In questi giorni (causa una fiction tv), ma sarebbe più esatto dire in questi anni, sta avendo un discreto successo Rino Gaetano, un cantante degli ultimi anni 70.
A me devo dire, dall'alto dei miei 44 anni piaceva già all'epoca (cioè in vita lui medesimo). Mi piaceva perchè nella nostra politica adolescenza di allora, nella mia in particolare, con il suo ironico modo di filtrare i guasti della società si offriva come una chiave di lettura della realtà, trasversale. Efficace, leggera, capace di svestire il mondo della sua artificiosa serietà per lasciarlo nudo e - spesso - ridicolo nelle sue azioni, sino a riportarlo all'altezza di tutti noi, del popolo. Finalmente leggibile.
Non era il solo. La fine degli anni settanta aveva con sè altri ironici anticorpi alla piombifera aria che tutto ricopriva ( e che poi vinse) e tutti soffocava. Penso agli indiani metropolitani ( me li ricordo, sdraiati a terra, dipinti come indiani, a gridare: Sacrifici! Sacrifici! Il tutto per prendere in giro Berlinguer, o ancora a inneggiare alla "GASTRONOMIA OPERAIA" ironizzando sulla serietà delle lotte di allora. A posteriori possiamo certo dire che qualche risata di più e qualche pallottola di meno ci avrebbero fatto un gran bene.
Ma, perchè nulla passi invano - e nulla passa invano checchè se ne dica - è necessario raccogliere e conservare il buono dove questo è stato, dove questo è. E io sono sicuro che, così come c'è del marcio in Danimarca, allo stesso modo la risata è seppellente.
Allora, una via culturale della mia minuscola casa editrice sarà la via dell'ironia. Non parlo della satira - non per escluderla, ma perchè non credo abbia bisogno di me - parlo proprio della sana e popolare ironia sui costumi del popolo, dei potenti. Per ridere. Per pensare. Mi vengono in mente Guareschi, Chiara, Marchesi. (magari trovassi autori così!)
Comunque, ironia!!!






