Mentre continua a tenere banco la telenovela "Noemi e il Cavaliere", - Meno male qualcuno si è indignato. Fosse anche tutto un calcolo preelettorale, meglio di niente - sono invece passate in secondo piano le altre grandi vittime dell'accadimento: le "veline". Quelle belle ragazzotte di buona salute e grandi speranze, quasi candidate alle elezioni europee, la cui splendida carriera politica è stata interrotta dagli improperi della signora Veronica.
Meno male, diranno in molti. Meno male? Dirò io. Però con il punto di domanda. Perchè credo che quanto accaduto debba sollecitare una domanda (o più domande) in noi e a seguire delle inevitabili riflessioni sull'argomento: come può accadere che essere una bella ragazza e interpretare "Eliva di Rivombrosa" o partecipare al "Grande Fratello" diventino titolo di merito per la candidatura politica?
Gira in questi giorni per il web un bel documentario dal titolo IL CORPO DELLE DONNE che fornisce in parte una risposta , almeno laddove evidenzia la quasi totale mercificazione dell'immagine mediatica del corpo femminile e laddove evidenzia come questo stesso corpo assuma, sempre mediaticamente ma anche materialmente, forme sempre più innaturali. Chi vuole approfondire veda il documentario, ne vale la pena.
Io però, sono un uomo. E posso e devo parlare con gli occhi e la mente di ciò che sono e chiedermi la mia parte in tutto questo. E' vero, confesso, rispetto a una coscia lunga, un sedere tondo, un seno pieno, la mia reazione naturale è di grande interesse e concentrazione sugli argomenti esposti. Che ce posso fà? E' il testosterone che - per fortuna - anche ai miei 46 anni continua a circolare per l'organismo.
Sono quindi colpevole? O forse sono vittima? Direi tutti e due. Sono vittima laddove chi conosce le reazioni del mio istinto le sfrutta per i suoi interessi; sarei colpevole laddove accettassi acriticamente le tesi esposte (e che siano esposte non c'è dubbio.) Ho usato il condizionale perche, personalmente, non accetto acriticamente le tesi esposte ( nonostante il testosterone faccia il suo lavoro).
Dalla mia posizione di vittima, "colpevole" di essere uomo credo che sia una aberrazione l'ostentazione continua della bellezza femminile associata ad ogni tipo di prodotto, dalle colle, ai pneumatici, alle creme, alle case, ai viaggi, e da ultimo alla politica, ridotta anch'essa a prodotto.
Quando ero ragazzo e partecipavo ai cortei di protesta, ricordo che, tra i vari spezzoni di cortei, ognuno organizzato politicamente (qualcuno anche militarmente), c'era lo spezzone femminista. Mi preoccupava, mi inquietava anche. D'accordo, ero adolescente allora e la donna mi faceva paura in se, come soggetto ancora sconosciuto. Ma mi inquietava la loro diversità, alterità, e sopratutto impenetrabiltà ideale. Tra l'altro, essendo stagione di lotte, la mia ragione non poteva non riconoscere il fatto che le loro rivendicazioni fossero in larga parte nel giusto.
Ecco, quello che io oggi vedo come assenti, non sono tanto i diritti delle donne. Molto ancora c'è da fare, ma i costumi e gli usi da trent'anni a questa parte sono veramente molto cambiati. Tanto di quello che allora era oggetto di rivendicazione, ora è uso comune. Le mie figlie non devono discutere per avere la loro libertà, è un dato acquisito. Non è questo che è assente. Ciò che manca è l'mpenetrabilità, l'esclusività del pensiero femminile. Quello che non c'è è il pensiero interamente e solamente femminile impegnato nella costruzione della propria identità personale e sopratutto sociale.
Oggi quel pensiero è assente, e cosa ancora più sconvolgente, (almeno a me sembra) il pensiero femminile attuale ha assunto i caratteri del pensiero maschile. Il pensiero femminile è cioè diventato simile al maschile. Con questo non voglio assolutamente annunciare dolori e tristezze per il ricordo delle donne angelo del focolare! Tutt'altro. A me colpisce invece una donna che, per esempio nei confronti del bello estetico femminile, abbia in tutto e per tutto il mio stesso occhio.
Colpisce altresì dover constatare che in campo lavorativo si debba fare i conti con donne che hanno introiettato intimamente lo stesso carattere predatorio maschile, abdicando totalmente a quelle che invece sono le capacità più complesse proprie delle donne, capaci per istinto, di conciliare spirito materno e sensualità, per esempio o di coordinare le loro vite di mogli con quelle di lavoratrici.
Ma, allora? Come deve porsi un uomo di fronte a una società che gli offre, o donne proprio come la sua più perversa fantasia le vorrebbe, o al contrario come fossero proprio uomini anch'esse?
Sinceramente non lo so, e mi piacerebbe veramente avere una platea ( di uomini prima che di donne) con cui discuterne per elaborarne un pensiero socialmente compiuto. Nel frattempo, nel mio piccolo, penso che l'uomo ha alcune (non molte ) cose rivendicabili come originalmente sue e altre sempre originalmente sue da esercitare però come i tempi richiedono.
Uno è il senso di paternità, e me lo rivendico tutto. Credo che un uomo nei suoi rapporti con l'altro sesso debba esercitare ciò che la natura gli ha dato: la capacità di offrire protezione. Nel metro naturalmente che questa società dà, ma senza rinunciarci. Cioè senza intaccare la libertà altrui (femminile di oggi), ma offrendo la naturale protezione dell'uomo quando questa è necessaria e naturale. Per fare degli esempi pratici: accompagnare a casa l'amica-amante-moglie-etc; pagargli la cena-pranzo-mostra-aperitivo-etc quando si è insieme (che non significa non accettare il contraccambio, ma cercare però in questo senso di accudire); cercare di risolvere piccoli problemi pratici della vita quotidiana, quali fare un biglietto del treno-cambiare una presa-prenotare al ristorante-parcheggiare-etc (che non significa non sapere che lei può tranquillamente farlo da sola, semplicemente - magari non sempre - cercare di sostenere l'altra); offrire la propria solidarietà nelle scelte dell'altra, facendo da contraltare, ma con una criticità morbida, non competitiva, ma costruttiva, così appunto come farebbe un padre.
Accanto alla paternità, di cui ho detto, un'altra delle cose rivendicabili come originale dell'uomo è la specifica capacità di amare la donna, intendo con questo la capacità di penetrare proprio in senso fisico la donna. La natura ci ha fatto così è così sia. Questo originale capacità fisica oggi si scontra con un immaginario di donna che - lo abbiamo detto poc'anzi - o è disegnato da Manara, o sembra uscito or orora da un consiglio di amministrazione ( estremizzo per sintetizzare). Ciò, per fortuna, non toglie in genere all'uomo la voglia di "penetrare". Solo, io credo, che la situazione imponga uno sforzo ulteriore a noi uomini: lo sforzo di distinguere sempre e nettamente i piani di incontro con il genere femminile. Credo cioè sia necessario per l'uomo d'oggi tenere ben presente che - per esempio - la splendida donna nuda che ha nel letto e con cui sta esercitando lo specifico compito che la natura gli ha donato, li in quel letto è si la più lasciva e dolce delle compagne di letto, ma fuori di li potrebbe anche essere il suo capo ufficio, e il fatto di aver goduto di ogni suo "favore", non gli dona proprio alcun potere "possessorio o proprietario" su di lei. Se non un giusto e naturale senso di "paternità" di cui abbiamo detto prima.
Che c'entra tutto questo con le veline, direte voi?
C'entra. Perchè è l'idea che ci facciamo dei nostri rapporti con l'altro/a che disegna la realtà, e disegnandoci originalmente la realtà come la vogliamo, che togliamo spazio a chi vorrebbe imporcela disegnandocela a suo proprio uso consumo e beneficio.