Gira in questi giorni per le radio italiane una bellissima versione di una vecchia canzone di Claudio Lolli reinterpretata da Luca Carboni.
Proprio tempo fa pensavo a questa canzone. Uscito dal lavoro mi accingevo ad entrare in un supermercato per comprare qualcosa per la cena. Ero mediamente depresso. Immerso in tutti i problemi del difficile quotidiano non ero certo felice. Meno che mai sereno.
Di fronte al supermercato c'è una fermata dell'autobus, e in attesa c'erano un gruppo di zingari. Ragazzi, ragazze, bambini, adulti. Insomma un pò di tutte le età. Erano vestiti come al solito di povere cose. Però mi colpirono. Mi colpì in particolare la loro felicità. Erano indubbiamente contenti.
Ne sono rimasto colpito, e ho pensato tra me, mentre da solo ero immerso nei problemi economici, politici, affettivi, e chi più ne ha più ne metta: "Ma che c'avranno da esse contenti? Guarda come stanno." Non fanno una bella vita gli zingari. Hanno delle speranze di vita che a malapena sono la metà della nostra, una scolarità minima, una incidenza di malattie altissima. Insomma, non è che c'hanno molto di cui essere felici.
E ci ho riflettuto, sulla felicità di quel gruppetto di zingari, e dopo lungo dibattito interiore sono arrivato alla conclusione che erano felici perchè erano insieme. Era un gruppo che condivideva la vita, e questo li rendeva allegri. Come un gruppo di amici in vacanza, o solo insieme davanti a un bar.
Quindi, se così è, basta poco per essere felici: condividere la vita.







