domenica, 24 febbraio 2008

Ieri ero a un matrimonio. Sembrerà strano, non essendo più io in giovane età, eppure sempre più spesso sono invitato a matrimoni, e non sono parenti o figli di amici, sono proprio amici che dopo anni e anni di dura militanza convivente, infine decidono di convolare a giuste e comunali nozze. L'ho fatto anch'io dopo più di diciasette anni di convivenza qualche tempo fa, e evidentemente aprivo un capitolo. Comunque non era questo l'argomento.

Mentre eravamo li in questo piccolo e delizioso ristorantino di testaccio con la figlia ventitrenne della sposa ( l'ho detto che questi matrimoni non sono proprio di primo pelo), bella ragazza, si discuteva di come si fosse impalmata prima la mamma che lei, che tra l'altro le ha fatto da testimone.

- Non è facile, - Ha risposto - gli uomini oggi non vogliono assumersi responsabilità. Sono tutti mammoni.  Ora, essendo forse la centesima volta che ascolto questo commento, devo prendere atto che evidentemente è così. Lo conferma anche l'alto numero di ragazze trentenni in libertà. Che poi proprio libertà non è, diciamo con accoppiamenti di basso profilo; a futuro limitato và.

 Solo... possibile che sia tutta colpa degli uomini?  Io ci ho riflettuto e credo che non sia così. Personalmente, mi sono fatto l'idea che la responsabilità sia comune. Cioè, sarà pure vero che il giovane maschio italiano è un pò mammone, ma mi sa che insieme le giovani donne italiane non sono poi tanto orientate verso l'essere anche mamme.

E non parlo specificatamente della maternità. Parlo proprio di quel gioco di ruoli tra uomo e donna, per cui nella propria compagna si cerca l'amante, la compagna, la mamma, la sorella, la complice, etc così come nel proprio compagno si cerca l'amante, il compagno, il padre, il fratello, il complice, etc. Ecco, in questo gioco di ruoli mi sa che il ruolo di madre è in via di dismissione. Ma se è così, perchè tutto cio?

 

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giovedì, 21 febbraio 2008

Ebbene si, signori colleghi uomini, anche l'ultimo alibi è caduto: il punto G esiste.  Dei probi ricercatori (oserei dire esploratori), in quel del L'Aquila , dopo lunghe e serrate ricerche lo hanno trovato. Bisogna dire che ci sono momenti in cui l'attività di ricerca mi fa proprio invidia.  Voglio dire, una cosa è stare al bar la sera e alla domanda - Come è andata oggi? - rispondere :  - Bene, oggi ho fatto buoni affari -  e un'altra è rispondere: - Bene, oggi ho trovato il punto G. - Dai, è tutta un'altra cosa, almeno sotto il piano della soddisfazione personale.

Comunque, bando alla facile ironia, la ricerca c'è stata, il mistero è risolto. Non del tutto però. Si, perchè a parte la meccanica del favoloso punto G ( e comunque per me era favoloso anche nell'incertezza della sua esistenza)  non è che tutte ce l'hanno. Solo alcune.  Esiste, pare, una grande lotteria genetica, che se sei fortunata ti regala il punto G e quel che ne consegue; se non sei fortunata, niente. Ti accontenti del resto. Che poi, dal punto di vista maschile questo resto non è poi proprio da buttar via  e nello specifico non è che ci cambia poi molto. 

Cioè, pur se sul piano scientifico e tecnico possiamo distinguere orgasmo clitorideo e orgasmo vaginale, diciamo che nel fulgore della passione forse l'obiettivo comune rimane comunque la soddisfazione reciproca.  O no?  Allora, pur se mi sembra  - dalla mia veneranda età ( e diciamolo pure, da qualche esperienza conseguente) - di avere coscienza di un differenziato piacere fisico femminile, mi pare insieme che poi l'importante sia stata sempre la gioia del sesso insieme, del piacere, di tutto insomma.  Direi il tutto con la partecipazione straordinaria, o no, del punto G.

Ma forse ormai ho un 'età e il mio metro è datato.

C'è, imperante, oggi, la necessità di rivelare la meccanica delle cose, come se poi la descrizione stessa sia essa la realtà, e non più ciò che - nella realtà vera - accade. Mi viene da pensare a quelle belle spiegazioni scientifiche che si trovano sulle riviste tipo Focus, o altre, in cui si scopre che l'innamoramento è infine uno squilibrio ormonale; un sommovimento enzimico che ti fa pendere per quello o per questa. Che cretinata. Cioè, sarà pure vero che quella è la meccanica del fatto, ma che mi frega a me - in fondo - sapere che in che modo il mio corpo funziona quando si innamora?

Non è più importante quello che accade? Non è più importante il vivere personalmente il fatto che  quella persona, proprio quella persona e non altre/i, ci scompensa così tanto da farci fare cose cretine, pericolose, o che ne sò... tutto quello che si fa da innamorati?  Per me questa è la realtà, non altro.

Insomma, tra guardare il dito o la luna, mi continua a sembrare più interessante la luna, e poi, diciamolo, perchè smettere di esplorare?  E se esistesse un punto H ? E comunque le lettere sono ancora tante, e non mi sento poi così vecchio.

 

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categoria:donne
mercoledì, 20 febbraio 2008
CHE COS'E' LA PALESTRA CREATIVA?
http://www.fabriziorasorieditore.it/palestracreativa.html
La Palestracreativa è un esperimento di scrittura collettiva, dove i prodotti finali saranno libri pubblicati dalla fabriziorasorieditore.it
Nella palestracreativa, più autori si cimentano su trame e personaggi sino a realizzarne romanzi. Giallo, commedia, fantascienza, rosa... La creazione senza alcun limite.
La trama è delineata, ma è una traccia che può essere modificata su richiesta degli autori partecipanti, così come anche i personaggi. L'editore fa da moderatore e assume le decisioni finali. La firma dell'opera è nominale per tutti gli autori.
Gli autori della palestracreativa sono invitati, o possono proporsi inviando scritti da loro realizzati a palestracreativa@fabriziorasorieditore.it

VEDI IL REGOLAMENTO, SCEGLI IL TUO GENERE E PARTECIPA ALLA CREAZIONE LETTERARIA COLLETTIVA
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categoria:web , editoria
venerdì, 15 febbraio 2008

Molti anni fa, quando ero ragazzo, la mia ragazza di allora - ero un giovine universitario - mi raccontò di come, con uno dei suoi ragazzi precedenti, era rimasta incinta e come poi aveva dovuto abortire. Quando me lo raccontò eravamo molto giovani, non più di venti anni io, diciannove lei. Mi ricordo le sue lacrime quando lo raccontava. Mi descrisse il dolore, il vuoto che la colse dopo averlo fatto. Non era certo stata una scelta facile. Obbligata. Era stata una scelta obbligata: per la sua vita di studentessa che iniziava allora, per la famiglia che non avrebbe mai capito e che l'avrebbe obbligata a scelte di vita non volute.  Nel corso del tempo mi è capitato poi di stare vicino ad una persone amica che ha affrontato anche lei questa esperienza.  - Chi ha per amiche principalmente donne, ne vive poi anche i drammi, capita. - Ambedue le volte ho potuto osservare il feroce dolore che seguiva alla scelta, il senso di perdita che può sentire solo una donna in quella occasione, le crisi nei rapporti di coppia.

Io non sapevo allora e non so ora se quelle scelte furono giuste o sbagliate. Ognuno assume su di se la responsabilità dei propri atti e ne porta il peso. Certo è che fu legittima,  rimane legittima e deve rimanere legittima la possibilità per la donna di determinare la scelta, o la non scelta, di essere madre. Credo che tale diritto nella nostra società non deve neanche essere più discusso, e mi si sommuove lo stomaco quando sento alzare da strani pulpiti, voci certe di avere in mano la verità rivelata, di sapere sempre qual'è la decisione giusta. Di saperla così bene da non aver bisogno di discuterla con le dirette interessate. Loro sanno, Lei no. In definitiva loro sono, la donna no.

Speculare su scelte di questo tipo, così dolorose per le persone, al puro e semplice scopo di lucrare un capitale politico elettorale, mi sembra più che vergognoso: semplicemente indegno di quella che ancora ottimisticamente ci ostiniamo a chiamare civiltà. Dovremmo ringraziarci e complimentarci tra noi per l'esistenza della legge 194, che è riuscita a sconfiggere per la gran parte quella piaga che era l'aborto clandestino e che in Italia nel corso del tempo ha lasciato dietro di se una lunga scia di sangue e morte. Questi strani figuri, speculatori della verità rivelava, sembra abbiamo dimenticato - o forse hanno sempre fatto finta di non saperlo - quando, ed era il migliore dei casi, le donne si autoorganizzavano per poter abortire in sicurezza altrimenti erano costrette alle mammane, alle cliniche compiacenti, all'espatrio.  

Però una cosa positiva sono riusciti a farla: a riportare nelle piazze le donne, costrette a difendere in prima persona il proprio diritto all'autodeterminazione. Voi direte: e cosa c'è di così positivo in quella che è stata una scelta di costrizione dettata dagli eventi? C'è, c'è. L'acquisizione della coscienza di se, (una volta coscienza di classe) in qualsiasi modo avvenga, è positiva; e vedere in piazza quelle donne di tutte le età veramente incazzate, decise a non far passare come niente fosse l'ennesimo attacco, l'ennesima offesa, bè, mi ha dato molta fiducia nel futuro.

Quando ero un ragazzino mi inquietavano i cortei femminili, con quei cori, quei gesti. Ora non più. Le streghe oggi mi sono simpatiche, sicuramente più di alcune sante.

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categoria:politica, donne, femminismo
lunedì, 11 febbraio 2008

Ho un ritorno d'infanzia. Qualche volta succede. Qualcosa si smuove. Qualcosa mi smuove, e ecco che i ricordi fluiscono, le sensazioni. Questa volta è stata la frase di un post, parlava di rastrelli da spiaggia. E in un attimo eccomi li bambino.

E' il 1969, è estate. Sono veramente piccolo: ho sei anni e sono in colonia con mia zia e mia nonna. Sono in colonia perchè sto sempre male e ho bisogno dell'aria di mare, che mi fa tanto bene. Così almeno dice mia zia mentre corriamo la mattina, sulla spiaggia: Respira! - Mi grida correndo e allargando le braccia per farmi vedere come fare - C'è lo iodio!  E io lo immagino lo iodio, quasi lo vedo: è una polverina magica e dorata che sta tutta sopra la spiaggia e mi entra nei polmoni e mi guarisce, e io respiro e trattengo il fiato, con dentro lo iodio, così guarirò e  diventerò grande e forte. E corro, corro dietro a mia zia, finchè non trovo di meglio da fare, come meravigliose polpette di sabbia. Le faccio con la sabbia bagnata. La bagno, la sabbia,  con il secchiello che ho riempito di acqua di mare, poi la impasto, e alla fine le mie polpette le pano. Le pano con la sabbia asciutta. Chiara. Sono belle come quelle della mia mamma. Chissà che sapore hanno. Forse le ho assaggiate, perchè ho il ricordo della sabbia nella bocca.

Quell'anno succedono altre cose importanti.

Una sera, ho bevuto troppa acqua, forse, oppure mi manca la mia mamma. Fatto stà che la notte bagno il materasso. Che vergogna. Piango per la vergogna. Ma mia zia mi dice che non diremo niente a nessuno. E soprattutto  le suore, che se nò mi sgridano, non lo sapranno mai. Insieme portiamo il materasso e le lenzuola sul piccolo balconcino che da sulla spiaggia, così il sole li asciugherà, e nessuno sapra mai niente. Come pesa il materasso. E' di lana; è un materasso. Sono tutti così. Poi scendiamo a fare colazione e io mi sono già consolato. E' un nostro segreto. Ora non più. Che bella tazza di latte. Grande. Latte e caffè. Ma non è caffè, è orzo, solo che io non lo so e non lo saprò per anni. E' uguale. Ci intingo il pane. Come è buono il pane e latte! Niente altro che pane nel latte. Due, tre grandi fette di pane casareccio. Poi la spiaggia, il sole, i giochi.

E' sera, Abbiamo già mangiato, ma c'è qualcosa. E' successo qualcosa  di importante. Siamo tutti li davanti al televisore. Il televisore è su una mensola, e tutti guardiamo in alto. Io più di tutti. Siamo sulla luna! La luna! La vedo dalla finestra la luna! Corro alla finestra perchè li voglio vedere questi uomini che camminano sulla luna, e li vedo! Sono piccole ombre che si spostano. Sono loro! Poi torno al televisore e come saltano piano! Perchè saltano piano? Ma nessuno mi sa rispondere.

Poi basta. Fine del ritorno d'infanzia.

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categoria:ricordi
venerdì, 08 febbraio 2008
Anima golosa
leggera e consumata
dal paese dei balocchi,
dai fiocchi colorati,
non esiste purtroppo
un giorno perfetto,
non esiste davvero
il giorno più nero.
Esiste,
è un momento,
un pensiero gioioso
e il profumo di fiori
e di erba bagnata.
Esiste
lo giuro,
chi ama davvero,
la vita che nasce,
un abbraccio sincero.
Esiste, lo giuro.
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categoria:poesia
giovedì, 07 febbraio 2008

In questi giorni infuria la polemica per la partecipazione dello stato di Israele come paese ospite d'onore alla Fiera del Libro di Torino. Come spesso succede, le posizioni radicali hanno maggiore eco dei ragionamenti, e ecco che le prese di posizione contro l'opportunità di tale invito (che non ho capito se è una coincidenza o no, ma avviene proprio nel 60° anniversario della nascita dello stato di Israele, che non proprio tutti nel mondo festeggiano in positivo) hanno ricevuto subito molta eco, spaccando l'opinione pubblica in pro e contro tale invito.

Che stanchezza! Che noia! Io non ne posso più di questi modelli di ragionamenti cosi manicheisti! Positivonegativo - buonocattivo - jingjang - isralepalestina - semitaantisemita.

Basta! Io rivendico la libertà di esercitare il mio pensiero senza dover scegliere posizioni minimali così limitanti. E in questo senso, rispetto al problema che si pone nella questione israelopalestinese io rivendico il mio diritto di distinguere tra Stato di Iraele, Ebraismo, e Cultura Ebraica.

Per quanto riguarda lo Stato di Israele, io non ho alcuna intenzione di criticare ciò che c'è di buono nella sua organizzazione sociale e politica, laddove essa si esprime nei caratteri delle democrazie occidentali, o anche laddove si esprime in modelli democratici non occidentali che a me non è dato conoscere.  Non posso, però accanto a ciò non notare che tali modelli comportano diversi diritti e doveri per i cittadini di diversa origine pur dello stesso stato, e non ho capito bene come questo si concili con la democrazia. Non posso non notare che esso è uno stato occupante di un altro stato, impegnato da diverse generazioni nella colonizzazione di detto stato, nonchè nell'oppressione dei cittadini di detto stato, ridotto a territorio o cittadine assediate, circondate da muri. E per quanto mi riguarda, cioè la mia posizione personale, benchè non abbia simpatie specifiche, e non ami affatto i radicalismi, le mie simpatie vanno sempre più agli oppressi che agli oppressori. Che ce posso fà, sò democratico!

Per quanto riguarda l'ebraismo  io personalmente sono un laico e reputo la religione ebraica, come tutte le altre religioni,  una credenza lontana da me che non mi coinvolge. In questo, Comtianamente, reputo le religioni fasi intermedie dello sviluppo della cultura umana, e spero che un giorno l'uomo arrivi finalmente a occuparsi di se stesso senza porre tra se e se alcun intermediario abitante su nuvolette o dotato di poteri magici quali fulminare i peccatori o far diventare di sale qualcuno che per nostalgia si è voltato.  Ciò detto, essendo un democratico, e reputando ogni essere umano eguale di fronte a se stesso e ai suoi simili ( e tra i suoi simili ci metto tutto ciò con cui divide il DNA dall 80% sino al 99,999%) penso che gli abitanti di ogni stato debbano essere liberi di professare qualsiasi religione credano meglio, o al contrario di non professare nessuna religione (ammesso che ciò non sia anch'esso una religione) , che non debbano per questo subire alcuna discriminazione, e che quanto è successo nella storia verso gli chi professa la religione ebraica, non meno di ciò che è successo agli Armeni, al popolo Rom, o più vicino nel tempo e nello spazio, alle etnie della ex iugoslavia, è indegno dell'uomo e deve essere sempre presente nella nostra memoria affinchè non si ripeta più in alcuna forma.

Per quanto riguarda la Cultura Ebraica la reputo un bene prezioso dell'umanità e parte integrante della cultura e dell'anima dell'occidente. La nostra storia per millenni ha trovato la sua origine nel vecchio testamento, che è il nostro, è il loro. Il cristianesimo nasce da una costola dell'ebraismo, e pure nel laicismo, o ateismo, tutto ciò è dentro di noi, nei nostri comportamenti. Le nostre feste occidentali sono spesso coincidenti con le feste della cultura ebraica. Lo scandire del tempo è lo stesso. Per essere più moderni, l'occhio ironico dell'ebraismo? Non ci è vicino? O ancora la teoria della relatività e tutto quello che culturalmente nell'ultimo secolo ne è derivato, che è il frutto di uno scenziato ebreo, ma prima ancora di un modo di vedere ebreo. Per non parlare della cucina, della musica. Andando poi nello specifico della fiera del libro, i tanti bravi scrittori quali Yehoshua, e molti altri, la cui scrittura è amata e da amare. Insomma tutto ciò fa parte di me, di noi, e io non ho alcuna intenzione di rinunciarci.

Ciò detto, essendo l'oggetto della fiera del libro, il libro medesimo, sarebbe stato carino da parte degli organizzatori limitare i propri interessi allo specifico della loro missione, e non partecipare ad alcuna celebrazione per nessuno stato, non foss'altro per continuare a distinguere il piano culturale dagli altri piani.

postato da: Faberjack alle ore 11:19 | Permalink | commenti
categoria:cultura, editoria, ebraismo, fiera del libro
martedì, 05 febbraio 2008
http://www.caro-parlamento.blogspot.com/
La Jean Vigo Italia sta realizzando un documentario dal titolo
“CARO PARLAMENTO”
che, traendo spunto dai primi quattro articoli della Costituzione Italiana che parlano di lavoro, raccoglie le testimonianze di giovani lavoratori e disoccupati sulle difficoltà e i problemi che stanno incontrando nel mondo del lavoro. Se è vero che ogni giorno escono articoli e libri pieni di statistiche su questo tema, “Caro Parlamento” vuole dare un volto e una voce a questi dati.
Stiamo effettuando interviste ai giovani in tutta Italia per capire da vicino che problemi di lavoro hanno, come trovano lavoro, perché non lo trovano, quanto costa la vita, come arrivano a fine mese, che prospettive hanno per il futuro.
In questo momento di crisi istituzionale e di scarsa partecipazione alla vita sociale, questo documentario vuole essere un contributo concreto perché si torni a dialogare seriamente con le istituzioni.

Per partecipare alla selezione, i giovani tra i 18 e i 38 anni nati in Italia (sia lavoratori che disoccupati in cerca di lavoro) devono spedire un breve profilo personale a:
caroparlamento@hotmail.it
inserendo
postato da: Faberjack alle ore 17:17 | Permalink | commenti
categoria:
martedì, 05 febbraio 2008

Può una stanza vivere di vita propria? Essere animata come un poltergeist e con azioni ben determinate fiaccare lo spirito - e il corpo - di chi vorrebbe domarla?  Non parlo di sedie che volano o tavolini che lievitano. Mi riferisco alla più - apparentemente - normale stanza dei figli. Dico apparentemente perchè non è così: c'è un mostro immortale che si annida tra quei cd accumulati coperti di polvere, tra le scarpe abbandonate sotto la scrivania, e tra gli avanzi di improbabili merendine a cui è meglio non avvicinarsi se non abbondantemente vaccinati.

Mi arrendo. Ho provato di tutto, ma non c'è niente da fare. La stanza è invincibile. Nel corso degli anni si è provato incursioni urlando del tipo :1)  BASTA!!! METTETE A POSTO O BUTTO TUTTO!!!  2) a seguire BASTA, BUTTO TUTTO!!! 3) per concludere con ADESSO CHE HO BUTTATO TUTTO VOGLIO PROPRIO VEDERE!!!

Niente, non serve a niente. Negli ultimi venti anni credo di aver rifornito di giocattoli alcune migliaia di bambini, pur di svuotarla, così come di inutili vestiti accumulati in paurosi e polverosi armadi. Ho piegato io vestito per vestito, reggiseno per reggiseno delle mie figlie, spolverato libro dopo libro, riposto nelle scarpiere decine di scarpe, pur di avere il piacere di vedere A POSTO le loro cose. Non c'è niente da fare. Tutto ritorna inesorabilmente nel caos.

Il che fa venire in mente anche alte riflessioni. Come non meditare sul senso dell'universo? Il grande caos iniziale? Il famoso brodo primordiale? E anche, non possiamo negare che tutto, la realtà tutta, tenda al caos perchè questa è la sua natura: la vera posizione naturale dell'universo, il caos.  E di conseguenza, il nostro voler fare ordine è SOLO un ardito scimmiottare Dio cercando di creare il nostro personale universo dove regni il nostro CAOS che poi, per presunzione chiamiamo ordine.

IO LO SO! NE HO LE PROVE CHE E' COSI' ! SONO DIETRO QUELLA PORTA!

Mi arrendo. Chi sono io in fondo per oppormi all'ordine naturale degli eventi? Dio? No. Quindi, non apriamo quella porta, è meglio.

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categoria:ironia, figli
domenica, 03 febbraio 2008

Capita, e a nessuno se ne può fare una colpa,  che si compiano gli anni. Quarantacinque non sono poi così pochi;  nemmeno tanti invero. Io sono fortunato, in questo giorno fatale, perchè alla stessa tavola sono riuscito ad avere riunite tutte le persone importanti della mia vita. Almeno degli ultimi anni della mia vita.

Mi chiedo, miei cari viaggiatori dell'etere webbano, quanti di voi, nella celebrazione, riuniscano veramente intorno  a sè chi gli è veramente caro. Cioè, non parlo degli inviti di forma. Parlo proprio di chi è, per la propria vita così importante da dire: io lo voglio accanto a me oggi, costi quel che costi. E quindi accettare tutto ciò che ne consegue pur di avere accanto chi si ama.

Chi lo ha questo coraggio?

Chi ne paga il prezzo?

 

postato da: Faberjack alle ore 18:29 | Permalink | commenti (3)
categoria:donne