sabato, 21 giugno 2008

E' ormai da molti anni che si è sviluppato e ha preso piede quello che viene comunemente chiamato "consumo etico". Si tratta di un insieme di prodotti che, dalle lontane zone di origine arrivano a noi "direttamente" senza "quasi" alcuna intermediazione. Questo processo "assicurerebbe" al produttore una resa maggiore e dovrebbe evitargli di venire sfruttato dalla solita multinazionale di turno. La distribuzione di questi prodotti è affidata poi ai negozi del cosidetto "terzo settore". Associazioni solidaristiche  senza scopo di lucro che si occupano di prodotti etnici e non.

Opera notevole e meritoria. Ho usato comunque il virgolettato in molti termini perchè continuo a nutrire una certa diffidenza di fondo verso percorsi e modalità di consumo che manifestano la loro azione più che altro con caratteristiche elitarie e lontane dal popolo.

Insomma, ben venga l'azione di tutti questi organismi, anche se mi piacerebbe verificare come si forma il costo finale dei prodotti "etici".

Comunque, il fine ultimo del mio discorso è diverso. Io credo che il consumo etico è un altro. Oggi, il cittadino medio è abbastanza espropriato delle sue prerogative democratiche. Assiste in genere impotente a quanto viene deciso da chi lo governa, e in genere quando vota, viene manipolato e convinto di vivere in un paese dove è necessario mettere i soldati agli angoli delle strade, dove le strade sono affollate di feroci stupratori e disinvolti rapinatori, tutti stranieri, dove tutte le leggi sono state fatte per nuovere al capo del governo, e quindi vanno modificate. Quando non è manipolato in genere è costretto a scegliere il meno peggio, e spesso si astiene per non scegliere.

Però. Però in questo desolante quadro c'è qualcosa che è veramente democratico e rimane nelle libere facoltà del cittadino. E questo è - incredibilmente - proprio la cosa che è più manipolata: Il consumo.

Il consumo in ogni sua forma: il consumo culturale, televisivo, alimentare, di beni durevoli. Tutti i consumi. E' nella nostra facolta ( e nei limiti delle nostre possibilità economiche) decidere cosa come quando e quanto consumare.

Anni fa, forse i più lo hanno dimenticato, in Sudafrica vigeva l'apartheid. L'europa attuò l'embargo totale sui prodotti sudafricani. Io allora lavoravo per Il Manifesto (noto quotidiano di sinistra), però facevo la cosa più di destra: raccoglievo pubblicità per lo stesso. Ora accadde che avessi preso una bella pubblicità di un film, e già mi pregustavo il guadagno, quando... quando si è scoperto che la produzione di quel film era sudafricana. Il giornale rifiutò la pubblicazione, e io con dolore, - lo ammetto - ma fui daccordo. E ancora oggi sono daccordo con quella scelta che pure colpì decisamente e pesantemente la mia tasca.

Come è andata a finire lo sappiamo tutti: L'apartheid è stato abolito e Mandela (che allora era in carcere) è diventato il presidente di quel paese.

Ecco, questa è precisamente la mia idea di consumo etico: un consumo o un non consumo che costringa chi lo subisce a rivedere la sua azione.

Per questo è da tempo che non vedo alcun telegiornale Fininvest, Non consumo da anni alcun prodotto israeliano (inizierò quando saranno tornati sui confini del '67), cerco prodotti realizzati sul territorio Italiano. Cerco cioè di conservare al mio consumo un carattere etico, dove etico significa principalmente che voglio che nei prodotti sia contenuta una etica: il rispetto del lavoratore, il rispetto dell'ambiente, il rispetto della democrazia.

Certo, non è che sempre è possibile. Però pensate che bomba se tutti i cittadini democratici boicottassero i prodotti pubblicizzati dalle reti Finivest. Non è un inno al boicottaggio. Ognuno è libero di fare ciò che più gli aggrada. D'altronde l'abbiamo detto: il consumo è democratico.

Ps. Io amo la nutella e sono rimasto addolorato quando ho scoperto ciò

postato da: Faberjack alle ore 17:22 | Permalink | commenti (1)
categoria:cultura, filosofia, democrazia, consumo etico
martedì, 17 giugno 2008

Il puzzle si compone di tante parti diverse. Ognuna indipendente, con i suoi colori, la sua forma. E invece non. Non è così. Ogni forma, ogni elemento, se messo nel modo giusto si incastra con gli altri, a formare un disegno. Un intento comune. Bello. Purtroppo spesso non  è cosi.

 Nella vita, la cosa più odiosa è scoprirsi elemento inconsapevole di un puzzle.  Di qualcune che ha deciso di manovrarti per il suo personale disegno. Qualcosa di cui tu non sei cosciente. Sei solo l'inconsapevole partecipante. Ma come scoprire se si è diventati inconsapevole elemento di un puzzle? Piccola parte di un diseno più grande manovrato da un anonimo (o anche cognomato) burattinaio? C'è un solo modo, parlare con gli altri elementi del puzzle. Confrontarsi, parlare.

Li si scopre come e perchè il burattinaio si muove. Cosa vuole, a cosa mira.

E sopratutto come difendersi.

 

postato da: Faberjack alle ore 23:07 | Permalink | commenti (1)
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domenica, 01 giugno 2008

FALSITA'

Il simulacro di un attimo

scorre

con il mio sorriso sulle labbra.

postato da: Faberjack alle ore 07:42 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia