domenica, 23 dicembre 2007
Vorrei
ti liberassi di me
di ciò che sono stato
di quello che non sono.
Vorrei ti liberassi di me
di ogni mia parola
sino a usare solo
un verbo tuo,
nuovo.
Vorrei ti liberassi di me
del mio tempo bruciato
delle ingombranti ceneri
sino a spazzarne via
ogni singolo grano.
Vorrei ti liberassi di me.
postato da: Faberjack alle ore 11:50 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesia
giovedì, 20 dicembre 2007

L'altro giorno leggo la notizia che nello storico quotidiano della sinistra "Il Manifesto" si discute se togliere o meno la testatina quotidiano comunista.  Caspita! - mi sono detto - e questo dibattito mi interessa! E qui non si discute mica delle piccole cose di tutti i giorni. Qui siamo sui massimi sistemi. Discutiamo dell' identità. Perchè, si sa, li c'è il comunismo, e si capisce che perdere la testatina è un pò morire. Si comincia così: Prima perdi la testatina, poi fai una carta di credito (e vai subito a rosso), ti compri la macchina nuova, fai una vacanza in un villaggio e zac! senza rendertene conto sei caduto nel sistema capitalistico e non c'è più niente da fare.

Quindi bisogna pensarci bene. Ci rifletto, mi leggo gli interventi. ce n'erano due, uno di D'eramo e uno di Parlato. Quello di Parlato mi è particolamente piaciuto. Poetico. Il paragone tra la fatica di Sisifo e la realizzazione del comunismo mi ha colpito. Ancora di più mi ha colpito la sua scelta di considerare  solo il sisifo felice.  Mi dirai tu: Sisifo felice? E come può essere felice Sisifo, che sempre deve ricominciare da capo  a portare il suo fardello.

Semplice, ti risponderà Parlato: Se tu lo becchi un attimo prima che scopra di dover ricominciare - e quindi convinto di avercela fatta - vedrai che lo trovi felice.

Ah!..., dirai tu facendo silenzio e  sottraendoti per cortesia a ogni ulteriore commento. E invece no cacchio!  Onore a chi ha mantenuto viva una speranza di società diversa, ma il comunismo sisifista no!  Ma possibile che non si può dividere mai il bello e il brutto delle cose per conservare il bello? Ma perchè non si può pensare di fare un passo avanti, e magari meno annichilato.

Così ho inviato la mia opinione (cioè in sintesi dichiararsi quotidiano di ispirazione marxista e basta). Purtroppo non ho visto il mio scritto. Credo sia stato cestinato all'origine. Peccato. Un così interessante dibattito.

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categoria:cultura, comunismo, ironia, editoria
mercoledì, 19 dicembre 2007
postato da: Faberjack alle ore 22:22 | Permalink | commenti
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mercoledì, 19 dicembre 2007

Finalmente ieri ho avuto in mano la prima bozza (beh, qualcosa di più, la prima copia digitale del primo libro) del libro. Grande soddisfazione, ma ancora non ci siamo. Grande soddisfazione perchè sino che non ho avuto in mano il "prodotto", tutta questa avventura continuava a sembrarmi tutta una mia fantasia. Una elaborata fantasia editoriale. Invece no, è proprio reale. Poi non sono rimasto soddisfatto ancora del prodotto finale, e stò infatti lavorando per migliorarlo, sino a portarlo dove voglio che arrivi. Comunque fantastica la tecnica. Ho potuto stampare una copia e vedere praticamente cosa non va. E il tutto a costi accettabili.

Ora sto combattendo con le gif animate.

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domenica, 16 dicembre 2007

Preso dal dubbio

lasciò la fede

sul tavolo

e la seguì.

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categoria:poesia, donne, ironia
giovedì, 13 dicembre 2007

Ho già detto che ho intenzione di trovare i miei autori, per lo più in internet, dove secondo me si annidano veri - e potenziali - grandi autori. Sto pensando di dedicare una vetrina a questi autori all'interno del mio sito. Non un blog. Proprio uno spazio dove pubblicare le cose che reputo interessanti. Ci devo lavorare. Dopo il lancio del libro.

Adesso sono alle prese con la realizzazione dei banner. Seguendo la regola del Marketing a costo zero, ho dovuto prima trovare dei programmi - gratis - che mi consentissero di di realizzare delle gif animate. Ci ho messo un pò, poi ho trovato un programma microsoft. Ci sto lavorando.

postato da: Faberjack alle ore 21:20 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 12 dicembre 2007

Domenica sono successe grandi cose. Intanto la sorella di un mio caro amico ha vinto il primo premio di un concorso letterario, poi nella stessa giornata si è battezzata la nuova formazione della sinistra. Staremo a vedere. Io c'ero, mi son sembrati seri. Con la voglia e la volonta di cambiare per davvero. Vedremo. Io mi impegnerò perchè accada.

Tornando in città dalla nuova fiera di Roma (che è praticamente a Fiumicino) , sotto una pioggia torrenziale, ho potuto gustare tutta la precisione e la forza che le amministrazioni comunali pongono nelle infrastrutture delle nuove costruzioni, dei nuovi quartieri. Quindi, niente autobus di collegamento dalla stazione ferroviaria (2 km a piedi), niente pensiline alla stazione (niente di niente, solo il marciapiede e i binari). Risultato: ho preso tutta l'acqua che si poteva prendere, maledendo tutto ciò che si poteva maledire. Eppure sino a lì tutto era andato bene. Arrivato a Roma, la sorpresa: tra i palazzi, il più bel arcobaleno che abbia mai visto da trentacinque anni a questa parte. Mi è sembrato davvero di buon augurio.Arcobaleno

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sabato, 08 dicembre 2007

Ieri sono stato alla grande fiera del libro che si svolge a Roma da qualche anno, dedicata alla piccola e media editoria. Dico grande non perchè sia poi così grande fisicamente. Però vi è rappresentata una editoria così viva e vitale, che davvero si può definire grande.

C'ero stato anche lo scorso anno, quando ho iniziato ad immaginare questo percorso di microeditoria che ora sto finalmente iniziando a percorrere. Il tempo trascorso, le impressioni di ieri, ma soprattutto quelle di oggi sono, per me chiarificanti.

Il tempo aiuta sempre nella riflessione. Lo stesso oggetto di studio, osservato a distanza di tempo dà nuovi frutti. Siamo noi, certamente che mutiamo, e muta infine il nostro giudizio finale. Si affina.

Quindi, se un anno fà, immaginavo la mia presenza in questa fiera come un punto di approdo, quest'anno ho scoperto che non lo immagino più. Credo che, se tra un altro anno sarò lì, con il mio piccolo banchetto e i dieci (se tutto va bene) titoli che spero di editare, infine sparirò nella moltitudine di editori. Tutti tra l'altro più forti e piazzati di me.

Mi interessa tutto questo? Non troppo, confesso. Ma Allora? L'impulso a crescere, a trovare lo spazio commerciale, ad occupare un'area sempre crescente deve essere connaturato all'impresa commerciale. E' la sua natura, ( mi viene in mente la favola dello scorpione che uccide la rana dopo averla convinta a traghettarlo al di là dello stagno, e così facendo condanna ambedue a morte. Alla domanda della rana: - perchè?  Lo scorpione risponde: - è la mia natura) la natura di una iniziativa commerciale.

Ebbene, ho capito che io intendo la mia creatura non come impresa commerciale, ma come impresa artigianal-artistica. Dove il suo senso è nella realizzazione dell'opera, di tutto ciò che compone la sua nascita, la sua pubblicizzazione, la sua distribuzione. Tutto insomma quello che compone il sistema produttivo editoriale si, però con l'obiettivo che il tutto sia bello, completo. Bello e completo per il mio gusto, per ciò che ritengo coerente.

Questa è, nei fatti, per ogni opera, la creazione di di pezzi unici. Poco commercio, molto artigianato. Se non me ne vergognassi, direi anelito verso l'arte.

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categoria:cultura, editoria
giovedì, 06 dicembre 2007

Ho finalmente rimediato al fantastico diavoletto dispettoso che mi accompagna da tutta una vita. Avevo perso il master del primo libro. L'ho ricostruito dal cartaceo che per fortuna avevo conservato. Con tutte le correzioni.

Il tutto ha portato un ritardo di 5/9 giorni, sul programma di lavoro, ma ormai il diavoletto mi stà quasi simpatico. Rimango stupito se non c'è il solito contrattempo.  Guardo a tutta la faccenda con un occhio animistico. E' strano tutto ciò, ma da puro spirito storicomaterialista, lentamente sento di essere diventato animistastoricomaterialista. Cioè, siamo soli in una valle di lacrime, il buio è intorno a noi  e un giorno saremo polvere, va bene! Pero, per quanto riguarda l'oggi posso anche continuare a immaginare una mente e una volontà che guidano il caso. Tipo: chi nasconde le chiavi? Chi cancella i miei file più preziosi? Chi ha spento lo scaldabagno prima che facessi la doccia? E' riposante dare un'anima a tutto questo.

A parte ciò, si và in stampa la prossima settimana e io lavoro alla promozione. Deve essere particolare, capace di farsi notare nel web. Deve nascere nel web e lì trovare la sua linfa. Stò teorizzando una realtà economica (e socioculturale) che nasce nel web, lì cresce, lì (quì) diventa attiva.  Devo dire che intorno a me vedo molto scetticismo.

Si è abituati a vedere l'impresa editoriale in un altro modo. Molto più di capitali. Molto più di strumenti "noti". I soliti strumenti noti. Ma se io potessi e volessi usare quelli, dove sarebbe la novità? Meglio tentare la novità vera. E poi non è solo questo. Io voglio verificare se effettivamente il web sorregge se stesso. Se è capace di creare veramente  impresa. Perchè solo così si può verificare se esiste questo teorico futuro libero.

 

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categoria:editoria
mercoledì, 05 dicembre 2007

Passò la serata  a osservarla.

La maturità aveva migliorato il suo sguardo, e se una volta ciò che più lo colpiva di una donna era il lato fisico, ora, pur continuando a mantenerlo ben presente, l'attenzione era per i particolari. 

Come aveva fatto per molti anni della sua vita a non notare con quale cura una donna sceglieva i colori degli  abiti, del trucco. Con quale armonia erano accostati piccoli oggetti, quali un fermacapelli con, ad esempio, il colore della sciarpa o una spilla.  Da quando la sua attenzione era rinata gli si era aperto un mondo nuovo, molto più colorato. Girando in autobus per la città aveva poi iniziato a fare attenzione alle donne che incontrava, e veramente con sorpresa, di cui poi si era vergognato, si era reso conto che la cura delle donne non aveva età. Qualsiasi età avessero le loro scarpe erano sempre intonate con la borsa, che non stonava con il soprabito, che stava bene con la spilla, che si adattava agli orecchini, e così via per ogni dettaglio che veniva esaminando.  Nessun uomo di sua conoscenza, anche molto attento alla cura di sè, raggiungeva tali livelli di perfezione.

Per chi era tutta quella attenzione? Per se? Per uomini distratti da affari importanti o da seni prosperosi? Non lo sapeva. Non lo avrebbe mai chiesto.

Certo ora, delle donne che ne attiravano l'interesse osservava ogni particolare. Di più, aveva piacere del loro piacersi nella elaborata costruzione seduttrice che era l'abbigliamento, il trucco, i gioielli. Tutto insomma.

Quella sera lei era accanto a lui. Gli dispiacque che fosse contrariata per alcune parole senza importanza scambiate prima di sedersi a tavola. Avrebbe voluto dirle di non preoccuparsi, che nulla sarebbe comunque cambiato. Cercò di farglielo capire, con poco risultato.

I capelli, corti, erano fermati dietro le orecchie da due piccoli fermagli, ognuno raffigurante una piccola coccinella; graziosi. Orecchino uno, a destra. Il trucco leggero, appena accennato. La camicietta, di un bel rosso acceso, spuntava da un aderente gilet nero. Le maniche corte della camicia, graziosamente a sbuffo sporgevano dalla maglia nera. Una collana in ceramica, anch'essa rossa, le adornava il collo. Alla mano destra un fine anello di oro bianco. Mentre era intenta a scrivere ne notò il piccolo polso fine poggiato sul tavolo.

Lui, che un poco aveva imparato a conoscerla sapeva quanto il suo animo fosse gentile, ma se l'avesse conosciuta lì, ora, in quel preciso momento, trovandosela come sconosciuta compagna di tavola. Anche lì, solo guardandola e in pochi minuti, lei  gli avrebbe rivelato, con tutta se stessa e con tutti i particolari di sè che egli vedeva con chiarezza, il suo essere grazioso. Lo colpì in particolare, chissà poi perchè, la calza che le copriva il piede sinistro: nera, ricamata in un delicato disegno a maglia larga.

Si chiese a chi fosse stata dedicata tanta attenzione, e si trovò geloso e insieme dispiaciuto di non essere lui il centro di tutta quella cura.  - Stupido! - pensò tra sè - cosa vuoi, essere il centro del mondo per ogni donna? Non puoi amarle tutte. Non hai abbastanza amore per ognuna di loro. Almeno non ne hai quanto ne vorrebbero da te. 

No, non poteva amarle tutte. Eppure avrebbe voluto. Avrebbe voluto da loro ogni segreto del corpo e dell'anima. Ogni sorriso privato. Tutto.

- Un poco di vino? - chiese lui.

- no grazie - rispose lei con un sorriso.

postato da: Faberjack alle ore 01:25 | Permalink | commenti
categoria:donne