domenica, 30 marzo 2008

Domenica. Una domenica come tante. Calma, lenta, senza preoccupazioni. Ti rigiri nel letto, guardi la sveglia e sono le nove, poi le nove e venti, poi le dieci. E non ti importa,  tanto è domenica. Oggi si può poltrire. Il primo impegno è per mezzogiorno. C'é tempo. Dalla camera da letto, nel forzato dormiveglia che è il lusso della domenica mattina, senti strani rumori provenire dalla cucina, ma non ti importa. Anzi, un pò ti disturbano: perchè tutta quella attività così presto? Oggi si può dormire. Cosa vuoi, che mi alzi anch'io? No, è presto. Ti giri, ti giri di nuovo dopo pochi attimi e la sveglia dice dieci e cinquanta. Il rumore in cucina persiste. Allora ti alzi, dai. Stiracchiandoti apri le porte che separano la notte dal giorno, vai verso la lenta colazione, e li avviene la rivelazione. Improvvisa, stordente, senza appello.

Ti rendi conto che sino a quel momento, sino a quando eri nel tuo letto eri in un altro stato, un'altra nazione, addirittura con un fuso orario diverso. Li, in camera da letto erano le dieci e c'era tanto tempo. Lì, si viveva una candida e tranquilla e sonnolenta domenica mattina. Invece qui in cucina erano già le undici e si stava già facendo tardi per l'impegno delle dodici. I lavori, qui in cucina,  sono andati avanti velocemente, perchè il tempo è poco, e ti devi sbrigare, e anche tu vieni preso dall'ansia. Fai colazione velocemente. Devo andare in bagno: oddio, avrò tempo? Basta, aiuto! Ma che è successo?

E' successo che oggi è tornata l'ora legale, e tu non lo sapevi. Oddio, lo sapevi, ma diciamo che il tuo interesse per la cosa è stato relativo. Almeno sino a quel momento, quando ormai è diventato troppo tardi. E così vivi questo strano Jet Lag casalingo, tra la camera da letto e la cucina. Le figlie no, nel loro continente comunque si dorme. Per loro il trauma non esiste, passeranno dal sonno delle dieci al sonno delle undici senza colpo ferire, senza traumi. Beata gioventù.

Ma tu sei lì stordito, che fatichi a riprenderti e già pensi con dolore a domani - adesso che lo sai dell'ora solare - quando ti dovrai svegliare un'ora prima. Con dolore, ma lo dovrai fare. E per qualche giorno ancora vivrai le prime ore della giornata stordito, sicuro che qualcuno ti abbia rubato qualcosa, tipo il sonno per esempio. E non ti consola il fatto che contemporaneamente, come fossi un viaggiatore di ritorno dall'Australia, parlando in ufficio potrai mostrare un leggero fastidio dell'esistere, dicendo poi a giustificarti "sai, è il cambio d'orario". No, non ti consola.

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categoria:ironia
venerdì, 28 marzo 2008

Mi stupisce come in un panorama di agitazione e sentimenti contrastanti, dove tutto sembra possa crollare in pochi attimi, dove quelle certezze che avevi e che pensavi potessero resistere alla tempesta degli anni vacillano come alberi nella tempesta, mi stupisce dicevo, che in un panorama siffatto basti poi un raggio di sole, un sorriso luminoso, un pranzo in compagnia, a dare attimi di vera serenità.

Siamo in fondo esseri semplici e insieme meravigliosi. Capaci di astrarci da noi stessi e da ciò che ci circonda in pochi attimi. Bastano due vispi occhi scuri e una testa piena di ricci.

Meno male. 

postato da: Faberjack alle ore 22:31 | Permalink | commenti (4)
categoria:
mercoledì, 12 marzo 2008

Martedì 11 Marzo 2008 il Circolo letterario Bel-Ami, in collaborazione con la libreria “Il Mattone”ha presenta to un evento completamente dedicato alla Poesia. Tema della serata è stato il concetto di “scarto” nelle sue molteplici accezioni.

Indegnamente, anche io ho letto alcuni miei versi, che oggi, per la cronaca riporto qui.

OCCASIONI DISPERSE

Ci sono
occasioni disperse
come acqua che scorra
inutile ai fiori,
e ancora
ci sono
dipinti d’artista
tracce notturne di geni maldestri
spiegazioni del mondo
bruciate al mattino come fuochi di cappa,
come attimi tristi.
Ci sono gioiose figure di danza
sogni leggeri e luminose speranze
distorte e piegate
come carta da imballo.
Ci sono
occasioni disperse
come frutti di bosco
nati in città.


IL DONO

Vorrei
ti liberassi di me
di ciò che sono stato
di quello che non sono.
Vorrei ti liberassi di me
di ogni mia parola
sino a usare solo
un verbo tuo,
nuovo.
Vorrei ti liberassi di me
del mio tempo bruciato
delle ingombranti ceneri
sino a spazzarne via
ogni singolo grano.
Vorrei ti liberassi di me.

postato da: Faberjack alle ore 21:39 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesia
sabato, 08 marzo 2008

Ho già scritto del mio ritorno alla politica attiva. Bene, ora si è al clou: le elezioni! Tra l'altro, ho rischiato anche la candidatura (in piccolo, per un municipio romano), ma il tutto è durato un attimo. Poi comunque mi sono preso il coordinamento di una sezione ...ops, scusate il lapsus, oggi si chiamano circoli della sinistra democratica, alias sinistra arcobaleno.

Il mio approccio vuole essere quello del cittadino che si impegna in prima persona, nulla di più, nulla di meno. Questo perchè l'approccio neofita, dopo tanti anni di lontananza, in qualche modo mi consente di mantenere si l'internità ai problemi affrontati, ma anche (e scusate il ma anche) l'occhio da esterno al mondo della politica.

Bene, signori, guardando da vicino e dall'interno la macchina della politica si fanno scoperte terrificanti. Ma non sui politici, bensì sui cittadini. La politica, nel mondo che al momento mi capita di frequentare non è - o meglio non è solo - quella dei ministri e dei sottosegretari, ma è quella degli amministratori cittadini, degli eletti, degli appassionati cultori della democrazia. Un club, un grande club. Un club di veri amanti della democrazia, che imperterriti continuano a cercare di gestire l'esistente. I più con grande dignità e correttezza, nella capacità o nell'incapacità, il tutto cercando di migliorare la vita di... di un grande assente: il cittadino.

Si, perchè il cittadino se ne guarda bene di venire a discutere negli incontri, nei dibattiti, quando c'è da difendere una posizione o attaccarne un'altra. Il cittadino semplicemente non partecipa. Non tutti ovviamente; una piccola minoranza interessata esiste, ma è una piccola minoranza.  E allora queste riunioni e questi impegni alla fine mi danno veramente la sensazione di essere in un grande club. Il club della democrazia. Inizio a riconoscere i volti dei partecipanti. Tra poco li conoscerò uno ad uno. Probabilmente loro già mi conoscono. Io purtroppo ci metto un pò ad associare un nome ad un volto.

Solo... solo che questa lontananza del cittadino secondo me é un vero dramma. Rende difficile non trasformare la democrazia da vero strumento di pace e crescita sociale a puro e semplice simulacro di se stessa. Rende complesso e vago il sistema della rappresentanza. Si finisce per rappresentare l'idea del cittadino. Idea che però non è la realtà. Non va bene. Così non va bene. Bisogna tornare a fare politica in prima persona. Bisogna tornare ad avere speranza nella possibilità di cambiare le cose.

postato da: Faberjack alle ore 23:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:cultura, democrazia
domenica, 02 marzo 2008

PICCOLA FOTOGRAFIA
Sole sulla sua strada
non ne ha mai avuto
di fermarsi a contare le lacrime
proprio non vuole sapere
tiene nelle mani segnate
solo una piccola fotografia
pegno di un amore lontano
che a pensarci si sente morire.
La pioggia della strada
ha lavato i cattivi pensieri,
un cappotto gli copre le spalle
la sciarpa gli fa compagnia.
Quando lo vedi tornare la sera
lo sguardo sospeso nel vuoto
non ha parole da regalarti
non ha voglia di compagnia,
ma se potessi pesare il suo cuore
non troveresti riso o dolore,
Potresti soltanto vedere
una piccola fotografia.
Dei muri non ha paura 
e il tempo gli vola accanto
strade già segnate
davvero non ne ha mai avute.
Alla vita ha sempre chiesto tutto 
e non teme ciò che può dare,
Ma se gli chiedi
dove vuole fermarsi
ti guarda con un sorriso dolce
schiude le mani segnate,
tutto quello che puoi vedere 
é una piccola fotografia.

postato da: Faberjack alle ore 20:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia