Mi ha colpito, nella storia della civiltà (chiamiamola così) degli ultimi anni, il percorso del Sudafrica nella sua uscita da quella terribile cosa che era l'Apartheid. Io mi aspettavo, una volta finito quell'ingiusto ordine sociale, una sanguinosa resa dei conti. Un torrente infinito di sangue alimentato da una vendetta che avrebbe avuto, bisogna dire, tutti i motivi di esistere.
Invece no. Non c'è stato nulla di tutto questo. In quel paese c'è stata una reale transizione pacifica dall'apartheid alla democrazia. Ma questo transizione non è stata il frutto di una rimozione. Affatto.
Fu costituita in quel paese, una "Commissione per la Verità e la Riconciliazione" in cui le vittime della discriminazione potevano raccontare la loro tragedia, la loro sofferenza, e i carnefici potevano ottenere il perdono confessando e dicendo tutta la verità. Tutto questo perchè c'era la convinzione che solo dalla verità, dal perdono e dal pentimento poteva nascere la speranza di un nuovo futuro, non più di lutto, per quel paese.
Che strano, invece, che un paese come il nostro, in cui non passa giorno senza che gli si rivendichino immortali e sempiterne radici cristiane, e il cristianesimo è il perdono, pure, la cultura del perdono semplicemente non esiste.
La fine della seconda guerra mondiale ha segnato, per noi, l'epoca della vendetta. A seguire, nessun pentimento, nessun perdono. Solo amnistia e rimozione.
Da gli anni settanta e dai suoi lutti non si è mai usciti. Ancora oggi rincorriamo i pochi colpevoli sfuggiti alle maglie della giustizia e raminghi per il mondo come fosse la cosa più importante del mondo, mentre i pluricondannati che hanno scontato tutta la pena possibile ancora, e per sempre, non sono riabilitati nè riabilitabili. Insieme non esiste, per quegli anni, reo confesso dei suoi reati, se si esclude Marino, l'accusatore di Sofri.
Il nostro, io credo, è un paese così profondamente immaturo da essere condannato a perdersi.






