sabato, 24 maggio 2008

Diversi anni fa, non molti in fondo, qui, nella vecchia europa non si viveva bene. C'era una forte crisi economica, alta disoccupazione, alta inflazione. Anche dal punto di vista morale non era proprio una gran cosa. Le certezze di un tempo erano state scosse da grandi accadimenti, come la prima guerra mondiale. Questo mix mortale, crisi economica e crisi morale furono tra i principali responsabili dell'instaurarsi dei regimi autoritari della destra, sfociati poi nel regime nazista in germania e nel regime fascista in italia. Dimenticavo l'altro componente fondamentale del mix mortale: la condiscenza dell'opposizione. Si, perchè alla fine si decise, un pò dappertutto, che "l'uomo forte" era necessario per aggiustare le cose.

Oggi, in Italia, guarda un pò il caso abbiamo una crisi economica diciamo di un certo peso,  una crisi morale che, insomma, è di rilievo; per chiudere abbiamo anche una opposizione in parlamento che è ridicolo chiamare così. Insomma, il mix mortale si è riformato di nuovo.

- Ma cosa vuoi dire, che torniamo alla dittatura?    Vi potreste chiedere voi. No, non dico questo, e la storia poi non si ripere mai uguale. Dico però che sono inquieto, molto inquieto. Vedo intorno a me una situazione estremamente degradata. Vedo una società dove gli anticorpi della democrazia sono pochi, troppo pochi. E soprattutto non vedo nella coscienza sociale la consapevolezza del momento storico che il paese sta vivendo.

E' notizia di oggi l'aggressione di un commerciante nel quartiere Pigneto di Roma. La sua colpa: essere straniero. E' ancora notizia di oggi l'aggressione ad un attivista gay. La sua colpa: essere gay.

Non essendo più un ragazzino attendo con ansia l'annuncio dell'arresto di questi strani figuri che compiono azioni simili. Lo attendo con ansia perchè ho ancora nella memoria folle di ragazzini, di destra e di sinistra, presi e impegnati a farsi giustizia da sè a suon di P38 e bombe molotov, e veramente non ho voglia di rivedere questo film. La differenza la può fare solo la certezza del diritto, e sempre questa, la certezza del diritto fa la differenza tra una falsa e una vera democrazia.

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categoria:politica, democrazia
venerdì, 02 maggio 2008

Le cicogne
di Fabrizio Rasori.

Un breve testo teatrale dedicato a Pasolini, e in particolare alla sua morte

Le cicogne

Personaggi:
Fabio - Il pescatore
Giacomo - Il naturalista
Ester - La fiumarola

È notte. Notte di luna piena. Il fondale del palcoscenico riproduce una notte stellata. La Luna è in rilievo. Una sfera luminosa che riproduce esattamente le macchie della superficie lunare. 

Il palcoscenico riproduce il piazzale di fiumara (Ostia) dove è stato ucciso Pasolini. A sinistra il monumento a Pasolini. Dietro una duna alta 1.70. A destra, arretrata rispetto al monumento un’altra duna. Alta 2 m. Dietro la duna, si staglia in lontananza la sagoma - dai contorni illuminati della luna - di una grossa bilancia da pesca. Il calpestio del palcoscenico è coperto di terriccio, e vi è anche una pozza di acqua salmastra, piovana. Poco spostato dal monumento vi è un grosso sasso, alto come una sedia. Musica = Chat Baker  

I° Coro 
È Morto il Poeta (pausa breve
infine le furie lo hanno raggiunto 
e nessuno ha risposto al richiamo d’aiuto 
È morto il poeta 
e il suo sangue è perduto 
in una pozza salmastra 
È morto il poeta 
e la sua anima vaga 
tra il fiume ed il mare 

II° Coro 
Non senti anche tu un silenzio pesante? 
non vedi come tutto è più scuro? 

I° Coro 
È morto il poeta 
e perduto è il suo forte vagare 
nel giorno dell’uomo 
È morto il poeta 
e chiusi sono gli occhi stranieri 
che addolcivan gli affanni 

Musica

Silenzio = 15 secondi 
Rumore di risacca marina piano in lontananza, poi sempre più piano 
Entra il pescatore dal lato diagonalmente opposto del monumento. Non più di 30 anni. Ai piedi degli stivali bassi da pesca. In testa un cappello da pesca a falde strette. Indosso un giaccone da pesca con molte tasche. Pantaloni di velluto. A tracolla la sua borsa. Nelle mani uno sgabello da pesca e le sue canne. Lentamente traversa il palcoscenico guardardosi attorno con attenzione. Al centro della scena quasi si ferma, guarda verso il pubblico come se cercasse qualcuno. Guarda verso le quinte. Poi verso le dune. Va verso la duna più alta, poggia ciò che ha in mano, e arrampicandosi guarda oltre. Poi ridiscende, riprende ciò che ha poggiato e si dirige verso il monumento. Poggia di nuovo ciò che ha in mano alle spalle del monumento. Prende il suo sgabello, lo apre e vi si siede. Dalla borsa che ha a tracolla tira fuori un piccolo thermos, che poggia sul basamento del monumento, poi tira fuori un libro e si accinge a leggerlo. Ma non vede bene. Prende allora dalla tasca dei suoi pantaloni una torcia portatile. L’appoggia sul basamento e la accende. 
Contemporaneamente all’accensione della torcia, le luci si abbassano e un occhio di bue illumina il pescatore. Rimangono illuminate la luna, le dune (dal basso verso l’alto), la sagoma della bilancia da pesca (come se ricevesse la luce lunare). 

Pescatore: 
io non dovrei essere qui. Cosa ci vengo a fare? Avrei pure di meglio da fare. (pausa) Anche solo pescare. (pausa) (si guarda attorno) È come un tempio. Un cerchio magico. Io… io lo sto cercando. (si alza) (guarda verso il monumento) Lo so che è qui. (pausa) (scuote la testa e si rimette seduto coprendosi il volto con le mani) Ma che cos’è! che cos’è (alzando un po’ il tono della voce) (si alza di nuovo e si volge verso il monumento e a lui rivolgendosi) Ho letto tutti i tuoi libri; ho visto tutti i tuoi film. (pausa) Le opere teatrali (accompagnando la frase con la mano) Le poesie (compassionevole); Le interviste. Eppure non capisco. (pausa
Ma cosa vuoi da me! (alzando la voce

Naturalista: 
Forse un po’ di silenzio! (da fuori scena

Pescatore: 
Chi è là! Chi sei? (sorpreso e spaventato
sei tu, finalmente?! (ansioso

(la luce si allarga sino a comprendere la duna più bassa
Naturalista: 
Non credo proprio di conoscerti (sporgendosi dalla duna più bassa) anche se mi sembra di averti già visto qui (in tono più basso

Pescatore:  
No, non sei tu (con una nota di delusione

Naturalista: 
Chi ti aspettavi, Pasolini ? (in tono ironico) (entra in scena

Pescatore:  
E se così fosse? ( fa un passo indietro risentito

Naturalista: 
Padrone di aspettare chi vuoi. Però l’attesa sarà lunga. Almeno sino al giorno dell’apocalisse. (pausa breve) Se ci credi. Solo, per favore, non parlare. Spaventi le cicogne, e se abbandonano il nido è un vero disastro. 

Pescatore:  
Scusami scusami scusami (passeggiando) Lo so, sto diventando pazzo. Non dovrei essere qui. A pescare! Dovrei essere a pescare. Così ho detto anche a mia moglie. “Dove vai a quest’ora?” mi ha chiesto. “Dormi, tu che ci riesci, non ti preoccupare” le ho risposto, vado a passare la notte in riva al mare. Ormai lo faccio spesso. Si è girata e ha continuato a dormire (pausa) Le cicogne hai detto? Qui ci sono le cicogne? 

Naturalista: 
Già, se non lo sai questa è anche area protetta. È ancora piccola ma diventerà una grande oasi naturalistica. Quando tutti gli abusivi saranno andati via, tra il fiume e il mare sarà solo natura. Si, c’è il porto, ma non dà fastidio. E quest’anno, per la prima volta da molti secoli, forse la prima volta in assoluto, si sono fermate le cicogne. E si stanno riproducendo! 
E tu con le tue urla le stavi facendo agitare! 

Pescatore: 
Scusami scusami scusami (passeggiando) davvero non volevo disturbare. Te l’ho detto, sto andando a pesca. Mi sono fermato solo un momento (pausa) per riflettere. Ecco, stavo riflettendo. (si vuole convincere di quello che dice) Riflettevo ad alta voce! 

Naturalista: 
Eh! siete in diversi che venite qui a riflettere! Una processione! 

Pescatore: 
Ha si?! (visibilmente sollevato) In diversi? Ma guarda! (pausa) Io però non ho mai incontrato nessuno. 

Naturalista: 
Ma io si! (ironico) Questo è il mio terzo turno di guardia al nido e ogni sera; ogni sera è passato qualcuno. Io l’ho fatto presente al presidente che questo andirivieni disturba le cicogne, ma lui dice che il parco letterario non si può evitare... Davvero se non l’avessi visto non ci avrei creduto. Dopo tanti anni ancora questo interesse. Vengono qui. Guardano il posto. La statua. Si lamentano; sembra chiedano consiglio; e dopo un po' se ne vanno. 

Pescatore: 
Se ne vanno così, senza dire nulla? 

Naturalista: 
Beh, si! 

Pescatore: 
Ma se ne vanno soddisfatti o..? 

Naturalista: 
Ma non lo so! A me basta che se ne vadano in silenzio! 

Pescatore: 
Scusami scusami (pausa
Vuoi un caffe? (pausa) È un caffè caldo! (indicando il thermos

Naturalista: 
Beh, non dovrei lasciare il posto di osservazione, ma a quest’ora… ma si! Grazie, accetto volentieri. 

Il pescatore va verso il monumento dove è poggiato il thermos, dove è raggiunto dal naturalista. Il pescatore prende un altro bicchiere dalla sua borsa e versa il caffè in due bicchieri (Il caffè dev’essere fumante
Pescatore: 
Quanto zucchero? 

Naturalista: 
Uno scarso grazie. 

I due si siedono. Il pescatore sul suo sgabello, il naturalista sul sasso. i due prendono il caffè
Naturalista: 
Sai, mi dispiace se sono stato sgarbato, ma la cicogna si stava agitando. Noi la teniamo sotto controllo giorno e notte. È molto importante che si riproduca. Ma ci pensi! Quì non si era mai vista una cicogna. E poi, guarda, non riesco proprio a capire cosa ci trovate in lui. (indicando il monumento). 

Pescatore:  
Ma non lo sai che era un grande regista! Un poeta! 

Naturalista: 
Si, ma è passato tanto tempo! È storia vecchia! Un poeta marxista! Ma dai! Nel terzo millennio! Il muro è caduto, sai?! Te ne sarai accorto! Ci sono problemi più importanti oggi! 

Pescatore:  
Si, è vero, il muro è caduto. (il tono è triste) Eppure io lo sento intorno a me questo muro. Ogni parola non detta è un nuovo mattone, e mi sembra ogni giorno più alto. 

Naturalista: 
E Pasolini che c’entra? 

Pescatore:  
Già, che c’entra? E’ proprio questo il punto! Io non lo so che c’entra. So solo che c’entra. (si alza) È come qualcosa che io conosco, ma che ho dimenticato. Quel nome che hai sulla punta della lingua e non ricordi… 

Naturalista: 
... E non hai pace sino a quando non ti torna in mente 

Pescatore:  
Proprio così! (guardandolo) Ma che cos’è! Perché io lo sento che lui me lo può dire. È qualcosa che sta nelle sue opere, ma io non l’ho trovato. Eppure l’ho cercato. 

Naturalista: 
Io li ho letti i suoi libri. Ho visto anche i suoi film. Tanto tempo fa. (pausa, come se ricordasse qualcosa che aveva voluto dimenticare) Ora non mi interessa più la letteratura. Non è il momento di farsi domande. Dobbiamo essere realisti. Guarda cosa abbiamo combinato con le nostre illusioni. No! Io non ci casco più. Preferisco gli animali. Da quando mi sono separato poi, ho tanto tempo per gli animali. (pausa) Ma poi, che morte! Un uomo di cultura come lui! Ucciso in modo così squallido! Non capisco perché abbiano voluto farci un monumento qui. Era meglio dimenticarlo questo posto. 

Pescatore:  
Io ero un ragazzino quando è successo. Facevo la scuola media. Ricordo, la mia professoressa d’italiano. Di sinistra e tanto illuminata. (pausa) Almeno sino a quel momento. Prima disse bene dei suoi libri, ma poi si arrabbiò. Era fuori si sé. Disse che non si perdona chi adesca i ragazzini, e che si era meritato la sua morte. Io, più si arrabbiava e parlava, più diventavo rosso. Sembrava parlasse a me. (pausa) Io ero colpevole. Ero colpevole come Pasolini. Ma poi perché? Io sapevo che non c’entravo niente. E quale colpa poteva avere Pasolini per meritare la morte? Quale colpa merita la morte? 

Naturalista:
Ha! Ho capito! Ma allora il tuo è un problema di sesso! 

Pescatore:  
No, Non hai capito niente. Non c’entra niente questo, e poi sono grande, sposato; con figli! No, non ho più dubbi. Potrei perdermi ancora e sempre solo per gli occhi di una donna. (pausa) Per non parlare del resto. No, Io sono qui perché devo essere qui. 

Naturalista: 
Ma che problemi sono i tuoi? Il tuo problema è che non li hai, i problemi. Ora! Ora è il momento di impegnarsi a proteggere cosa ci rimane. Non è più necessario sognare qualcosa che non c’è. Dietro quella duna c’è una delle poche cicogne rimaste sulla terra, e io non voglio che sia l’ultima, ma la prima. La prima di un nuovo mondo. Un mondo sicuramente migliore di questo. 

Pescatore:  
Davvero credi che un mondo di cicogne sia migliore? (ironico

Naturalista: 
Ma non fare lo spiritoso! Sono sicuro che hai capito benissimo cosa volevo dire! 

Pescatore:  
Hai ragione, non volevo prenderti in giro. Forse è un bene che esisti. Solo che, ascoltandoti mi è venuta in mente una signora dell’est che ho incontrato andando a lavoro. Vicino la stazione. Una donna matura. Ua bella donna. I capelli lunghi raccolti sulla nuca, gli occhi chiari. Così distinta. Teneva in mano davanti a sé un bicchiere di plastica, e senza dire nulla parola chiedeva aiuto. (pausa) Aveva il volto di chi ha perso molto e non sa cosa attendersi. Avrei voluto aiutarla. Che so. Offrirle la colazione. Farla parlare. Saperne la storia. Condividere un attimo i suoi pesi. Ma poi... era tardi, non avevo monete. Non ho fatto nulla! Quel pomeriggio stesso sono ripassato di là, ma lei non c’era più, e neanche il giorno dopo. Chissà che fine ha fatto. 

Naturalista: 
È la globalizzazione. Non è mica colpa tua. Oggi chiude una fabbrica in Bielorussia e domani hai i disoccupati sotto casa. È come per l’inquinamento. Il pianeta ormai è piccolo! 

Pescatore:  
Beato te che hai una risposta per tutto, e che questo ti consola! A me ognuna di queste risposte fa nascere solo altre domande. 

Naturalista:
E allora le risposte conclusive. Quelle vere che ti risolvono e cambiano la vita le aspetti da un intellettuale “marxista” (gesto con la mano) morto trenta anni fa? Sei un illuso. Meglio, molto meglio salvare una cicogna. (pausa) Guarda arriva qualcuno. 

Pescatore:  
Mi sembra una donna anziana. Una zingara forse. 

Naturalista:
Spinge una carrozzella da bambini? Di quelle di una volta, con le ruote alte? 

Pescatore:  
Qualcosa spinge. Sì è una carrozzella dalle ruote alte. 

Naturalista: 
Allora è Ester. Una volta aveva una baracca proprio qui vicino. Poi hanno fatto il porto, l’oasi e a lei il comune ha dato una casa popolare. Ma non le piace e la notte gira sempre qui intorno. È mezza matta. 

Entra in scena Ester spingendo una di quelle vecchie carrozzelle per bambini dalla ruote grandi. Lei ha un vestito improbabile di scialli e stracci, mentre la carrozzella è piena di coperte, di bottiglie e di cartoni. 
Ester: 
Bonasera a tutta la compagnia 

Pescatore:  
Buonasera 

Naturalista: 
Buonasera Ester 

Ester: 
Chi sei, te conosco? Fatte vedè bene! 

Naturalista: 
(Accenna un piccolo passo avanti

Ester: 
Ha! er guardiano der monno novo! (con tono ironico

Naturalista: 
(al pescatore coprendosi la bocca con la mano come se dicesse un segreto) Dove c’è l’oasi c’era la sua baracca e lei pensa che è colpa nostra se è dovuta andare via. 

Ester: 
E la cicogna come sta? Ha sgravato finarmente? 

Naturalista: 
Ma le cicogne non rimangono incinte! 

Ester: 
(guardandolo con commiserazione) Ma c’iò sò, c’ìo so!; pè cchi mm’hai preso?!, posso esse tù nonna sa! Anche se un nipote così… bè lasciamo annà... E 'sto ber giovine chi è ? Nun me sembra un guardiano dell’esercito tuo. 

Pescatore:  
Piacere, Fabio (cerca di darle la mano che lei non prende, lasciandolo con la mano tesa, che dopo poco ritira). 

Ester: 
(si avvicina per guardarlo meglio) Poverino. Te fa morto male? 

Pescatore:  
(rimanendo sorpreso dalla domanda, guarda smarrito anche il naturalista non sapendo cosa rispondere

Ester: 
L’anima, te fa morto male? (gli chiede ancora). Nun c’è bisogno che dichi gnente, te lo leggo nell’occhi che stai a soffrì. 

Naturalista: 
E da quando l’anima fa male? 

Ester: 
Te nun te preoccupà, che tanto 'sto male nun tè viene, che se mai c’è l’hai avuta 'n’anima, da mò che se n’è scappata via. 

Naturalista: 
Ma insomma, c’è l’hai proprio con me. Eppure ti abbiamo aiutato. Ora hai una casa vera. Dovresti stare meglio lì che in una baracca di assi e cartoni. 

Ester:
Ma statte zitto ch’è meglio, ch’io nun t’ho chiesto gnente. (Si gira dandogli le spalle e comincia a parlare con Fabio) C’iavevo un angolo de paradiso. Er vento me veniva ner letto a carezzamme li capelli e la brezza der mare me profumava pure d’enverno, e mò me vorrebbero tenè tappata drento quei fornetti che chiameno case. Che armeno stessero zitti. E 'n po’ de decenza, per favore. 

Naturalista: 
(alle spalle di Ester fa mostra al pescatore di come lei sia pazza

Ester: 
sé, sé; è mejo che penzi che so matta. Armeno nun te vengheno li dubbi. (al pescatore) Tu però invece, dimme che c’hai che tè rattrista er core? Nun te bastano l’affetti e le cose che conosci a sanatte dar dolore? Eppure quanno tu figlia te strigne ar petto te dovresti sentì ricco! 

Pescatore:  
Io, io non so come fai a sapere tante cose di me. Forse è vero, è come dici tu, è l’anima che mi fa male. (pausa) È che… che penso… che credo… che io so! che la cura al mio dolore lui la conosce e qui la posso scoprire. (indica il monumento e il naturalista che sono allineati

Ester:
(guarda verso la statua e il naturalista) Ma chi, er guardiano? (poi ride) ma no, ho capito che voi dì. Sto a scherzà, mica so scema. Non der tutto armeno. Stai a parlà der poeta. Pasolini 
E dichi che lui te po’ guarì. (pensosa) Pò esse, Solo che seconno me, ar massimo te po’ fa capì come ce se cura. 

Pescatore:  
Sarebbe già abbastanza. 

Naturalista: 
Ma non la stare a sentire! Quella vecchia pazza ti porta sulla strada della sua follia. La tua è semplice stanchezza! Vattene a casa da tua moglie e dai tuoi figli, fai una bella dormita, e vedrai che domani… 

Ester: 
e già! Ma come mai nun ce stai tu co tu moje e co tu fijo? Te lo dico io perché. Perché insieme all’anima tua, se ne so annati pure loro! E te ancora nun te chiedi perché. 

Naturalista: 
(visibilmente colpito) Ma stai zitta, vecchia pazza. Passi le notti a dormire sui cartoni in riva al mare e…

Ester: 
Proprio nun me voi sentì eh? Beh, è già un buon segno. E allora forza, che prima da morì, t’aritrovi. 

Naturalista:
Ma insomma basta, ma chi ti credi di essere, l’oracolo di delfi? Se continui così, qui (indicando lo spiazzo) non faccio entrare più nessuno. Ma che ci sto a fare qui con voi? è proprio arrivato il momento di tornare dalla cicogna.

Ester: 
Ma quanta pena me fai, tu e l’amichi tui, così tronfi e sicuri de sé. M’avete buttato giù casa pè facce fa er nido an’uccello che nun se sarebbe mai sognato da fermasse qua, se stò monno nun fosse impazzito. E voi lo state a controllà come se fosse er salvatore e nun v’accorgete che lui stà solo a chiude le porte der cimitero. 

Naturalista: 
(si gira di spalle

Pescatore:  
Su, basta, non litigate. Non ha senso litigare qui e ora. Guardate che notte, guardate che luna. (i tre fanno silenzio e guardano la luna). 

Ester: 
Già la Luna (pausa) “che bella la luna stanotte” così ha detto pure lui (indicando il monumento

Pescatore:  
Chi l’ha detto che ? (silenzio. I due guardano Ester

Ester: 
Era 'na notte come questa. (indicando il fondale) Cò la luna piena e un gran vento de mare. (pausa) Io l’ho sentito strillà: Aiuto! M’ammazzano! (alza il tono della voce) C’ho avuto paura. Nun era mica la prima vorta che se menavano qua. Io num me so impicciata mai. Ma stavorta sò stati cattivi. E allora, dopo, so venutà a vedè ch’era successo. E Lui stava lì (indica la pozza) (pausa) Era tutto sporco de sangue, e pè fermallo s’era legato cò la camicia. Io me credevo ch’era morto, ma quanno me so avvicinata m’ha guardato. 

Pescatore:  
E ti ha detto qualcosa? 

Ester: 
(prima lo guarda in silenzio, come indecisa se rispondere o meno, poi) Come furie (sospirando

Pescatore:  
Cosa? 

Ester: 
Me so avvicinata e jò preso la mano. M’ha guardato e m’ha detto: come furie. È vero, fijo mio, jo risposto, t’hanno proprio massacrato. Lui ha provato a ride, ma nun ce la faceva. Te fa male? Jò chiesto. Ora non sento niente, m’ha risposto. (pausa) Guarda, m’ha detto, che bella la luna stanotte. Poi, piano piano, s’è come addormentato e dopo ‘npò nun respirava più. 

Pescatore:  
(piange

Naturalista: 
(dopo qualche secondo di silenzio) E poi che hai fatto? 

Ester: 
E che dovevo fà. Era morto. Me so fatta er segno della croce, l’ho fatto pure a llui e me ne sò annata dè corsa. 

Naturalista: 
Ma io non ci credo! non ho mai sentito di nessuno che abbia parlato con Pasolini prima che morisse. 

Ester:
Prima de stasera nun l’avevo mai detto. Tanto chi c’avrebbe creduto? E poi si quelli avrebbero saputo che c’ero puro io, se potevano penzà che l’avevo visti. E me venivano a sardà r’conto pure a me. E poi, a che sarebbe servito? A chi jemporta! 

Pescatore:  
A me importa! (con voce segnata dalle lacrime precedenti) Un po’ di pietà! Almeno c’è stata un po’ di pietà. E non è morto solo. Qualcuno gli ha tenuto la mano. (pausa) Fa meno male sapere che è morto così. 

Ester: 
Ho fatto solo quello che annava fatto. Pè fa la cosa giusta nun c’è bisogno de stacce a penza. Viene da sola. (pausa

Pescatore:  
È vero. (pausa) La cosa giusta viene da sola, non bisogna pensarci. (silenzio

Ester: 
Bè s’è fatto tardi. È ora che me ne vado. 'Sto posto nun lo vojo vede dè giorno che me fa troppo male. Quindi ve saluto e me ne vado. (si avvia. Poi si ferma e si gira) Aricordateve però che io nun v’ho detto gnente. Ester è solo 'na povera pazza. Nun ve venisse in mente d’annallo a raccontà perché io nun ve vengo mica dietro. Sò stata chiara? 

Naturalista: 
Stai tranquilla, che per me sei sempre solo una vecchia pazza! 

Ester: 
Eh, L’anima tua è ancora lontana! (e poi girandosi verso il pescatore) Addio caro, Nun te scordà der poeta, che te tiene cardo. E nun ce stà troppo a penzà. Fallo! Ciao. (esce di scena

Il pescatore e il naturalista si guardano un attimo 
Naturalista: 
Ma non vorrai credere a quello che ha detto! È una povera pazza. 

Pescatore:  
Beh, io però mi sento meglio. In fondo era semplice. 

Naturalista:  
Cosa era semplice?

 

Pescatore: 
Tutto. Il malessere. Senti, devo proprio andare. (comincia a raccogliere le sue cose) Ma non devi andare a controllare la cicogna? 

Naturalista:
Già, la cicogna. Me l’ero dimenticata. Adesso vado. (intanto il pescatore è quasi fuori scena. Il naturalista si accorge che il pescatore ha lasciato il suo sgabellino e il libro) scusa, ti stai dimenticando questi. 

Pescatore:  
(voltandosi). Lasciali pure lì. Potranno servire a qualcun altro. (e esce

Naturalista:
(guarda un secondo i libri, ne sfoglia uno, poi lo riposa lì, si avvia verso la duna e esce di scena

Musica - Sipario - Fine 
 
postato da: Faberjack alle ore 19:46 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia, teatro, pasolini
venerdì, 02 maggio 2008

Gli ultimi secoli sono stati anche gentili oltre che duri; hanno lasciato in eredità, insieme ai molti dolori delle guerre e degli sfruttamenti dell'uomo sull'uomo, anche qualche strumento di liberazione. Uno di questi è sicuramente il Relativismo, la cui origine in realtà è molto più antica nella storia dell'uomo, ma questo lo lasciamo a chi ha voglia di approfondire. http://it.wikipedia.org/wiki/Relativismo

Per noi oggi l'importante è il concetto. Ciò che possiamo riportare in un blog. Io sono felice di sapere che i miei pensieri, come quelli del Papa, o del Presidente della Camera, non hanno un valore assoluto. Li si possono discutere, esaminare nel quadro del sistema di valori a cui fanno riferimento, e in questo senso valutarne la validità, o al contrario la nocività. Sono, cioè, relativi e non assoluti. Non capisco quindi perchè ciò dovrebbe essere un terribile pericolo per la società moderna. Bah!

Poi, astrandosi dalla piccolezza del mio pensiero ( e pure da quella del Papa o del Presidente della Camera) mi viene da pensare alla concezione del rapporto con la natura che l'uomo ha avuto negli ultimi secoli. Un rapporto tra dominatore (l'uomo) e dominata (la natura). Dove le ragioni dell'uomo sono state centrali, e la natura semplicemente non ha avuto ragioni. Un rapporto cioè dove l'uomo è il solo valore assoluto e la natura tutta si deve solo sottomettere a ciò. Quindi, disboschiamo perchè a noi servono le terre, usiamo diserbanti perchè a noi servono monoculture, usiamo pesticidi perchè gli insetti ci abbassano le rese, eccetera eccetera, e chissenefrega se disboscando poi soffocheremo di CO2, chissefrega se poi la terra a forza di diserbanti inaridisce, chissefrega se uccidendo gli insetti muoiono gli uccelli , i loro predatori, e a seguire noi.

Noi, si sa, abbiamo un bene supremo: noi stessi. Mica siamo relativisti. Mica ci frega di ciò che è intorno.

Ebbene signori, lo confesso, a me mi frega. Ma per davvero, non per scherzo. E quando dico per davvero dico che non accetto e non posso accettare di sentire una delle nostre alte istituzioni statali fare l'apologia dell'ignoranza come se ciò fosse cosa utile, e ancora di più non posso accettare il silenzio di chi lo circonda, alleati e finti oppositori. Un silenzio colpevole, da piccoli servi di corte. Incapaci di vera creatività culturale ( e in verità non ne servirebbe poi molta).

Il relativismo è la nostra vera risorsa culturale. Dobbiamo essere coscienti della caducità dei nostri concetti. Ma non per annullarli e annullarci. Solo per poter valutare il concetto degli altri. Poi, i nostri concetti, i nostri pensieri, hanno punti di contatto con i pensieri dell'altro: sono entrambi pensieri di uomini. E questo è il vero assoluto da tenere in considerazione: l'uomo. Noi uomini possiamo creare valori, noi li possiamo cambiare affinchè siamo buoni per tutti, o almeno per i più.

Mi dispiace quindi per Lor Signori, ma io sono e resto un fautore del relativismo culturale, contro ogni assolutismo, contro ogni fondamentalismo, e scusate se, come dice il poeta (Guccini), "... non mi unisco a questa schiera, morrò pecora nera" (forse rossa).

 

postato da: Faberjack alle ore 00:35 | Permalink | commenti (3)
categoria:politica, filosofia, relativismo, democrazia