Le stelle sfuggivano velocemente come lucciole da corsa. Non poteva guardarle per più di un attimo. Eppure erano li sopra la sua testa, tutte intorno a lui nel buio della notte. Le sentiva. Le vedeva comunque. Il motore girava al massimo con un suono armonico, quasi un canto. In coppia, avrebbe detto il suo amico meccanico: "Quando entra in coppia lo senti cantare". Era vero. Era un canto. Energia pura. Il contachilometri segnava duecento. Sentiva il vento tirargli la pelle. Vietato aprire la bocca. Vietato ridere. Al massimo sorridere ma poco, altrimenti il vento gli avrebbe spalancato la bocca. Era felice. Era come volare. Se la moto avesse avuto le ali sicuramente sarebbe decollato. Come un uccello. Un uccello notturno. Un veloce uccello notturno. Il più veloce uccello notturno. Doveva rallentare. Tra poco avrebbe dovuto rallentare, il rettilineo stava finendo. Ma se avesse potuto avrebbe accellerato. Se ci fosse stata ancora potenza nel motore l'avrebbe usata. Tutta. Tutta sino a volare.
Egregio signor Sindaco Alemanno,
mi unisco a Lei nel chiedere a gran voce il ritorno della legalità in questa città. Insieme così potremo festeggiare la possibilità, finalmente, di dare a tutti i giovani degli spazi liberi e legali dove potersi incontrare, socializzare, fare esperienza di impegno civile, di godere insieme della giovinezza.
Perchè sono certo che questo Lei intendeva. Non pensava certo Lei, quando oggi professava la sua fede nel ritorno della legalità, a spegnere nei giovani questo anelito partecipativo. Specialmente in tempi come i nostri così avari di coscienza civile. Perchè come credo sappia, non sono molti i giovani - sia a destra che a sinistra che al centro - interessati a impegnarsi in prima persona nel sociale, nei quartieri, a fare "politica" nel senso più alto che questo povero e bistrattato termine ha.
Non lo posso credere. Lei che ha così tanta attenzione per la cura spirituale dei suoi cittadini. Credo quindi che il suo prossimo passo sarà quello di porre a disposizione di questi giovani gli spazi comunali inutilizzati affinchè possano avere finalmente spazi per incontrarsi e crescere. Anzi, so che farà di più. Penserà ad un piano organico che fornisca ogni rione e quartiere della città di spazi per i giovani. Uno storico piano per i giovani. Tale da lasciare davvero il segno in questa città.
Non intendeva questo? Su, non scherzi! Come pensa possiamo credere che Lei abbia voglia di fomentare lo scontro con questa gioventù già abbastanza bistrattata di per sè. Una gioventù che ha di fronte una società con parole d'ordine quali precarietà, crisi, insicurezza. Come pensa che noi possiamo credere che Lei voglia favorire lo scontro tra le opposte fazioni di giovani, così diversi politicamente, eppure entrambi impegnati a cercare spazi reali di realizzazione dei propri bisogni.
Certo Lei, che giovane non è più, avrà, come tanti, nella memoria il passato di questo paese e di questa città, quando giovani di opposte fazioni avevano come principale occupazione quella di passare i loro anni migliori a farsi agguati e nel peggiore dei casi a spararsi; tutto questo mentre il mondo manteneva sulle loro teste le proprie grandi e immutabili divisioni, e politici ignavi facevano da neutri agenti esecutori e insieme custodi di quel sistema. Lei che certamente ricorda, non posso pensare abbia semplicemente preso il posto di quei custodi del passato. Non posso pensare che oggi proprio Lei ci riproponga quello schema.
Ci spieghi, signor Sindaco, cosa intende per legalità. Non ci lasci nel dubbio. Non lasci nel dubbio questi giovani, di cui Le ricordo, Lei è - volente o no - il primo rappresentante. Ce lo spieghi, e lo spieghi a tutti. Che sia chiaro cosa vuole fare. Che sia chiaro a tutti. Principalmente a tutti questi giovani, di sinistra, di centro e di destra . Affinchè tutti sappiamo e capiscano - al contrario del passato - dove è la vera legalità, e se del caso si uniscano per difenderla, la vera legalità.
Ci illumini, signor Sindaco.
Ieri a Roma c'è stata una grande manifestazione. Tutta la sinistra tutta si è ritrovata per le strade del centro, e eravamo tanti. E stato bello. Un pò di speranza in questo periodo che veramente non ne offre molta. Una sorta di piccola rinascita della sinistra, che ha dimostrato di esistere ancora.
A lato della manifestazione, dovendo fare un regalo al mio caro fratellino che festeggia i sui venerandi 43 ( e da cui sarò a pranzo tra poco), ci allunghiamo io e Liliana alla vecchia cara RINASCITA, storica libreria di sinistra posizionata in via delle Botteghe Oscure, accanto al cosidetto Bottegone, che tanti dolori e soddisfazioni ci ha dato nel passato, sino a che non è stato ceduto per pagare i debiti del "dopo guerra fredda".
Insomma, capitiamo lì e troviamo grandi sconti. 30 % su tutti i titoli e 50% sui CD. Però! Che culo, ho pensato. Un bel risparmio. Gli faccio un paio di libri al mio fratellino.
Mentre giriamo per gli scaffali cercando qualche bel libro, veniamo invitati dai gestori della libreria ad un ultimo brindisi, perchè la libreria chiude! Come chiude? Rinascita chiude? La storica Rinascita delle Botteghe Oscure? Si, ci spiegano. Chiude per ristrutturazione, dicono. Ma quando dicono per ristrutturazione sembra che recitino un De profundis. Ed è chiaro a tutti i presenti che si tratta proprio una chiusura. Un altro pezzetto del mondo di sinistra che se ne va dal centro della capitale.
Tutti noi che siamo li salutiamo così la fine di un' epoca con un caloroso applauso e una bevuta di saluto, e insieme di augurio che Rinascita possa risorgere meglio di come era. Lei e tutta la sinistra.
Che bello!
Invecchiare ha i suoi vantaggi. Ho avuto il privilegio di veder cadere a 26 anni il famigerato muro berlinese, e con lui l'illusione che dietro ci si nascondesse il comunismo (beato chi l'ha mai visto!) ; oggi a 45 assisto al crollo del capitalismo. E proprio vero, tutto ha fine.
Certo la caduta del capitalismo è moto più soft, ma certamente di caduta si tratta. Dopo quanto sta succedendo ora in America, e di rimbalzo praticamente in tutto il mondo, voglio vedere se sentirò ancora qualcuno predicare la beltà del libero mercato senza sentire, di concerto e di commento, una sonora pernacchia.
Naturalmente, siccome il nostro è un paese barzelletta, mentre il più grande stato liberista del mondo effettua la più grande operazione socialista di tutti i tempi, intervenendo e comprando a mani basse obbligazioni, proprietà bancarie e quant'altro serva pur far sopravvire il sistema, da noi l'intervento dello stato, anzi di più, anche solo il fatto che lo stato offra direttamente dei servizi ai suoi cittadini, è visto come il più grande peccato. Uno spreco. Perchè si sà, i privati, il libero mercato è meglio...
Però ridere di tutto questo non basta. Perchè a me fa ridere, confesso. No, bisogna fare un passo ulteriore. Riflettere e trarre delle conclusioni, degli insegnamenti da tutto ciò.
La mia prima riflessione va alle teorie e alle interpretazioni in generale. Io sono sempre stato un grande fautore della teoria, e personalmente ho sempre cercato di non contrapporla alla pratica, anzi di pensarla una come parte dell'altra e verifica della stessa.
Poi però ho sentito bisogno di fare un passo ulteriore e ho cominciato a distinguere più che la teoria dalla pratica, la realtà dall'interpretazione della stessa. Faccio un esempio per essere più chiaro. Immaginiamo che vogliamo capire come funziona la vita economica degli esseri umani. Potremmo osservare, nella nostra realtà, che se di un bene c'è abbondanza il suo prezzo di scambio non è alto; al contrario se è raro il suo prezzo di scambio è alto. Se lo stesso bene prima è scarso poi è più disponibile il suo prezzo varia in crescendo, poi si ferma assestandosi quindi in relazione all'offerta e alla domanda del bene stesso. Da qui, interpretando la realtà potremmo fare una teoria di quello che abbiamo visto e chiamarla Liberismo; perchè no?
Ma mettiamo che il bene in questione sia il pane, o l'acqua. Dei beni necessari a tutti e indispensabili. Nella realtà, se essi fossero scarsi e il loro prezzo troppo alto ci troveremmo da una parte che chi ha la disponibilità del bene si arricchisce a dismisura e dall'altra chi non l'ha, si impoverisce o addirittura muore (di fame o di sete). Tra l'altro, essendo il bene prezioso, potrebbe darsi il caso che qualcuno voglia truffare adulterandolo per venderne di più a basso prezzo. Cosa succede? succedono due cose: La prima è che servono delle regole per controllare la vendita del bene e la seconda che qualcuno potrebbe non essere d'accordo che poche persone controllino risorse necessarie a tutti e che quindi reagisca per riequilibrarne con giustizia la distribuzione.
Bene. Ora facciamo teoria delle nostre osservazione e... ta dà! Abbiamo inventato lo statalismo e il socialismo. Contenti?
Ora per arrivare dove siamo in questo momento non rimane che fare un altro passo: chiudere gli occhi, dimenticare del tutto la realtà e vivere solo delle teorie che la spiegano, facendo in modo possibilmente che siano tra loro in contrasto. Ed eccoci nel terzo millennio.
Bene, per quanto mi riguarda è quì, è proprio qui in questo punto che mi sono strarotto i coglioni di stare a sentire chiunque sia abbarbicato alla sua teoria come se stesse in chiesa a pregare. Basta. Io voglio guardare la realtà e agire su di essa senza essere prigioniero di interpretazioni della stessa. Ma senza dimenticarle, le interpretazioni. E come potrei? Sono quello che mi consente di leggerla, la realtà. Solo devo rimanere cosciente che non sono la realtà, sono l'interpretazione della realtà.
Così mi sento più libero. Così posso lasciare - per esempio - fluttuare liberamente il prezzo di un bene ( il whisky) e tenere controllato il prezzo di un altro (il pane). E lo posso fare senza offendere alcun grande economista.