Passò la serata a osservarla.
La maturità aveva migliorato il suo sguardo, e se una volta ciò che più lo colpiva di una donna era il lato fisico, ora, pur continuando a mantenerlo ben presente, l'attenzione era per i particolari.
Come aveva fatto per molti anni della sua vita a non notare con quale cura una donna sceglieva i colori degli abiti, del trucco. Con quale armonia erano accostati piccoli oggetti, quali un fermacapelli con, ad esempio, il colore della sciarpa o una spilla. Da quando la sua attenzione era rinata gli si era aperto un mondo nuovo, molto più colorato. Girando in autobus per la città aveva poi iniziato a fare attenzione alle donne che incontrava, e veramente con sorpresa, di cui poi si era vergognato, si era reso conto che la cura delle donne non aveva età. Qualsiasi età avessero le loro scarpe erano sempre intonate con la borsa, che non stonava con il soprabito, che stava bene con la spilla, che si adattava agli orecchini, e così via per ogni dettaglio che veniva esaminando. Nessun uomo di sua conoscenza, anche molto attento alla cura di sè, raggiungeva tali livelli di perfezione.
Per chi era tutta quella attenzione? Per se? Per uomini distratti da affari importanti o da seni prosperosi? Non lo sapeva. Non lo avrebbe mai chiesto.
Certo ora, delle donne che ne attiravano l'interesse osservava ogni particolare. Di più, aveva piacere del loro piacersi nella elaborata costruzione seduttrice che era l'abbigliamento, il trucco, i gioielli. Tutto insomma.
Quella sera lei era accanto a lui. Gli dispiacque che fosse contrariata per alcune parole senza importanza scambiate prima di sedersi a tavola. Avrebbe voluto dirle di non preoccuparsi, che nulla sarebbe comunque cambiato. Cercò di farglielo capire, con poco risultato.
I capelli, corti, erano fermati dietro le orecchie da due piccoli fermagli, ognuno raffigurante una piccola coccinella; graziosi. Orecchino uno, a destra. Il trucco leggero, appena accennato. La camicietta, di un bel rosso acceso, spuntava da un aderente gilet nero. Le maniche corte della camicia, graziosamente a sbuffo sporgevano dalla maglia nera. Una collana in ceramica, anch'essa rossa, le adornava il collo. Alla mano destra un fine anello di oro bianco. Mentre era intenta a scrivere ne notò il piccolo polso fine poggiato sul tavolo.
Lui, che un poco aveva imparato a conoscerla sapeva quanto il suo animo fosse gentile, ma se l'avesse conosciuta lì, ora, in quel preciso momento, trovandosela come sconosciuta compagna di tavola. Anche lì, solo guardandola e in pochi minuti, lei gli avrebbe rivelato, con tutta se stessa e con tutti i particolari di sè che egli vedeva con chiarezza, il suo essere grazioso. Lo colpì in particolare, chissà poi perchè, la calza che le copriva il piede sinistro: nera, ricamata in un delicato disegno a maglia larga.
Si chiese a chi fosse stata dedicata tanta attenzione, e si trovò geloso e insieme dispiaciuto di non essere lui il centro di tutta quella cura. - Stupido! - pensò tra sè - cosa vuoi, essere il centro del mondo per ogni donna? Non puoi amarle tutte. Non hai abbastanza amore per ognuna di loro. Almeno non ne hai quanto ne vorrebbero da te.
No, non poteva amarle tutte. Eppure avrebbe voluto. Avrebbe voluto da loro ogni segreto del corpo e dell'anima. Ogni sorriso privato. Tutto.
- Un poco di vino? - chiese lui.
- no grazie - rispose lei con un sorriso.