Herzog soffre e non sa perchè. Ha due matrimoni finiti alle spalle, altrettanti figli, ma non è quello che lo fa soffrire. Herzog pensa, incessantemente; e scrive, scrive i suoi pensieri in forma di lettera. E cerca di capire. Cerca di capire dov'è l'errore. Se è in lui, se è negli altri. Cosa, dove, quando tutto è diventato sbagliato? Perchè lei non l'ama? Di più, lo odia. Lo odia anche per quel suo pensare.
Herzog corre sul filo della pazzia, borderline si direbbe oggi, e piano, pagina dopo pagina recupera se stesso, la sua individualità, il suo essere uomo, i suoi sentimenti. Li prende, uno ad uno e li riporta a se dopo averli esaminati ben bene sotto la luce della nostra strana e moderna società. Un cammino difficile, complesso, eppure alfine semplice, umano.
Era tempo che non leggevo un libro così interessante. Herzog, edito nel 1963 (ormai 45 anni fà) è più attuale che mai. L'uomo che soffre nella inconciliabilità tra lettura della realtà e realtà stessa, sembra oggi l'immagine dei nostri intellettuali, sempre più lontani dal vissuto, sempre meno "gente".
La scrittura è poi eccezionale. Herzog riflette, scrive i suoi pensieri, dialogando poi con una galleria di personaggi incisi col bulino e vivi come mai in tutti i loro chiaroscuri. Bellow riesce quindi nel miracolo di dare tre voci al suo personaggio senza straniare mai il lettore dalla storia, dalla sua storia, che l'autore ricostruisce passo dopo passo.
Come nasce la nostra visione del mondo? Cosa ci ha segnato dalla nascita ad oggi per condurci, grandi e maturi ad essere dei perfetti inetti alla vita sociale, o al contrario dei grandi inseriti nel contesto? E soprattutto, è possibile parlarne scavandosi dentro sempre con una certa ironia senza annoiarsi di se?
Pare di si. Da leggere assolutamente
Per saperne di più di Bellow un articolo di Fernanda Pivano in occasione della sua morte nel 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Spettacoli/2005/04_Aprile/06/bellow.shtml








, il cui bene sociale sarà una vecchia barca, il cui capitano sarà un vecchio ( e simpatico) pazzo che ogni tanto scrive poesie.