Oggi una persona amica mi ha fatto presente come alla fine, dopo lunga riflessione, sia arrivato alla conclusione che di fare carriera non gli interessa. - Ho altro da fare. Ha detto. - Voglio tempo per studiare, e poi i miei figli sono piccoli, voglio stare con loro.
Ha ragione. Ci sono cose più importanti del successo; professionale e del successo in genere. Non che non siano importanti. Il riconoscimento sociale è fondamentale per il benessere personale, per la propria autostima. Ma appunto, forse il punto è proprio capire cosa nutre la nostra autostima e perchè. Io so che non bastano i dobloni, non bastano le moine di chi ti cerca perchè sei utile, non basta la stima di chi in te vede solo il riflesso dei suoi desideri.
Perchè questa riflessione da psicanalisi? Perchè mi chiedo quanto l'agire della mia piccola microstruttura deve essere puntata verso il successo, e verso quale tipo di successo poi.
Me lo chiedo invero, solo per alcuni secondi. Diciamo che del successo non me ne frega niente. Intendiamoci, nei miei migliori sogni sono intervistato dal tg1 che mi chiede spiegazione sul fulmineo e imponente successo della fabriziorasorieditore. Ma appunto, nei miei migliori sogni.
Nella realtà invece ho deciso di agire solo ed esclusivamente per il mio godere: la produzione editoriale per il solo gusto di produrre cultura divertendosi. Punto. Ma non per snobismo, intendiamoci. E' che sò - purtroppo lo sò - come e quanto la ricerca del grande successo impegni sotto tutti i punti di vista: Economico, sociale, politico, e quant'altro. Un sistema che ti ingloba, ti obbliga al suo passo, e se non lo tieni - il passo - sei morto, fuori.
Allora sai che c'è? Io sono fuori da prima, io semplicemente non ci entro dentro. Stò molto, molto più comodo così. Faccio quello che mi pare, tanto nessuno mi controlla. Però questa scelta non è un non volersi confrontare con il sistema, no. E' altro; è sperimentare un modo nuovo di fare produzione culturale; un modo veramente autonomo. Dove si fa sistema utilizzando solo (o quasi) software open source, dove si costruiscono produzioni e promozioni che hanno la loro forza prima di tutto nella creatività; dove si costruiscono meccanismi economici leggerissimi, avulsi dagli strozzanti vincoli della finanza. Dove si utilizzano al massimo le nuove tecnologie.
Io credo che il nuovo millennio, insieme alle tragedie ecologiche ed energetiche, ci offra anche enormi opportunita per un vivere migliore, e personalmente le individuo in due punti: il primo è nella certezza che mai come in questi anni la cultura sia in grado di fare "industria", di produrre cioè reddito. Dai Lumiere in poi, il cinema, la tv, il teatro, la musica, la letteratura, lo studio, la formazione... il consumo culturale insomma è aumentato sempre più, sino a diventare veramente un volano importante e imponente dell'economia, almeno quella occidentale. E potrebbe esserlo anche di più.
Il secondo punto, non meno importante del primo, è che mai come ora vi è la possibilità tecnica e pratica di produrre e distribuire tale cultura a costi estremamente contenuti. Per chi ricorda Marx, e opera nella produzione culturale, tutto ciò equivale ad avere la proprietà dei mezzi di produzione. Quindi, cultura come impresa e produzione della stessa in mano alle masse. Questa per me è una vera rivoluzione.
Per concludere, la mia microstruttura produrrà solo ciò che mi farà godere (intellettualmente) sperimentando la possibilità della nuova produzione popolare.