giovedì, 19 febbraio 2009

Mi ha colpito, nella storia della civiltà (chiamiamola così) degli ultimi anni, il percorso del Sudafrica nella sua uscita da quella terribile cosa che era l'Apartheid. Io mi aspettavo, una volta finito quell'ingiusto ordine sociale, una sanguinosa resa dei conti. Un torrente infinito di sangue alimentato da una vendetta che avrebbe avuto, bisogna dire, tutti i motivi di esistere.

Invece no. Non c'è stato nulla di tutto questo. In quel paese c'è stata una reale transizione pacifica dall'apartheid alla democrazia. Ma questo transizione non è stata il frutto di una rimozione. Affatto.

Fu costituita in quel paese, una "Commissione per la Verità e la Riconciliazione" in cui le vittime della discriminazione potevano raccontare la loro tragedia, la loro sofferenza,  e i carnefici potevano ottenere il perdono confessando e dicendo tutta la verità. Tutto questo perchè c'era la convinzione che solo dalla verità, dal perdono e dal pentimento poteva nascere la speranza di un nuovo futuro, non più di lutto, per quel paese.

Che strano, invece, che un paese come il nostro, in cui non passa giorno senza che gli si rivendichino immortali e sempiterne radici cristiane, e il cristianesimo è il perdono, pure, la cultura del perdono semplicemente non esiste.

La fine della seconda guerra mondiale ha segnato, per noi, l'epoca della vendetta. A seguire, nessun pentimento, nessun perdono. Solo amnistia e rimozione.

Da gli anni settanta e dai suoi lutti non si è mai usciti. Ancora oggi rincorriamo i pochi colpevoli sfuggiti alle maglie della giustizia e raminghi per il mondo come fosse la cosa più importante del mondo, mentre i pluricondannati che hanno scontato tutta la pena possibile ancora, e per sempre, non sono riabilitati nè riabilitabili. Insieme non esiste, per quegli anni, reo confesso dei suoi reati, se si esclude Marino, l'accusatore di Sofri.

Il nostro, io credo, è un paese così profondamente immaturo da essere condannato a perdersi.

PERDONO
E nel mattino nuovo
prenderemo insieme
le nostre bandiere,
il sangue dei caduti
e i giorni perduti
a gridare verità.
Li poseremo lievi
in terra consacrata
e guardandoci nel viso
conferesseremo piano
ogni storia sbagliata.
Scaveremo insieme
la fossa del dolore
profonda quanto basta
per poter dimenticare.
E nel mattino nuovo
facendo un passo avanti
perdoneremo entrambi
le ferite ancora aperte,
le lacrime versate.
E quel mattino nuovo
nel giorno appena sorto
sarà come un bambino
felice di esser nato.
Capace di giocare,
ridere parlare,
scrivere la storia
e finalmente vivere
non solo di memoria.
 
postato da: Faberjack alle ore 22:34 | Permalink | commenti
categoria:poesia, politica, amore, perdono
lunedì, 22 dicembre 2008
L’amore muore
come cadono le stelle
in attimi visibili
distanti e solitari
e a nulla vale
gridare desideri.
postato da: Faberjack alle ore 09:34 | Permalink | commenti
categoria:poesia, amore