa diffidenza di fondo verso percorsi e modalità di consumo che manifestano la loro azione più che altro con caratteristiche elitarie e lontane dal popolo.

Insomma, ben venga l'azione di tutti questi organismi, anche se mi piacerebbe verificare come si forma il costo finale dei prodotti "etici".

Comunque, il fine ultimo del mio discorso è diverso. Io credo che il consumo etico è un altro. Oggi, il cittadino medio è abbastanza espropriato delle sue prerogative democratiche. Assiste in genere impotente a quanto viene deciso da chi lo governa, e in genere quando vota, viene manipolato e convinto di vivere in un paese dove è necessario mettere i soldati agli angoli delle strade, dove le strade sono affollate di feroci stupratori e disinvolti rapinatori, tutti stranieri, dove tutte le leggi sono state fatte per nuovere al capo del governo, e quindi vanno modificate. Quando non è manipolato in genere è costretto a scegliere il meno peggio, e spesso si astiene per non scegliere.

Però. Però in questo desolante quadro c'è qualcosa che è veramente democratico e rimane nelle libere facoltà del cittadino. E questo è - incredibilmente - proprio la cosa che è più manipolata: Il consumo.

Il consumo in ogni sua forma: il consumo culturale, televisivo, alimentare, di beni durevoli. Tutti i consumi. E' nella nostra facolta ( e nei limiti delle nostre possibilità economiche) decidere cosa come quando e quanto consumare.

Anni fa, forse i più lo hanno dimenticato, in Sudafrica vigeva l'apartheid. L'europa attuò l'embargo totale sui prodotti sudafricani. Io allora lavoravo per Il Manifesto (noto quotidiano di sinistra), però facevo la cosa più di destra: raccoglievo pubblicità per lo stesso. Ora accadde che avessi preso una bella pubblicità di un film, e già mi pregustavo il guadagno, quando... quando si è scoperto che la produzione di quel film era sudafricana. Il giornale rifiutò la pubblicazione, e io con dolore, - lo ammetto - ma fui daccordo. E ancora oggi sono daccordo con quella scelta che pure colpì decisamente e pesantemente la mia tasca.

Come è andata a finire lo sappiamo tutti: L'apartheid è stato abolito e Mandela (che allora era in carcere) è diventato il presidente di quel paese.

Ecco, questa è precisamente la mia idea di consumo etico: un consumo o un non consumo che costringa chi lo subisce a rivedere la sua azione.

Per questo è da tempo che non vedo alcun telegiornale Fininvest, Non consumo da anni alcun prodotto israeliano (inizierò quando saranno tornati sui confini del '67), cerco prodotti realizzati sul territorio Italiano. Cerco cioè di conservare al mio consumo un carattere etico, dove etico significa principalmente che voglio che nei prodotti sia contenuta una etica: il rispetto del lavoratore, il rispetto dell'ambiente, il rispetto della democrazia.

Certo, non è che sempre è possibile. Però pensate che bomba se tutti i cittadini democratici boicottassero i prodotti pubblicizzati dalle reti Finivest. Non è un inno al boicottaggio. Ognuno è libero di fare ciò che più gli aggrada. D'altronde l'abbiamo detto: il consumo è democratico.

Ps. Io amo la nutella e sono rimasto addolorato quando ho scoperto ciò

postato da: Faberjack alle ore 17:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:cultura, filosofia, democrazia, consumo etico